MP Diary, Juventus-Milan: quello che resta fuori dai novanta minuti, da Ferrero a… Pulisic

MP Diary, Juventus-Milan: quello che resta fuori dai novanta minuti, da Ferrero a… Pulisic
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Category: Sports
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Ci sono partite che cominciano molto prima del fischio d'inizio e Juventus-Milan è stata una di queste. Il primo appunto del nostro taccuino riguarda proprio la Juventus e va fatto senza troppi giri di parole: il Media Warm Up organizzato prima della gara è stata un'ottima iniziativa. Un momento informale, pensato per riunire chi avrebbe raccontato la serata e capace soprattutto di abbattere per qualche ora quella distanza che spesso accompagna appuntamenti di questo livello. Personalmente, tra le cose che mi hanno colpito di più, c'è stato il tempo trascorso a parlare con il presidente bianconero Gianluca Ferrero. Calcio, semplicemente calcio. Senza formalismi, senza frasi preparate, con un tono quasi amicale che non è affatto scontato trovare in certi contesti. È un dettaglio? Forse. Ma sono proprio i dettagli a raccontare l'attenzione di un club nei confronti di chi la partita deve poi raccontarla. E da questo punto di vista, a Torino, la Juventus ha fatto centro. Peccato che allo spettacolo costruito intorno alla partita non abbia poi corrisposto quello offerto dal campo. Cardinale, Sinner e quelle parole in tribuna Prima ancora che cominci la partita, dalla tribuna arriva un'immagine che inevitabilmente cattura l'attenzione. Gerry Cardinale e Jannik Sinner parlano fitto, abbastanza a lungo da attirare gli sguardi di chi si trova nei paraggi. Ovviamente impossibile conoscere il contenuto della conversazione e sarebbe inutile costruirci sopra chissà quale retroscena. Ma la fotografia resta curiosa: uno dei volti più importanti dello sport italiano e il proprietario del Milan immersi in una chiacchierata mentre lo Stadium si prepara alla partita. Rimane soprattutto un altro particolare: la presenza di Cardinale. Ancora una volta vicino al Milan in un appuntamento importante. Dopo Milanello, Torino. Un segnale che continua ad avere un suo peso in una fase nella quale il proprietario rossonero sembra voler essere particolarmente presente attorno alla squadra. Poi comincia la partita e gli occhi inevitabilmente scendono qualche metro più sotto, verso la panchina. Amorim e certe scelte che fanno discutere Seguire Ruben Amorim dalla tribuna significa accorgersi rapidamente di quanto viva la partita. Osserva, indica, parla, cerca continuamente di leggere ciò che sta accadendo davanti a lui. C'è uno stile riconoscibile e una partecipazione costante, che forse meriterebbero anche miglior fortuna. Ma proprio qui nasce il cortocircuito: alcune scelte continuano a sembrare tanto coraggiose quanto difficili da comprendere. Perché poi il campo restituisce quello che restituisce. E se dentro una partita nella quale servirebbe propulsione, gamba e capacità di ribaltare velocemente l'azione tornano protagonisti elementi che pensavamo ormai più lontani da certe gerarchie, qualche domanda diventa inevitabile. Ogni riferimento a Musah e Loftus-Cheek non è puramente casuale. In mezzo prova a metterci ordine Rabiot. Prova persino a giocare di fino, a dare un senso a qualche possesso e per alcuni tratti sembra quasi predicare nel deserto. Alla fine, però, anche lui si spegne e porta a casa probabilmente la prestazione più incolore del suo avvio di stagione. Eppure questo racconta anche l'altra faccia della serata: il Milan che alla vigilia sembrava destinato a soccombere allo Stadium si ritrova, a pochissimi minuti dalla fine, ancora davanti e con la possibilità concreta di tornare a Milano con tre punti pesantissimi. Non è poco. Soprattutto in un big match. Adesso c'è un mistero: Pulisic dov'è? Il dopo partita restituisce lo stesso Amorim visto durante i novanta minuti. Serio, lucido, senza particolare voglia di cercare scorciatoie dialettiche. Si presenta in conferenza, ascolta tutte le domande e risponde. Anche quando gli argomenti sono meno comodi. È probabilmente uno degli aspetti che più gli vanno riconosciuti in questi primi mesi italiani: nel bene e nel male, Amorim non sembra avere particolare voglia di nascondersi. Resta però un nome che aleggia sullo Stadium e che, settimana dopo settimana, sta diventando sempre più ingombrante proprio perché non c'è: Christian Pulisic. Dove è finito Pulisic? Quello che inizialmente poteva sembrare un problema circoscritto, uno di quegli intoppi che durante una stagione si assorbono e si dimenticano rapidamente, comincia ad assumere contorni differenti. Il Milan ha bisogno del suo talento, della sua imprevedibilità e soprattutto dei suoi gol. E invece continua ad aspettarlo. Da Torino si torna quindi con un punto, qualche rimpianto e una domanda che ormai non può più essere considerata secondaria. Perché Juventus-Milan ha raccontato tante cose. Ma forse il primo vero mistero della stagione rossonera è proprio l'uomo che a Torino non abbiamo visto.

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