Il voto in Sassonia-Anhalt agita il centrodestra, il nodo Vannacci

Il voto in Sassonia-Anhalt agita il centrodestra, il nodo Vannacci
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Category: Politics
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L'onda nera di Alternative fuer Deutschland non è più solo un sondaggio in corsa. Con il 44% dei voti l'estrema destra ha battuto i pronostici, ha travolto la Sassonia-Anhalt e ora potrebbe avere un effetto domino in Italia, è il timore di alcuni settori della maggioranza. Un rischio che preoccupa, in prospettiva, la premier. Giorgia Meloni - che finora preferisce il silenzio sulle elezioni, almeno negli interventi ufficiali - inizia a tessere una tela di iniziative nazionali con appuntamenti concentrati in Italia e un po' meno all'estero. Tanto da farle saltare - salvo sorprese dell'ultima ora - anche l'assemblea delle Nazioni unite a New York di fine settembre. La situazione interna e quella internazionale sono tutte da studiare, si ragiona in ambienti della maggioranza. Il rischio di un effetto del voto tedesco anche nel nostro paese, a pochi mesi dalle elezioni politiche, merita massima attenzione e una strategia comunicativa in grado di mettere più in chiaro possibile - e quindi ben visibile agli italiani - il lavoro del governo, si ragiona nei piani alti dell'Esecutivo. Da qui la necessità di una presenza più costante nel Paese in questa fase delicata di pre-campagna elettorale. In ogni caso, a poche ore dal voto nel land dell'ex Germania dell'est che oggi conta il 3% della popolazione tedesca, in Italia gli alleati di governo accusano il colpo. Cresce l'ansia per l'avanzata di un partito, i futuristi dell'ex generale che incoraggiati dal buon vento dei 'cugini' dell'Afd, rischiano di condizionare schemi e trame per le Politiche del 2027. Sia che si tengano in primavera o in autunno, come insiste Matteo Salvini. E al di là di Vannacci, sul trionfo del movimento di Alice Weidel, nella coalizione si va in ordine sparso. Forza Italia e Lega restano divise con il segretario del Carroccio che ridimensiona: "A sinistra usano le parole terrore, nazismo, paura, onda nera o valanga. Si chiama democrazia. Quando la gente vota lo si rispetta sempre". E se oggi tace Antonio Tajani, fra i centristi il più esplicito è Maurizio Lupi: "Per quanto ci riguarda, nessun esito elettorale può giustificare aperture verso forze estremiste", insiste il leader dei Moderati. Parallelamente, dentro Fratelli d'Italia prevale l'imbarazzo e molti ostentano una vigile cautela per non enfatizzare - dicono - una consultazione di respiro regionale. "Noi crediamo che quel voto andrà misurato sulla parola dei fatti", taglia corto il capogruppo Galeazzo Bignami. Non a caso, invece, il più entusiasta e incontenibile sul successo di Afd nel land di Mandeburgo è il leader di Futuro Nazionale. "E' un'onda popolare", proclama l'ex paracadutista citando sondaggi tedeschi che proverebbero il voto degli over 60 per la Cdu contro i giovani che hanno scelto l'ultradestra e "il cambiamento". Proprio come FnV, azzarda e conclude: "Ecco perché anche Futuro Nazionale fa paura". Quindi irride chi li sminuisce: "Le destre sbiadite arretrano. I popoli rialzano la testa. E ora continuate a chiamarci estremisti". Tanto da rivendicare - per la prima volta in modo così netto - la bontà del suo strappo dalla Lega, vista la non "coerenza" del suo ex partito, colpevole - secondo Vannacci - di complimentarsi ora con Afd dopo averne preso le distanze quando fu espulso dal gruppo di Identità e democrazia all'Europarlamento, nel 2024. "Perciò sono sempre più convinto di aver agito correttamente nel lasciare la Lega", conclude il leader. Parole che rimarcano la distanza da Salvini, che non aveva trattenuto l'entusiasmo. E senza nemmeno aspettare la chiusura delle urne, aveva incoraggiato la vittoria di Afd, per poi festeggiare un "successo clamoroso" che dimostra che "un'altra Europa è possibile". Il giorno dopo il commento si fa più blando: "In democrazia i tedeschi della Sassonia-Anhalt hanno votato e chiesto il cambiamento. Le elezioni non sono mai un problema" sottolineando che "le battaglie su difesa dei confini, attenzione a ingerenze esterne, stop a Green deal e sicurezza sono le stesse che porta avanti la Lega". Una Lega che continua ad avere i suoi problemi interni. A parte le ambizioni dei "frondisti" alias i governatori del nord e di Massimiliano Romeo (numero uno della Lega lombarda, che potrebbe rischiare di perdere il ruolo di capogruppo al Senato), c'è la sfida degli ex leghisti pronti a prendersi il controllo della Lega Nord e del suo simbolo avviando una raccolta firme on line per convocare il congresso del vecchio partito. Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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