L'Europa a destra: chi trasforma la paura in potere

L'Europa a destra: chi trasforma la paura in potere
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Category: Politics
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Analisi aggiornata al 7 settembre 2026. Testo e illustrazioni realizzati con IA generativa; informativa completa in fondo. Il pericolo non comincia quando scompaiono le urne. Comincia quando qualcuno convince una società che votare gli dia il diritto di non avere più limiti. Domenica 6 settembre, in Sassonia-Anhalt, Alternative für Deutschland ha ottenuto il 43,8% dei secondi voti. La CDU si è fermata al 17,2%. Sono i risultati ufficiali provvisori, aggiornati alle 03:21 del 7 settembre, con tutti i 2.661 distretti scrutinati. Non un sondaggio. Non una proiezione televisiva.(1) Ma attenzione al salto che molti titoli invitano a compiere: vincere le elezioni non significa avere già formato un governo. La distribuzione provvisoria assegna all'AfD 39 seggi su 83, tre meno della maggioranza assoluta. La partita politica è aperta.(2) È proprio qui che la storia diventa europea. Perché il problema non è soltanto quanti voti raccolga la destra radicale. È che cosa facciano, davanti a quei voti, i partiti tradizionali, le istituzioni, i mezzi d'informazione e i poteri economici. La domanda scomoda non è: «Sono tornati gli anni Trenta?». È: quali condizioni rendono nuovamente vendibile la promessa di scambiare libertà con protezione? Illustrazione editoriale generata con IA. Il collage non documenta un evento reale. La cronaca de L'Indipendente mette a fuoco il nodo: anche sommando CDU, SPD, Verdi e Die Linke si arriva a 39 seggi. I cinque del BSW diventano quindi decisivi per diverse combinazioni parlamentari. Questo non equivale all'esistenza di un accordo con l'AfD, né autorizza ad annunciare oggi un ministro-presidente già eletto.(3) Il risultato regionale arriva dopo un salto nazionale già consolidato: alle federali del febbraio 2025 l'AfD aveva ottenuto il 20,8%, contro il 10,4% del 2021. Un raddoppio, secondo i risultati definitivi riportati dal Bundestag. Un Land non è tutta la Germania, ma non si può più liquidare il fenomeno come una protesta periferica e temporanea.(4) La questione della cosiddetta Brandmauer, la barriera politica contro la collaborazione con l'AfD, diventa più difficile quando escludere un partito richiede maggioranze molto eterogenee. La difficoltà aritmetica è reale; la decisione di abbattere quella barriera resterebbe però una scelta politica, non un automatismo imposto dalle urne. Due scorciatoie sono sbagliate. La prima: chiunque voti AfD sarebbe un nazista. La seconda: poiché il partito prende molti voti, ogni allarme sull'estremismo sarebbe propaganda. Le motivazioni degli elettori sono diverse. Le responsabilità di dirigenti, programmi e organizzazioni restano verificabili. Il servizio di protezione della Costituzione della Sassonia-Anhalt classifica l'organizzazione regionale dell'AfD come formazione di estrema destra accertata: la classificazione è stata resa pubblica nel novembre 2023 ed è riportata nel sito del ministero dell'Interno del Land.(5) Il livello federale è un'altra questione. Il 26 febbraio 2026 il Tribunale amministrativo di Colonia, nel procedimento cautelare 13 L 1109/25, ha impedito provvisoriamente al servizio federale di trattare l'intero partito come estremismo accertato, in attesa del giudizio di merito di primo grado. È una decisione cautelare sul livello probatorio e sulle conseguenze della classificazione, non una certificazione politica di innocuità.