Elezioni in Sassonia-Anhalt, traballano gli equilibri in Europa. Il Ppe sotto accusa

Elezioni in Sassonia-Anhalt, traballano gli equilibri in Europa. Il Ppe sotto accusa
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Category: Politics
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Non solo la tenuta di Friedrich Merz a Berlino. Ma anche la capacità della cosiddetta 'coalizione Ursula' di affrontare le prossime sfide della legislatura Ue. Bruxelles si sveglia tra dubbi e timori all'indomani del trionfo dell'AfD in Sassonia-Anhalt e in vista di un anno elettorale decisivo. E mentre la Commissione europea si rifiuta di commentare le elezioni nel Land tedesco, nei corridoi dell'Eurocamera si riattivano frizioni e diffidenze tra i partiti che sostengono l'esecutivo von der Leyen II. I socialisti puntano il dito verso la "rincorsa" del Ppe all'estrema destra, che per alcuni ha finito per "legittimare gli estremisti". Tra le file dei popolari, invece, rimbalza l'accusa rivolta "all'ideologismo" dei socialisti, identificato come la causa di "un'Europa lenta e incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini". Scambi che restano a distanza e che tuttavia raccontano un clima turbolento dopo il test elettorale in Germania. Nei partiti che costituiscono l'ossatura della maggioranza europeista, l'analisi del voto si confonde con la necessità di frenare un'onda nera che si teme inarrestabile, soprattutto se lo sguardo si allunga sulle diverse elezioni in calendario nel 2027. E i riflettori, dopo il tonfo della Cdu nel land dell'ex Ddr, sono accesi soprattutto sulle tensioni interne al Ppe. Dal vertice del partito si predica "calma", in attesa delle riunioni della presidenza e del gruppo al Parlamento Europeo, in programma rispettivamente martedì e mercoledì. Quando è attesa una netta posizione del presidente Manfred Weber. Nel frattempo, c'è chi minimizza le elezioni in Sassonia-Anhalt, parlando di un appuntamento "in un piccolo Stato tedesco", che ha coinvolto un numero esigui di elettori. "Sono più preoccupanti le elezioni in Francia e Polonia", è il ragionamento più diffuso. Ma c'è anche chi invita a non sottovalutare quanto accaduto: "C'è un prima e un dopo il 6 settembre 2026", azzarda un europarlamentare di primo piano. Sul banco degli imputati, però, non sembrano esserci per ora le politiche del partito europeo bensì quelle della Cdu tedesca. "La responsabilità è a Berlino", si riflette soprattutto nella delegazione tedesca. Dove ormai più di qualcuno mette in dubbio la leadership di Merz, anche se al momento nessuno, almeno da Bruxelles, indica alternative. Piuttosto, sembra delinearsi la prospettiva di un esecutivo tedesco più assertivo in Ue nei prossimi mesi, soprattutto su temi come quello del bilancio europeo e dei migranti. E su questa possibilità indugia l'influente eurodeputato tedesco della Cdu Andreas Schwab. Che intanto invita socialisti e liberali a "non bloccare tutto" e a "essere più effettivi" per "fermare l'Afd". Nel Ppe, insomma, si continua a guardare alla coalizione Ursula, ma nel frattempo non si vuole chiudere alla cosiddetta 'coalizione Venezuela'. Quella che in passato ha visto i popolari votare insieme a Ecr e Patrioti su dossier specifici. Ed è proprio su questa 'politica dei due forni' che il Ppe torna a essere attaccato con forza dai socialisti. "Decida se rimanere pilastro di una maggioranza pro-europea o veicolo dell'estrema destra", affonda l'esponente socialista spagnolo e vicepresidente del Parlamento europeo Javi López. Nel mentre la dem Irene Tinagli accusa il centrodestra in Europa di "indebolire l'Ue e spianare ulteriormente la strada al peggior sovranismo". Il rischio, ormai riconosciuto da entrambe le sponde, è di un ulteriore acuirsi delle tensioni tra i due gruppi. Soprattutto in vista del rinnovo delle cariche di midterm al Parlamento, partita in cui i socialisti non sembrerebbero disposti a rinunciare a una candidatura alla presidenza. Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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