'Carminiello ai Mannesi': una perla del I secolo d.C. nascosta nel centro storico della città

'Carminiello ai Mannesi': una perla del I secolo d.C. nascosta nel centro storico della città
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Camminando tra i vicoli del centro storico di Napoli ci si può imbattere facilmente in siti archeologici di interesse storico e culturale, molto spesso senza esserne a conoscenza. In particolare, la zona orientale del centro, delimitata da Piazza Mercato e dai quartieri Pendino e Vicaria, è la più ricca di siti ad alta rilevanza storica.Il volto del centro storico che oggi accoglie oltre 15 milioni di visitatori ogni anno è frutto di secoli di stratificazioni ad opera delle varie civiltà che lo hanno occupato. Indice La storia del sito Parziale restituzione ai cittadini Capita però che le testimonianze del passaggio di questi popoli, dai Greci nel V secolo a.C fino alle dominazioni spagnole tra il '500 e il '700, passando per i secoli di presenza romana, restino nascoste agli occhi degli stessi abitanti. Spesso è accaduto, purtroppo, che queste si fondessero con le costruzioni contemporanee, messe in piedi con noncuranza nei confronti dell'importanza storica e culturale dei siti archeologici preesistenti. La storia del sito È esattamente quanto accaduto con il sito archeologico di Carminiello ai Mannesi , situato ad est di Via Duomo in Vico Carminiello ai Mannesi.Come si legge sul sito del Ministero della Cultura, si tratta di un'insula romana che ospitava, tra le altre cose, anche un complesso termale. Risalente al I secolo d.C , presenta anche elementi antichi di età repubblicana. In età imperiale il complesso venne inglobato in un grande edificio sviluppato su due piani, che nel corso dei secoli fu destinato a diversi scopi. Ad esempio, in età tardo–imperiale venne adibito al culto della divinità persiana Mitra, come testimoniato dalla presenza di un rilievo in stucco che raffigura il dio nell'atto di sacrificare un toro.Successivamente, tra il XV e il XVI secolo, sui resti romani venne costruita la Chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi. Come mai oggi non è possibile visitarla? Perché non ne è rimasta neanche una navata, in quanto l'intera chiesa venne distrutta durante i bombardamenti del 1943. Proprio le bombe alleate portarono alla luce i resti dell'insula romana, fino a quel momento sconosciuti. Parziale restituzione ai cittadini Negli anni '80, grazie ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia , venne avviato un importante scavo archeologico per portare alla luce l'intero sito archeologico: furono stimati più di 700 mq di area archeologica. L'insula originale era compresa tra il Decumano Maggiore e il Decumano Minore, ma oggi la gran parte dell'area si trova nelle fondamenta delle costruzioni adiacenti. Principalmente per questo motivo, da allora il sito ha vissuto in uno stato di parziale abbandono, al punto che l'area venne occupata dalla camorra proprio negli anni '80. Fu eretto un muro abusivo e furono realizzate diverse rampe e colmate di cemento in modo da trasformare l'unica zona dell'insula alla luce del sole in un parcheggio e in un ricovero per cavalli. La gestione illegale ha causato, purtroppo, ingenti danni alla struttura, con diversi affreschi e decorazioni andate perdute. Fortunatamente, dal 2016 la Soprintendenza di Napoli ha preso in carico la gestione del sito, con gli ultimi interventi di restauro e risanamento tra il 2023 e il 2024. Grazie all'azione della Soprintendenza è stato possibile estirpare gli abusi edilizi e preservare le decorazioni rimaste. Tuttavia, il sito è stato restituito alla cittadinanza e ai turisti solo parzialmente: come si evince dalle fotografie scattate sul luogo, l'area è chiusa al pubblico e solo saltuariamente è aperta in occasione di eventi eccezionali. Le ultime visite guidate gratuite sono state organizzate a settembre 2025 dalla regione Campania in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio . La speranza è quella di tornare a poter godere pienamente e in maniera adeguatamente organizzata di uno dei siti archeologici meno conosciuti di Napoli.

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