di Pietro Gorlani
Sabato e domenica, nel Parco Nazionale della Maiella, si è chiusa l'ottava edizione di Climbing for Climate: la temperatura media dell'aria è salita di circa 1,7 °C in sessant'anni. Nel 2025 le emissioni di gas serra sono tornate a salire
Dagli Appennini alle Alpi gli effetti dei cambiamenti climatici non conoscono limiti. Nel giorno in cui Arpa Lombardia certifica che questa è l'estate più calda di sempre, dagli Abruzzi arrivano gli allarmanti dati di una ricerca alla quale ha partecipato anche l'Università di Brescia.
Sabato e domenica, nel Parco Nazionale della Maiella, si è chiusa l'ottava edizione di Climbing for Climate, l'iniziativa della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (presieduta dal docente UniBs Carmine Trecroci) e del Club Alpino Italiano. L'edizione 2026, organizzata dall'Università d'Annunzio di Chieti-Pescara con Brescia e gli atenei abruzzesi, parte dalla costa e arriva alla Maiella, a mila metri d'altitudine. L'Osservatorio climatico «Ud'A Trabocchi» è l'unico sito dell'Appennino centrale della rete internazionale Gloria (Global Observation Research Initiative in Alpine Environments), che da oltre vent'anni monitora temperature, gas serra e gli effetti del clima sulla biodiversità d'alta quota. Ed ecco i dati allarmanti: la temperatura media dell'aria è salita di circa 1,7 °C in sessant'anni. Peggio per il suolo. A Femmina Morta, tra il 2002 e il 2020, si è passati da 2,85 a 3,73 °C e i giorni con temperatura sopra i 2 °C sono saliti 176 a 200: dal 2001, sulle cime dell'Appennino centrale, si registra mezzo grado in più ogni decennio.
Gli effetti sui sistemi ecologici e sulla biodiversità sono altrettanto preoccupanti: il maggior caldo, una stagione più lunga e la minore presenza di acqua nel suolo carsico hanno portato ad una riduzione delle specie.
Il Climbing for Climate non si limita ad elencare i drammatici cambiamenti in atto (con conseguenze anche per l le popolazioni che vivono i territori) ma sale all'origine delle cause. Nonostante gli sforzi ridurre le proprie emissioni di gas serra, queste sono tornate a salire nel 2025, principalmente per il rimbalzo del termoelettrico dovuto a un calo dell'idroelettrico (dai 363,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2024 ai 373 del 2025). Ma, grazie alle rinnovabili. Certo, la CO2 dovuta al settore elettrico è calata di oltre il 50% dal 1990 ma trasporti e residenziale restano i settori nei quali resta da fare di più.
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