(6) Confondere questi piani danneggia proprio chi vuole difendere la democrazia. Una critica seria deve reggere anche quando il lettore apre la fonte e controlla la data, l'autorità competente e le parole effettivamente utilizzate. Esiste inoltre una dimensione che non si misura con le schede elettorali. Il rapporto ufficiale tedesco sulla criminalità politicamente motivata registra, per il 2025, 42.544 reati nell'area di destra, dei quali 1.598 violenti. Il totale diminuisce lievemente rispetto al 2024, mentre la componente violenta aumenta. Sono registrazioni di polizia, non altrettante condanne; non possono essere attribuite in blocco a un partito o ai suoi elettori.(7) Il fascismo storico non fu semplicemente una politica severa sull'immigrazione o un governo conservatore. Fu un progetto autoritario e ultranazionalista che negava il pluralismo, subordinava l'individuo alla nazione e legittimava la repressione. Il nazismo aggiunse a questa costruzione un razzismo biologico e un antisemitismo centrali, fino alla persecuzione sistematica e al genocidio. Appiattire tutto sulla parola «destra» rende questi tratti meno riconoscibili, non più visibili.(8) Per questo servono tre distinzioni: conservatorismo democratico, destra radicale illiberale, estremismo apertamente neofascista o neonazista. Possono esistere contatti e sovrapposizioni, ma non sono categorie intercambiabili. La lezione del passato riguarda soprattutto il processo. L'ascesa nazista non era inevitabile: opportunità istituzionali, scelte delle élite conservatrici, violenza e distruzione delle garanzie contribuirono a trasformare una crisi politica in dittatura. Il risultato elettorale, da solo, non racconta quel passaggio.(9) Nel presente, la domanda operativa è dunque questa: chi vince accetta di poter perdere? Accetta giudici indipendenti, giornalisti ostili, opposizioni organizzate, diritti delle minoranze? Una maggioranza democratica governa dentro le regole. Una maggioranza illiberale pretende di essere la fonte di ogni regola. Il primo meccanismo è la costruzione del «vero popolo». Non più l'insieme dei cittadini con interessi diversi, ma una comunità considerata autentica soltanto quando sostiene il capo. Chi contesta smette di essere un avversario e diventa un intruso, un traditore, un agente esterno. Il secondo è la trasformazione di un problema complesso in un colpevole facilmente riconoscibile. Se mancano case, il bersaglio diventa lo straniero; se i salari non bastano, l'élite cosmopolita; se una sentenza è sgradita, il giudice «politicizzato». Esistono problemi reali in ciascuno di questi ambiti. La manipolazione consiste nel promettere che eliminare un bersaglio risolverà tutto il resto. Il terzo è l'occupazione progressiva dei punti di controllo: nomine, finanziamenti, autorità indipendenti, accesso alle informazioni. Il cambiamento può procedere attraverso atti formalmente legali. Per questo la legalità di un singolo provvedimento non esaurisce la valutazione del suo effetto cumulativo. Non è soltanto una preoccupazione teorica. Nel Democracy Report 2026, riferito soprattutto agli sviluppi del 2025, V-Dem include l'Italia tra i nuovi casi di autocratizzazione e segnala, nel quadro internazionale, la frequenza degli attacchi ai media e della repressione della società civile. È una valutazione di ricerca basata su indicatori ed esperti, discutibile nel metodo come ogni misura comparativa; non una sentenza che dichiari l'Italia una dittatura.(10) Il quarto meccanismo è l'emergenza permanente: ogni crisi richiede più poteri, mentre il ritorno alla normalità viene rinviato. Questo rischio non appartiene esclusivamente alla destra. Può essere alimentato anche da governi centristi che presentano il dissenso come un impedimento alla sicurezza. La prova più semplice è chiedere, per ogni potere straordinario: quanto dura, chi lo controlla, chi può impugnarlo e quali dati dimostrano che sia necessario? Spazio promozionale di Vianny Vision. Banner adattato con IA.Scopri IL SISTEMA. La fotografia del Parlamento europeo all'avvio della legislatura 2024 aiuta a capire i pesi: 84 seggi ai Patrioti per l'Europa, 78 ai Conservatori e Riformisti, 25 all'Europa delle Nazioni Sovrane. Insieme facevano 187 su 720. Non una maggioranza, né un gruppo ideologicamente omogeneo. Questi sono dati del 2024, non il conteggio aggiornato dei passaggi di gruppo del 2026.