AfD e Vannacci, ora si delinea uno scontro fra destre filo e anti Ue

AfD e Vannacci, ora si delinea uno scontro fra destre filo e anti Ue
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Category: Politics
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di Massimo Franco La vittoria di AfD in Germania restituisce, radicalizzato, il dilemma che si presenta alla maggioranza di destra Roberto Vannacci La vittoria di AfD in Germania restituisce, radicalizzato, il dilemma che si presenta alla maggioranza di destra. E cioè se alle elezioni politiche del 2027 un'alleanza con il clone italiano dell'estremismo anti Ue e filorusso, Roberto Vannacci, sarà un epilogo per Giorgia Meloni e i suoi alleati. Finora la premier, e con lei i berlusconiani di Forza Italia, hanno tenuto a distanza Futuro nazionale. Il vero discrimine continua a essere la politica estera, per il sostegno che Palazzo Chigi garantisce all'Ucraina. I toni, tuttavia, potrebbero diventare più problematici nel «no» al partito del generale. La sua crescita spaventa non tanto per le percentuali che sta raggiungendo almeno nei sondaggi, quanto per i consensi che sottrae a Lega e FdI. E siccome dalle urne emergerà non solo una coalizione di governo ma un fronte chiamato a eleggere nel 2029 il presidente della Repubblica, i calcoli debbono tenere conto anche e forse soprattutto di quel traguardo, ben più strategico per gli equilibri del sistema. A festeggiare per il trionfo di AfD in Sassonia-Anhalt sono stati Vannacci e il vicepremier leghista Matteo Salvini: sebbene Vannacci abbia ricordato al Carroccio di avere contribuito nel maggio del 2024 all'espulsione di Alternative für Deutschland dal gruppo parlamentare europeo. In quel caso, fu d'accordo anche la francese Marine Le Pen, dopo le dichiarazioni cripto-naziste dell'allora capolista alle Europee, Maximilian Krah. Il tema riaffiora, riproponendo un'onda estremista che sembra avere una forza d'urto notevole: tanto da poter sconvolgere le alleanze nell'Ue. E il tema rimbalza sulla coalizione governativa in Italia. Per ora il «no» a un patto con FnV resta fermo: soprattutto per la contrarietà di FI, che aderisce al Ppe, e per le profonde perplessità della stessa Meloni. Anche se il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, di FdI, ricorda che «Vannacci era già nel centrodestra, visto che è stato eletto, anche se nessuno lo ricorda, come deputato europeo della Lega: partito da cui poi è uscito, uscendo anche dal centrodestra». E ha fatto una scelta «molto funzionale alla sinistra». È come se nella maggioranza stessero soppesando pro e contro del dialogo con un estremismo in costante ascesa. Il tema incrocia l'identità e il profilo del partito della premier, che ha scelto un pragmatismo ritenuto a volte ambiguo dagli avversari. Cresce la sensazione che in Europa lo scontro in futuro non sarà solo tra schieramenti. La competizione si consumerà nel recinto delle destre: tra filo e anti Ue; tra condivisione o sconfessione dei principi dell'europeismo e della democrazia. È su questo crinale che si dovrà misurare la coalizione italiana.

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