Non crederai a cosa fa questo fluido nero alla plastica che finisce in mare

Non crederai a cosa fa questo fluido nero alla plastica che finisce in mare
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Category: SciTech
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Non prova semplicemente a catturare la plastica: cerca di trasformarla temporaneamente in qualcosa che possa essere attirato da un magnete. È questa l'idea alla base di Ecoferroquatics, il progetto sviluppato dal diciassettenne canadese Moroti Adegboyega, vincitore dello Stockholm Junior Water Prize 2026. Il prototipo è ancora sperimentale e i test più significativi sono stati condotti in un piccolo ambiente controllato, ma affronta uno dei problemi più difficili della lotta all'inquinamento: recuperare frammenti sempre più piccoli senza filtrare indiscriminatamente tutto ciò che vive o galleggia nell'acqua. Ogni anno oltre 11 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, mentre secondo l'OCSE nel 2019 circa 140 milioni di tonnellate si erano già accumulate negli ambienti acquatici. Bottiglie e sacchetti possono essere intercettati relativamente facilmente, ma sole, onde e abrasione li frammentano progressivamente fino a produrre microplastiche inferiori a circa cinque millimetri. Filtrarle è possibile, ma sistemi più fini richiedono infrastrutture complesse e tendono a intasarsi. Adegboyega ha quindi puntato sui ferrofluidi, liquidi contenenti minuscole particelle magnetiche capaci di reagire intensamente ai campi magnetici. Un sistema mobile per raccogliere microplastiche L'idea di sfruttare olio e magnetite per recuperare microplastiche non è nuova. Nel 2018 lo studente irlandese Fionn Ferreira aveva ottenuto un'efficienza media di circa l'88%; studi successivi hanno raggiunto il 99% in condizioni di laboratorio e oltre il 90% in alcuni campioni di acque reflue reali. Adegboyega ha però trasformato il principio in un sistema mobile e autonomo. Il suo robot pesa 1,42 chilogrammi e integra telecamera, Raspberry Pi, microcontrollore ESP32 e motori. La struttura, progettata digitalmente e stampata in 3D con PETG rinforzato con fibra di carbonio, si muove tramite palette. Un modello di visione artificiale, addestrato su un database creato e annotato dallo stesso studente, identifica la plastica e guida il mezzo verso il bersaglio. Come funziona il prototipo Una volta raggiunto il rifiuto, un tamburo magnetico ricoperto di ferrofluido composto da nanoparticelle di magnetite, acido oleico e olio vegetale ne riveste la superficie e lo solleva, mentre un raschietto lo deposita in un contenitore. Nei test il sistema ha rimosso il 51,85% della plastica, raccogliendo in media 1,73 pezzi al minuto. Con le particelle delle dimensioni delle microplastiche ha inoltre ottenuto prestazioni superiori del 39,48% rispetto a un setaccio grossolano (hanno anche inventato una plastica che si vaporizza). Limiti e prospettive Restano però diversi problemi: onde, fango, vegetazione, riflessi e particelle sommerse renderebbero molto più difficile l'utilizzo in natura. Anche il ferrofluido dovrà essere confinato perfettamente per evitare di trasformare una soluzione in una nuova fonte di contaminazione. Il progetto è quindi lontano dall'essere pronto per gli oceani, ma offre una strada interessante per rendere più selettiva la futura rimozione delle microplastiche. Intanto, cosa significano i numeri dentro al simbolo del riciclo stampati sui gadget tecnologici? Su Fire TV Stick 4K Plus di Amazon, dispositivo per lo streaming co è uno dei più venduti di oggi.

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