(11) La capacità d'influenza dipende anche da quanto i partiti più grandi ne adottano priorità e linguaggio. Una forza può perdere un voto e vincere il tema su cui tutti gli altri si sentono obbligati a discutere. Ma il racconto di una marcia irresistibile viene smentito dai fatti. In Ungheria le elezioni del 12 aprile 2026 hanno sconfitto Viktor Orbán dopo sedici anni: Tisza, guidata da Péter Magyar, ha ottenuto una maggioranza dei due terzi. Un successo di un avversario di centrodestra, non la prova che soltanto una sinistra possa contrastare l'illiberalismo.(12) Nei Paesi Bassi, dal 23 febbraio 2026, governa Rob Jetten con D66, VVD e CDA. Anche questo invita a distinguere il successo delle forze radicali dalla loro capacità di consolidare il potere.(13) Non sono certificati di guarigione. Cambiare governo non ricostruisce automaticamente fiducia, informazione indipendente e servizi pubblici. Sono però prove che il futuro resta contendibile. «L'Europa è fallita» funziona come slogan, ma è troppo semplice come spiegazione. Nell'Eurobarometro di primavera 2026, il 74% ritiene vantaggiosa l'appartenenza del proprio Paese all'UE. Nello stesso sondaggio, il 47% indica inflazione e costo della vita tra le priorità per il Parlamento europeo. Le interviste sono state svolte tra aprile e maggio: non misurano le reazioni al voto tedesco di settembre.(14) La frattura più interessante sta qui: si può volere l'Europa e sentirsi abbandonati dalle sue politiche. Si può apprezzare la libertà di movimento e non riuscire a pagare l'affitto. Si può sostenere la cooperazione e considerare opache le decisioni che incidono sulla propria vita. Il progetto europeo perde forza quando la promessa di convergenza diventa un linguaggio che le persone non riconoscono nella propria esperienza. E quando qualsiasi richiesta di cambiare priorità viene trattata come un sintomo di incompetenza o arretratezza. In Italia, l'OCSE documentava all'inizio del 2025 salari reali ancora inferiori del 7,5% rispetto all'inizio del 2021. È un dato storico, non una misura aggiornata a oggi, ma descrive la perdita di potere d'acquisto da cui si è partiti. Il lavoro può crescere e il lavoratore sentirsi comunque più povero.(15) Non basta dire a quella persona che l'economia «tiene». Bisogna spiegare chi sopporta i costi delle transizioni, chi beneficia degli investimenti e chi decide quando la protezione sociale è una spesa e quando una priorità. Uno studio di Gabriel, Klein e Pessoa su 124 regioni di otto Paesi europei, nel periodo 1980-2015, collega le riduzioni della spesa pubblica a maggiori consensi per i partiti estremi, minore partecipazione e frammentazione politica. Gli autori impiegano una strategia econometrica per isolare gli effetti dei consolidamenti fiscali; il lavoro non è una spiegazione completa del voto del 2026.(16) La conclusione editoriale che ne ricavo è circoscritta: trattare il risentimento soltanto come un difetto morale degli elettori lascia intatte alcune condizioni che lo alimentano. Ma la spiegazione economica non assolve il razzismo. Né cancella il peso dell'identità, delle convinzioni, della comunicazione politica o delle scelte individuali. Non tutti i territori in difficoltà reagiscono allo stesso modo. Non tutti i sostenitori delle destre radicali sono poveri. Il problema per le classi dirigenti europee è doppio: devono contrastare le proposte discriminatorie e rendere nuovamente credibile una politica capace di proteggere senza discriminare. Limitarsi