Come mai ci sembra esista una solidarietà selettiva, che vede intervenire il Sindaco e l'Esecutivo in difesa del Presidente del Consiglio Gianni Liviano per i fatti da lui denunciati (sulla cui reale natura faranno luce gli organi preposti), mentre gli stessi toni tendono ad intiepidirsi nei confronti della consigliera Bianca Boshnjaku? È chiaro che le vicende non sono sovrapponibili, ma le conseguenze politiche restano rilevanti.
Quest'ultima, dopo lo scontro che l'avrebbe vista bersaglio del 'quasi' dimissionario Gianni Tartaglia, ha dovuto assistere all'incasso della sua rielezione a Presidente di Commissione nell'ultima seduta consiliare. Al di là di stringenti valutazioni di mera opportunità che sconsiglierebbero la ricandidatura lo stesso consigliere, esiste forse una responsabilità politica che interroga il primo cittadino e la sua maggioranza, (e in particolare il Partito Democratico), ancor prima di serrare le fila degli equilibri d'Aula.Ricomposta rapidamente la frattura, le dimissioni annunciate sono state ritirate, e con esse anche quella iniziale tutela delle istituzioni ritenuta un primum. L'impressione è che sussistano, sebbene nel merito diverse, due misure opposte con le quali il sostegno e l'appoggio istituzionale, venga elargito.
Non si tratta solo di percezione collettiva nel leggere una diversa sensibilità personale verso questo o quel consigliere, ma piuttosto atterrebbe il criterio con cui una maggioranza decide quando una parola merita solidarietà, laddove un episodio imporrebbe una presa di posizione e quando, al contrario, converrebbe lasciare che sia il silenzio a fare il lavoro della politica. Quadro reso ancor più impietoso dagli stessi vertici del PD jonico, i quali sembrano confondere deliberatamente il piano della militanza, del cambio di gruppo o del dissenso politico in seno alla consigliera, con il merito di una testimonianza grave, svuotando così lo stesso partito del valore dato dalle sue battaglie più rappresentative.
Ciò che emerge è il ritratto di una vicinanza a geometria variabile, sollecita in taluni casi, assai più cauta quando dovrebbe tradursi nella tutela di chi, dentro quello stesso equilibrio, si trovi in posizioni più scomode.
Espressione di un regime di schizofrenia politica che si replica in questa legislatura a più riprese, e su fronti trasversali. La frattura morale che consuma la coerenza d'aula e l'identità stessa di una sinistra (e del Partito Democratico in particolare) storicamente eletta a presidio dei diritti delle donne.
Quella maggioranza 'progressista' che punta a liquidare una vicenda dai contorni quantomeno torbidi, rischia di soggiacere a quelle medesime logiche patriarcali e verticistiche, utili a blindare taluni o preservare prerogative private.
Una solidarietà che non si traduce in conseguenze politiche non è sostegno, ma benevola concessione che lascia tutto esattamente com'è. Quando non finisce per peggiorare le cose.
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