Il tecnico biancoceleste ha ribaltato le perplessità nei suoi confronti in sole tre partite: solo vittorie, e adesso nessuno parla più di esonero
Da primo allenatore a rischio esonero a primo allenatore e basta. Nel giro di venti giorni Rino Gattuso ha spiazzato tutti. E con pieno merito. Un po' come faceva da giocatore, quando non c'era partita in cui non riuscisse a sovvertire anche le situazioni più sfavorevoli, da tecnico della Lazio ha ribaltato tutto in sole tre partite tutto spazzando via le perplessità che (ingiustificatamente) c'erano nei suoi confronti.
Il ribaltone —
Dopo la sconfitta in Coppa Italia con il Mantova, arrivata una settimana prima dell'inizio del campionato, il suo esonero era diventato quello con la quotazione più bassa in Serie A. I bookmaker (più o meno tutti) ritenevano che il primo allenatore a saltare sarebbe stato lui. Gli allibratori, si sa, non possono farsi distrarre dai sentimenti. E magari, pur a malincuore e con tutto il rispetto per il campione del mondo 2006, si sono dovuti adeguare a quelle che erano le sensazioni generali. Ma non avevano fatto i conti con la 'testa dura' di Rino. Il tecnico è andato avanti per la sua strada, senza tentennamenti. Per una sconfitta, per quanto dolorosa e inattesa (quella con il Mantova), non si è fatto prendere dalla smania di cambiare tutto. Ha continuato a portare avanti il lavoro che aveva impostato sin dal primo giorno di ritiro e i fatti gli hanno dato ragione.
Le mosse —
Ma oltre alla testa dura, la stessa che ha accompagnato l'intera sua carriera da giocatore sin dagli inizi in Scozia dove si trasferì adolescente, ci ha messo molto altro. Intanto ha creato un gruppo compatto e sereno, che si sta rivelando la vera forza della sua Lazio. Poi ha ridato fiducia a tutti i giocatori, nessuno escluso. Si spiegano così la rinascita di Tavares, l'esplosione di Frattesi (che veniva da un anno tormentato), il ritorno su grandi livelli di Zaccagni, la crescita di Taylor, le rivelazioni Floriani e Belahyane. Ma la cosa forse più importante che Rino ha fatto è dare alla Lazio una nuova identità di gioco, che si sta rivelando bella e efficace. Ha trasformato il 4-3-3 avvolgente di Sarri in un modulo più aggressivo e a trazione decisamente anteriore. Sbilanciato, si temeva all'inizio. Ma il dato di un solo gol subito in tre partite dimostra che gli equilibri ci sono eccome.
Ora il Milan —
E adesso? Gattuso sa bene che che questo tris iniziale di successi (che in passato la Lazio aveva realizzato solo due volte nella sua storia) non significa nulla. La strada da fare per arrivare a certi livelli è ancora lunga e piena di ostacoli. Soprattutto, non è ancora possibile stabilire che tipo di obiettivo potrà inseguire la sua Lazio. Ma intanto questa partenza è già un importantissimo e inatteso passo in avanti. E sabato all'Olimpico arriva quel Milan che per Gattuso non sarà mai un avversario come un altro. Lo affronterà da capolista a punteggio pieno. Se i bookmaker avessero quotato questa ipotesi e qualcuno ci avesse puntato ora starebbe contando i soldi.
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