Palazzo Labia, una delle sedi più prestigiose della Rai e uno degli edifici settecenteschi più importanti di Venezia, è stato inserito nel piano di vendita immobiliare dell'azienda prima che fosse completato un passaggio essenziale: l'autorizzazione all'alienazione prevista per un bene sottoposto a tutela culturale. Il via libera del ministero della Cultura è arrivato soltanto successivamente, con una serie di prescrizioni destinate a proteggere il palazzo e il patrimonio custodito al suo interno.
A ricostruire la vicenda è Il Fatto Quotidiano , ripreso da Dagospia. Palazzo Labia era stato messo sul mercato già ad aprile nell'ambito di un pacchetto di 15 immobili che la Rai intende dismettere. La manifestazione d'interesse si è poi conclusa il 22 maggio, mentre l'autorizzazione necessaria per procedere alla cessione dell'edificio veneziano non era ancora stata rilasciata.
La questione è particolarmente delicata per la natura del bene. Il palazzo non è soltanto un immobile di grande valore in una posizione strategica, a breve distanza dalla stazione di Venezia Santa Lucia, ma custodisce un patrimonio artistico eccezionale. Al suo interno si trova il ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo considerato tra i capolavori dell'artista, oltre a tele, arredi e arazzi legati al complesso e sottoposti a tutela.
Secondo la ricostruzione riportata dalle fonti, il ministero della Cultura ha quindi convocato il 31 agosto la commissione regionale competente per le alienazioni, con il coinvolgimento delle soprintendenze del Veneto, per affrontare specificamente il dossier Palazzo Labia. Al termine dell'esame è arrivato il via libera alla possibilità di vendere l'immobile, accompagnato però da prescrizioni stringenti.
Le tutele non riguarderebbero soltanto l'integrità storico-artistica dell'edificio e delle opere presenti, ma anche l'attuale destinazione del palazzo, trasformato negli anni Settanta in una sede televisiva tecnologicamente avanzata.
Un ulteriore nodo riguarda gli archivi custoditi all'interno di Palazzo Labia. Sempre secondo quanto riferito dal Fatto Quotidiano , durante l'iter sarebbero emerse perplessità e la Soprintendenza archivistica del Veneto avrebbe espresso un parere contrario, chiedendo di non procedere alla vendita fino a quando non sarà definita con precisione la consistenza dei documenti presenti nell'edificio. Oltre agli archivi della Rai, nel palazzo sarebbero infatti conservati materiali risalenti anche ai secoli precedenti.
La vicenda si inserisce nel più ampio piano di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare Rai. Palazzo Labia fa parte di un pacchetto di 15 immobili distribuiti in diverse città italiane, tra cui Genova, Milano, Firenze e Roma. Secondo quanto riportato, l'obiettivo della Rai sarebbe ricavare complessivamente tra 200 e 250 milioni di euro dall'operazione. Palazzo Labia non sarebbe peraltro l'unico immobile del pacchetto per il quale l'autorizzazione all'alienazione è stata affrontata quando il processo di vendita era già stato avviato.
Proprio la sede veneziana rappresenta però uno dei beni più delicati e preziosi dell'intera operazione. Nella documentazione predisposta per la manifestazione d'interesse veniva indicata la possibilità di una valorizzazione dell'immobile attraverso destinazioni come uffici di rappresentanza, strutture ricettive o residenze di pregio. Ed è qui che si apre un altro fronte. Un eventuale utilizzo ricettivo richiederebbe infatti un cambio di destinazione d'uso che, secondo le fonti citate, non è stato richiesto. Il Comune di Venezia avrebbe inoltre più volte escluso la disponibilità a concederlo. La vendita di Palazzo Labia incontra infine resistenze anche sul piano politico locale. Nel dibattito veneziano non sarebbero emerse posizioni favorevoli alla cessione dello storico edificio e al trasferimento altrove della sede Rai.
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