Escrementi davanti alla Madonna delle Nevi, spazzatura abbandonata e un fuoco acceso rischiando di incendiare il bivacco: ''E' stato raggiunto il limite''

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Escrementi davanti alla Madonna delle Nevi, spazzatura abbandonata e un fuoco acceso rischiando di incendiare il bivacco: ''E' stato raggiunto il limite'' "C'è stata una brusca discesa verso quella che ormai è una totale mancanza di rispetto". Dopo anni di tentennamento, il bivacco Menegazzi sulle Pale di San Martino è stato chiuso e a raccontare a Il Dolomiti il perchè di questa decisione è il volontario Vincenzo Chenet, che assieme ad altri, da decenni, lo cura: "Più volte si è rischiato che andasse tutto a fuoco. Troviamo bottiglie, mozziconi di sigarette e spinelli, fazzoletti, ma non è un posto per sballarsi e fare le ferie" BELLUNO. Accendono un fuoco accanto alla legnaia, nonostante all'interno ci sia una stufa per riscaldarsi. Escrementi vengono trovati davanti alla nicchia votiva dedicata alla Madonna delle Nevi e persino al suo interno. Poi ancora bottiglie, fazzoletti, mozziconi e spinelli. E ancora scritte e continui episodi di incuria. Una situazione che, dopo anni di problemi, ha portato alla decisione di chiudere momentaneamente il bivacco Giovanni Menegazzi, sulle Pale di San Martino. 'È già da un paio d'anni che si pensa di chiuderlo, dato che ormai da tempo ci ritroviamo davanti situazioni di questo tipo, inaccettabili, sia all'interno della struttura che all'esterno. Questa volta, però, è stato raggiunto il limite'. A dirlo a Il Dolomiti è Vincenzo Chenet, uno dei volontari che si occupa del bivacco e che quel luogo lo conosce fin dalla sua nascita. Il punto di appoggio alpino, situato in località Pian Lonch a 1.737 metri di quota, è stato infatti terminato nel 1980 dal gruppo di Gosaldo dell'Ana, che ancora oggi lo cura e lo gestisce con regolarità. Si tratta di un luogo nato grazie al lavoro e all'impegno di tante persone e pensato prima di tutto, come gli altri bivacchi, ad essere un riparo per chi frequenta la montagna. Oggi, però, a pesare parecchio sono i comportamenti di una minoranza che rischiano di compromettere quanto costruito e mantenuto meticolosamente per quasi mezzo secolo. 'La maggior parte della gente è brava e rispettosa, non sono tutti così. Bastano due episodi su cento per fare danni. Non serve che siano in tanti, sono sufficienti poche persone che non sanno cosa significhino educazione e rispetto' spiega Chenet. Tra gli ultimi episodi c'è quello che avrebbe potuto avere conseguenze decisamente gravi. 'Hanno acceso il fuoco accanto alla legnaia invece di farlo nella stufa, senza pensare che, oltre al rischio di soffocare per il fumo, sarebbe potuto bruciare tutto. Una volta hanno addirittura messo i sassi in cerchio per accendere il fuoco a terra e farsi la griglia appoggiando sopra la piastra. Più volte si è rischiato che andasse a fuoco l'intero bivacco'. Ma i falò accesi nel posto sbagliato sono soltanto uno dei (gravissimi) problemi con cui i volontari devono fare i conti. 'Dietro il bivacco c'è una palizzata che serve a evitare che gli animali vadano a sporcare. Su un sasso però abbiamo costruito anche un capitello dedicato alla Madonna delle nevi. Ecco, abbiamo trovato escrementi sia davanti alla nicchia votiva sia proprio all'interno del capitello'. A questo si aggiunge tutto quello che viene abbandonato nella struttura e nei suoi dintorni. 'Troviamo bottiglie, mozziconi di sigarette e spinelli, fazzoletti. Tutte cose che una persona potrebbe tranquillamente portarsi dietro invece di lasciarle lì' continua sempre il volontario del gruppo Ana. A occuparsi materialmente e con continuità della struttura 'siamo noi del gruppo degli Alpini, ma soprattutto io, mio fratello e un'altra famiglia. Continuiamo a fare pulizia, a mantenere il bivacco e anche a portare su la legna per il fabbisogno di chi deve sostare - evidenzia Chenet -. Saliamo ogni settimana, ogni dieci giorni. Ma basta lasciare stare per un paio di settimane e quando torni sù trovi un disastro. L'incosciente trova già qualcuno che ha 'firmato male' e allora deve sottolineare anche la propria di firma, facendo qualcosa in più e peggiore di chi è passato prima'. Il bivacco dispone di nove posti letto e negli anni i volontari hanno cercato anche di migliorarne le condizioni: 'Tempo fa abbiamo comprato dei materassini lavabili e imbottiti, rivestiti di plastica, ma poi abbiamo trovato sopra ogni genere di scritta. Cosa raccapriccianti'. Proprio per tentare di proteggere almeno una parte della struttura, inizialmente era stata dunque valutata una soluzione meno drastica: 'L'idea era quella di chiudere solamente la zona dormitorio, visto che gli spazi sono divisi' spiega Chenet, il problema, però, secondo chi gestisce il Menegazzi, riguarda anche l'utilizzo che alcune persone fanno di una struttura nata con uno scopo ben preciso. 'Spesso quando saliamo troviamo gente e chiediamo come mai sia lì. Ci rispondono che sono di passaggio e va bene, ma il bivacco serve per le urgenze, non per fare le ferie, sballarsi gratuitamente e divertirsi senza curarsi del posto in cui ci si trova' continua il volontario. Da qui la scelta di intervenire, almeno per il momento, con la chiusura. Una decisione maturata dopo ripetuti episodi troppo gravi e con la speranza che possa servire a cambiare qualcosa. 'Abbiamo deciso di chiuderlo momentaneamente per vedere se questa decisione possa fungere da deterrente. Nel frattempo speriamo che le acque si calmino e che si possa tornare alla normalità. C'è stata una pessima e brusca discesa verso quella che ormai è una totale mancanza di rispetto' conclude Chenet. Certo, adesso resta l'amarezza di chi quel bivacco ha contribuito a costruirlo, lo mantiene da tempo e che continua a salire regolarmente per pulire, sistemare e portare la legna. D'altra parte, c'è però anche la tristezza di chi, di ritorno da una ferrata o un'escursione non potrà sostarvi per colpa di qualcuno che non ha decisamente pensato due volte prima di agire solo e solamente per il proprio interesse.

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