alla prima metà consegna la seconda agli avversari. Illustrazione editoriale generata con IA: Reichstag e Montecitorio in un collage simbolico, non una fotografia documentaria. Con Giorgia Meloni, la destra non è soltanto opposizione al sistema europeo: governa e negozia al suo interno. Valutarla richiede di guardare a norme, istituzioni e risultati, evitando sia l'assoluzione automatica sia l'equazione tra l'Italia attuale e il Ventennio. Il rapporto della Commissione sullo Stato di diritto del luglio 2026 segnala criticità sui contrappesi, sulle intimidazioni ai giornalisti e sulla trasparenza del finanziamento politico; registra anche progressi, per esempio sulla digitalizzazione della giustizia e nel lavoro parlamentare sulla governance dei media pubblici. La riforma RAI è descritta come un cantiere, non come una garanzia già realizzata.(17) Questo è il terreno concreto del conflitto. Un servizio pubblico non deve diventare la ricompensa di chi ha vinto. Un'autorità indipendente non deve essere indipendente soltanto finché produce decisioni gradite. Le interferenze non si misurano solo con una telefonata che ordina di censurare. Contano l'incertezza sui fondi, gli incentivi di carriera, la vulnerabilità dei giornalisti e la possibilità di fare domande senza pagare un prezzo professionale. Il decreto sicurezza dell'aprile 2025 è stato convertito dalla legge n. 80 del 9 giugno 2025. È quindi legislazione, non una semplice proposta elettorale.(18) Il rapporto europeo del 2025 documentava l'inasprimento delle sanzioni per blocchi stradali e ferroviari e le obiezioni relative a un'applicazione sproporzionata. Registrava anche la posizione del governo: bilanciare manifestazione pacifica, libera circolazione e libertà personale. Questa motivazione va riportata, ma non sostituisce la verifica della proporzionalità delle pene.(19) Nel 2026 si è aggiunto il decreto-legge n. 23 del 24 febbraio, convertito con modifiche dalla legge n. 54 del 24 aprile. Una seconda tappa normativa, da non confondere con la precedente.(20) Il punto politico non è sostenere che ogni intervento contro violenza e danneggiamenti sia autoritario. È chiedere se l'ordinamento distingua abbastanza tra violenza, disobbedienza civile e semplice dissenso. Una democrazia può punire un reato senza costruire un clima nel quale manifestare diventi, di per sé, sospetto. L'OHCHR, nel contributo preparato per il ciclo europeo 2026 e relativo al 2025, raccoglie gli allarmi degli esperti ONU sul decreto sicurezza e sulle garanzie della giustizia. Sono rilievi di organismi di tutela, non sentenze penali contro il governo. Ignorarli sarebbe irresponsabile; trasformarli in prove di una dittatura già compiuta sarebbe impreciso.(21) C'è anche un fatto che impedisce la narrazione della resa totale: la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere non ha ottenuto il sostegno della maggioranza nel referendum del 22-23 marzo 2026, come ricorda il rapporto europeo. I contrappesi non sono scomparsi. Proprio per questo hanno senso la vigilanza e il conflitto democratico.(17) La retorica contro le élite non significa assenza di finanziatori facoltosi. I registri del Bundestag sulle grandi donazioni comunicate nel gennaio 2025 riportano 1,5 milioni di euro da Winfried Alexander Stöcker all'AfD e 999.990 euro da Horst Jan Winter. Nello stesso documento risultano grandi versamenti anche ad altri partiti.(22) Il dato dimostra l'esistenza di sostegni economici importanti. Non dimostra che ogni donatore compri una legge, né che tutte le forze politiche rispondano a un unico centro di comando. Un caso distinto riguarda la donazione in natura di circa 2,35 milioni per una campagna di manifesti: secondo il resoconto di CORRECTIV, nel maggio 2026 il Tribunale amministrativo di Berlino ha respinto la richiesta di restituzione dell'AfD perché l'identità del finanziatore non era determinabile. Non è corretto trasformare questa decisione nella prova definitiva di ogni ipotesi circolata sul presunto intermediario.