Volo di Stato, dispositivi di sicurezza imponenti, pattuglie delle forze dell'ordine a scortarli e strade blindate. Sono arrivati all'aeroporto militare di Decimomannu (Cagliari) i primi 90 detenuti sottoposti al regime del 41 bis, traferiti poi nel carcere di Cagliari-Uta. I detenuti, per lo più boss di mafia, hanno raggiunto la Sardegna a bordo di un aereo della Guardia di Finanza, partito dallo scalo di Pomezia. Tra questi spicca il nome del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, condannato per le stragi di Cosa nostra. Dopo 9 anni a Terni è arrivato a Cagliari Uta pochi giorni fa insieme a altri 87 detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis. La decisione di spostare i reclusi al 41bis nelle carceri sarde arriva dal ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio. Un progetto di alcuni mesi che ha incontrato le resistenza della comunità isolana. A patire dalla presidente della Regione autonoma Alessandra Todde che ha ribadito al governo la propria contrarietà al progetto. "Con l'arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta, il ministro Nordio porta a compimento una scelta imposta alla Sardegna, sottraendosi fino all'ultimo al confronto con la Regione". "Il 4 agosto gli ho scritto ancora formalmente. Ho chiesto gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. La Regione aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio'. Ma dal ministero nessuna risposta, denuncia Todde. 'Il governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante. E lo fa conoscendo le condizioni delle carceri sarde'. Il mese scorso, con una visita a sorpresa, il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva inaugurato la nuova sezione detentiva per i 41 bis nel carcere cagliaritano. In tutto sono 92 i detenuti sottoposti a questo regime di carcere duro che verranno ospitati a Uta. Ma non sono sufficienti. Il rischio, come denuncia la Presidente della Regione, è che la Sardegna diventi 'la Cayenna d'Italia'. La Regione lamenta il fatto che il governo Meloni non abbia spiegato con quali criteri abbia assunto la decisione e con quali misure intenda sostenerne le conseguenze. "Il governo - prosegue Todde - parla di sicurezza come priorità e lascia la Sardegna senza risposte su un'emergenza carceraria ormai non più rinviabile. Questo è il fatto politicamente più grave. Si pretende che la Sardegna si faccia carico degli effetti di una scelta dello Stato mentre alla sua massima istituzione viene negata persino una risposta formale".
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