Non è soltanto una questione di bocce. È una questione di memoria, abitudini, relazioni e luoghi nei quali una comunità si riconosce. È questo il senso della lettera che Cosimo Moscato, cittadino di Como, ha indirizzato al sindaco per chiedere chiarimenti sul futuro della storica bocciofila chiusa circa due anni fa.
La struttura, ricorda Moscato, avrebbe dovuto lasciare spazio a un progetto culturale legato a un museo dedicato alle monete antiche. Ma a distanza di tempo, osserva il cittadino, quel progetto non sembra essersi concretizzato e l'edificio continua a rimanere inutilizzato.
"Mi rivolgo a Lei per esprimere il mio disappunto e la mia preoccupazione in merito alla chiusura, avvenuta circa due anni fa, della storica bocciofila che per tanti anni ha rappresentato un importante punto di riferimento per la comunità e per la socializzazione di molte persone", scrive Moscato.
Il passaggio più sentito della lettera riguarda proprio il valore sociale che quel luogo aveva assunto nel corso degli anni.
"Al di là dell'attività sportiva, la bocciofila rappresentava molto di più. Era un luogo di incontro e di aggregazione, frequentato non soltanto dai giocatori di bocce, ma anche da numerose persone, soprattutto di una certa età, che avevano trovato in quel circolo un'occasione per incontrarsi, conversare e trascorrere alcune ore in compagnia".
Secondo il cittadino, la chiusura non avrebbe quindi tolto soltanto uno spazio sportivo, ma qualcosa di più difficile da sostituire: "La sua chiusura ha quindi privato queste persone non solo di un'attività sportiva, ma anche di un importante spazio di socializzazione e di una realtà che, nel corso degli anni, aveva costruito rapporti umani e senso di appartenenza".
È proprio il tempo trascorso, però, ad alimentare oggi la perplessità. "Ciò che oggi lascia ancora più perplessi è constatare che, a distanza di circa due anni dalla chiusura, la struttura non risulta essere stata abbattuta né trasformata nel museo annunciato e, per quanto è dato vedere, versa in uno stato di abbandono".
Da qui nasce la domanda centrale della lettera: che cosa vuole fare oggi il Comune di quella struttura? "Mi chiedo pertanto, e credo sia una domanda legittima da parte dei cittadini, quale sia oggi il progetto previsto per quell'area", scrive Moscato. "Se la struttura doveva essere destinata a un nuovo importante progetto culturale, sarebbe comprensibile attendersi che, dopo due anni, vi fossero almeno lavori in corso o un progetto concretamente avviato".
Il cittadino non contesta in assoluto l'idea di una nuova destinazione culturale. Anzi, lo precisa chiaramente.
"Con questa lettera non intendo contestare a priori la possibilità di valorizzare quell'area con un progetto culturale diverso, ma chiedere che venga prestata attenzione anche alle esigenze delle persone che hanno perso il loro punto di incontro".
La richiesta finale è quindi doppia: da una parte conoscere lo stato reale del progetto, dall'altra non dimenticare la funzione sociale che la bocciofila aveva avuto per anni.
"Qualora il progetto originario non fosse più attuale o avesse subito modifiche, sarebbe inoltre auspicabile valutare la possibilità di restituire alla cittadinanza uno spazio di aggregazione, magari destinato nuovamente allo sport, alle bocce o ad altre attività sociali rivolte anche alle persone più anziane".
La conclusione della lettera è probabilmente anche la frase che meglio ne riassume lo spirito: "Credo che una città debba tutelare non soltanto i grandi progetti e le opere, ma anche quei luoghi semplici nei quali per anni le persone hanno avuto la possibilità di stare insieme".
Un pensiero che parte da una vecchia bocciofila, ma che parla in realtà di una questione molto più ampia: cosa perde una città quando chiude un luogo in cui, per anni, le persone si sono incontrate senza bisogno di altro se non di un tavolo, qualche parola e un po' di tempo da condividere?
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