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Il biopic con Rami Malek ha portato sul grande schermo la storia di Freddie Mercury e dei Queen, conquistando pubblico e Oscar. Ma Bohemian Rhapsody si prende diverse libertà rispetto alla realtà: ecco le 3 più clamorose.
Bohemian Rhapsody è stato per anni il biopic musicale di maggior successo della storia, con oltre 900 milioni di dollari incassati in tutto il mondo. Un record che, nel 2026, gli è stato strappato da Michael, il film su Michael Jackson, arrivato prima a oltre 911 milioni per poi superare il miliardo.
Il successo del film sui Queen non ha però cancellato una delle principali critiche rivolte al biopic con Rami Malek: la storia raccontata sullo schermo non coincide sempre con quella realmente vissuta da Freddie Mercury e dalla band. Per rendere più drammatica la vicenda, Bohemian Rhapsody modifica date, rapporti personali e soprattutto alcuni degli avvenimenti che portano alla leggendaria esibizione del Live Aid.
Ecco tre delle differenze più clamorose tra il film e la vera storia dei Queen.
I Queen non si erano sciolti prima del Live Aid
Nel film, dopo una serie di tensioni provocate dalla carriera solista di Freddie, i Queen si separano. Passano anni prima che i quattro decidano di tornare insieme per il Live Aid del 1985, arrivando all'appuntamento quasi come una band da ricostruire. Nella realtà non è andata affatto così. I Queen non si erano sciolti e, soprattutto, non erano rimasti lontani dai palchi per anni. Dopo una pausa concordata alla fine del 1982, la band tornò a lavorare insieme e pubblicò The Works nel 1984. Seguì un lungo tour mondiale, iniziato nell'agosto dello stesso anno e terminato nel maggio 1985, appena due mesi prima del Live Aid. Anche la carriera solista viene semplificata: nel film, sembra che sia soprattutto Freddie a voler lasciare i Queen, mentre nella realtà anche Brian May e Roger Taylor avevano già intrapreso progetti personali. Il Live Aid, quindi, non fu una vera reunion. I Queen arrivarono a Wembley già rodati e in piena attività.
Bohemian Rhapsody: Il Final Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
Freddie non aveva ancora scoperto di essere sieropositivo
Ecco probabilmente la modifica più importante dell'intero film. In Bohemian Rhapsody, Freddie scopre di essere sieropositivo poco prima del Live Aid e comunica la notizia a Brian May, Roger Taylor e John Deacon durante le prove. La rivelazione diventa il momento che spinge i quattro a mettere da parte i rancori e a tornare a essere una band. Le fonti, in realtà, collocano la diagnosi di HIV di Mercury tra il 1986 e il 1987, quindi dopo il Live Aid del 13 luglio 1985. L'anno esatto non è documentato con assoluta certezza, anche perché Freddie mantenne sempre il massimo riserbo sulla propria salute. Questo significa che la scena più emotiva del film, quella in cui Freddie decide di raccontare ai compagni di essere malato prima di salire sul palco, è stata costruita per il film. Serve a trasformare il Live Aid nel culmine non soltanto della carriera dei Queen, ma anche della storia personale di Mercury.
Freddie conosceva già Brian May e Roger Taylor
Anche la nascita dei Queen viene raccontata in modo molto più semplice di quanto sia realmente accaduto. Nel film, Freddie assiste all'ultimo concerto degli Smile, la band di Brian May e Roger Taylor, e poco dopo si presenta ai due proponendosi come nuovo cantante. È un momento efficace dal punto di vista cinematografico, ma i rapporti tra i tre erano già più stretti. Freddie conosceva infatti Brian e Roger già prima della formazione dei Queen. In particolare, aveva frequentato l'ambiente degli Smile e conosceva Roger Taylor da tempo: i due erano stati persino coinquilini. Quando Tim Staffell lasciò gli Smile nel 1970, Freddie non era quindi uno sconosciuto comparso improvvisamente dal nulla.
Anche John Deacon entra nella storia in un momento diverso da quello suggerito dal film: il bassista si unì ai Queen nel 1971, dopo che il gruppo aveva già provato altri musicisti. La storia vera dei Queen era già abbastanza movimentata senza bisogno di inventare nulla. Bohemian Rhapsody scelse però di trasformare alcuni passaggi reali in una narrazione più drammatica, costruendo intorno al Live Aid un perfetto finale cinematografico. Ma è bene ricordare che, per quanto spettacolare sia la scena di Wembley, quello che vediamo sullo schermo non è esattamente ciò che accadde nella realtà.
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