(23) È qui che un'inchiesta sul potere dovrebbe insistere: bilanci, donazioni, fondazioni, appalti, nomine, proprietà dei media. Una domanda documentabile è più pericolosa per un sistema opaco di una storia onnipotente su «quelli che decidono tutto». Chi beneficia di una politica merita attenzione. Ma il beneficio non è, da solo, la prova di averla orchestrata. Nel circuito della comunicazione politica, una paura ha un vantaggio: si comprende in pochi secondi. Una riforma fiscale, un piano industriale o una politica abitativa chiedono tempo, verifiche e risultati. Per leggere un messaggio propagandistico non serve indovinare cosa pensi chi lo diffonde. Si può osservare che cosa omette: il denominatore di una statistica, l'anno di un video, le alternative a una misura, le competenze reali di chi promette una soluzione. Un fatto vero può essere usato in modo ingannevole. Un crimine reale non dimostra la colpevolezza di una popolazione. Un episodio di censura non dimostra che ogni notizia sia falsa. Un errore dell'UE non rende vera qualsiasi accusa contro l'UE. La trappola più efficace è imporre una scelta chiusa: o con il capo o con il caos. La risposta non consiste nell'invertire lo slogan, ma nel riaprire il campo delle alternative. Sicurezza con garanzie. Controllo delle frontiere con tutela dei diritti. Politica industriale senza clientelismo. Difesa senza assegni in bianco. Il rapporto ECFR sulle forze che sfidano l'establishment europeo mostra forti differenze su Russia, NATO, Stati Uniti, Cina e integrazione. È uno studio del 2025, utile per confrontare orientamenti, non per attribuire a tutti una linea immutabile. I suoi scenari futuri sono dichiaratamente ipotetici.(24) Il caso italiano rende visibile la distinzione. Il governo Meloni ha confermato nel 2026 il sostegno all'Ucraina; la riunione Esteri-Difesa con la Germania del 23 gennaio ribadiva questa linea e la necessità di una voce europea nei negoziati. Non si può dedurre la politica estera di Roma dalla sola appartenenza della premier alla destra.(25) In termini geopolitici, il possibile punto di convergenza tra nazionalismi non è necessariamente un'alleanza stabile. Può essere l'indebolimento della capacità europea di prendere decisioni comuni. Su un tema si forma una coalizione; su quello successivo ciascun governo torna a difendere il proprio settore industriale, confine o rapporto bilaterale. Per gli Stati Uniti, un'Europa frammentata potrebbe risultare più semplice da trattare attraverso accordi separati. Per la Russia, divisioni su sanzioni e sostegno a Kyiv potrebbero offrire spazio negoziale. Per la Cina, divergenze su investimenti e commercio potrebbero aprire opportunità. Sono possibili vantaggi strategici, non prove che questi attori controllino gli elettori europei. Né il nazionalismo produce automaticamente pace. Un partito può chiedere meno aiuti militari all'estero e contemporaneamente più coercizione interna. Un governo può parlare di difesa della libertà e ridurre gli spazi della critica. Le etichette non sostituiscono la valutazione delle decisioni. SAFE, approvato dal Consiglio nel maggio 2025, prevede fino a 150 miliardi di euro di prestiti per investimenti nella difesa. Fa parte di Readiness 2030/ReArm Europe, il quadro con cui la Commissione punta a mobilitare oltre 800 miliardi di spesa. Non sono 800 miliardi già spesi, né un unico assegno europeo a fondo perduto.