«Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana conferma il decreto cautelare n. 285/26, reitera l'efficacia delle misure cautelari ivi previste e rinvia all'udienza camerale del 14 ottobre». È appesa a questa frase, scritta in un'ordinanza pubblicata il 4 settembre e oscura per chi non abbia seguito l'evoluzione della vicenda, la speranza della società Greco Costruzioni & Servizi srl di potere rimontare, ormai la prossima estate, il lido Scialai all'Isola delle Correnti, a Portopalo di Capo Passero (in provincia di Siracusa).
Perché sì, il Cga rinvia a un'udienza successiva ogni valutazione, ma - nel frattempo - conferma quanto aveva già deciso d'urgenza il 31 luglio 2026. E cioè: la revoca della concessione demaniale marittima, decisa dal dipartimento Ambiente della Regione Siciliana il 23 aprile 2026, va sospesa. Tradotto: la decisione della Regione di togliere alla ditta ogni diritto di montare il lido sulla spiaggia smette di produrre effetto.
Il procedimento amministrativo e il procedimento penale, però, si muovono su due binari paralleli che, in questa fase, si avvicinano ogni tanto per poi allontanarsi di nuovo. E il sequestro - in virtù del quale la Greco costruzioni & servizi è rimasta bloccata per tutta l'estate - rimane in piedi, in attesa che si esprima il tribunale del Riesame (cui la ditta ha fatto ricorso). Che è ciò che, «in tale peculiare contesto», attende anche il Cga, ormai che l'estate è archiviata.
A settembre inoltrato, il caso dell'estate appare di attualità meno stringente. Quando la polizia era arrivata a mettere i sigilli alla struttura di legno del chiosco, nella notte fra il 1 e il 2 agosto, il caso aveva di nuovo riempito le pagine dei giornali. «Di nuovo» perché lo stesso era accaduto nei giorni di ferragosto del 2025 quando, a seguito di una segnalazione della polizia municipale di Portopalo, la procura di Siracusa aveva aperto un fascicolo che aveva poi portato al primo sequestro dell'area dello Scialai.
Secondo l'accusa, «la presenza dello stabilimento e delle opere a esso funzionali - si legge nel sequestro di un anno fa - altera l'equilibrio paesaggistico ambientale tutelato dal vincolo» e «la prosecuzione dell'attività turistico ricreativa [...] lede in concreto la vegetazione e l'habitat naturale». Nei mesi, la decisione viene confermata prima dal tribunale del Riesame e, successivamente, anche dalla Cassazione. In sede di Riesame, all'interno di una relazione tecnica, si legge inoltre che «a fronte di una superficie autorizzata pari a 1000 metri quadrati, veniva realizzato uno stabilimento di 3.225 metri quadrati, dunque con 2.225 metri quadri di esubero».
Anche per questi motivi, gli uffici della Regione decidono di revocare la concessione. Quando la concessione regionale salta, vengono meno anche le ragioni per tenere l'area sotto sigillo: non si poteva più fare un lido, visto che non c'era più l'autorizzazione ritenuta sbagliata in premessa. Il cortocircuito si innesca qui: la società di Simone Greco fa ricorso contro il provvedimento regionale, il Tar lo rigetta ritenendolo legittimo. Il Cga, però, non intervenendo nel merito, decide con decreto monocratico d'urgenza firmato dal presidente Ermanno de Francisco che vanno difese le ragioni pubbliche, più che quelle private: i cittadini, cioè, devono potere usufruire «dei servizi di ausilio alla balneazione», dice il giudice.
Con quel decreto in mano, la ditta Greco si ripresenta in spiaggia per cominciare a installare il chioschetto del bar. Per la procura di Siracusa, però, quel montaggio è la dimostrazione della rinnovata necessità di disporre misure cautelari reali a tutela di un'area ambientale sottoposta a tutela. Da cui i nuovi sigilli e l'inizio di questa storia che, adesso, aspetta col fiato sospeso che si esprimano altri giudici.
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