(26) La distinzione contabile conta, ma non chiude la discussione politica. Quali minacce giustificano gli acquisti? Quali capacità mancano? Chi controlla i prezzi? Quale quota rafforza l'autonomia europea e quale crea nuove dipendenze? Quando la flessibilità finanziaria diventa disponibile per la difesa, i cittadini hanno diritto di chiedere perché altre urgenze incontrino ostacoli così difficili da superare. È una domanda sulle priorità, non un argomento per negare ogni esigenza di sicurezza. Il rischio democratico emerge se l'emergenza militare viene usata per rendere sconveniente ogni controllo: appalti, spese, diplomazia, proporzionalità. Un'Europa credibile deve poter spiegare come intende evitare la guerra, oltre a come intende prepararsi a difendersi. Spazio promozionale di Vianny Vision. Banner adattato con IA.Scopri IL SISTEMA. Il Patto europeo su migrazione e asilo, adottato nel 2024, è entrato in applicazione il 12 giugno 2026. Riorganizza procedure e responsabilità: non nasce soltanto dall'iniziativa delle destre radicali, ma da decisioni delle istituzioni europee e dei governi.(27) Un ulteriore spostamento politico potrebbe irrigidire l'accesso alla protezione e aumentare la pressione per esternalizzare i controlli. Gli effetti concreti dipenderebbero però dalle norme approvate, dalle sentenze, dagli accordi con Paesi terzi e dalle risorse amministrative. Non è serio annunciare un numero di persone che «fuggiranno dall'Europa» a causa delle destre. In scenari di deterioramento dei diritti, alcune minoranze, famiglie o professionalità potrebbero trasferirsi verso Paesi percepiti come più sicuri. Sarebbero decisioni condizionate anche da lavoro, reddito, lingua e possibilità legali di spostarsi. Per chi resta, il cambiamento può essere meno spettacolare e più quotidiano: la prudenza prima di una manifestazione, un controllo percepito come discriminatorio, una redazione che evita un'inchiesta, un'associazione che fatica a finanziarsi. Ma c'è anche l'altro lato della domanda di sicurezza: quartieri con servizi insufficienti, enti locali lasciati soli, sfruttamento sul lavoro, procedure d'asilo lente. Negare questi problemi non protegge i migranti. Aiuta chi promette soluzioni punitive universali. Primo: la normalizzazione selettiva.I partiti tradizionali incorporano parte dell'agenda radicale e costruiscono maggioranze variabili. L'UE continua a funzionare, ma concentra più energia su confini, sicurezza e competizione industriale. Il rischio è che gli standard sui diritti arretrino senza una rottura istituzionale riconoscibile. Gli indicatori da osservare sarebbero accordi parlamentari, nomine nelle autorità, regole dei media pubblici e modifiche alle garanzie del dissenso. Non basterebbe contare quanti ministri si dichiarano moderati. Secondo: la frammentazione competitiva.Aumentano governi deboli, veti, ricatti negoziali e coalizioni incoerenti. La politica estera comune diventa più incerta; i partner esterni trattano con le capitali più disponibili. Una crisi energetica, commerciale o militare potrebbe amplificare queste divisioni. Il peggior esito sarebbe un circolo vizioso: minore capacità di proteggere redditi e sicurezza, più risentimento, più poteri eccezionali, meno fiducia. Un conflitto diretto fra Russia e NATO sarebbe uno scenario catastrofico; non è però una conseguenza necessaria del voto alle destre, e attribuirgli una probabilità numerica senza un modello serio sarebbe artificioso. Terzo: una ricostruzione democratica e sociale.La risposta al malessere torna a produrre risultati verificabili su reddito, abitazione, servizi, trasparenza e partecipazione. Le istituzioni fanno rispettare i limiti senza trattare intere fasce di cittadini come nemici da rieducare. È lo scenario che richiede più lavoro politico. Non si realizza con un cordone sanitario soltanto elettorale, né con una campagna di buoni sentimenti. Richiede coalizioni capaci di spiegare chi paga, chi beneficia e come si correggono gli errori. Il ricatto più pericoloso dice che dobbiamo scegliere: accettare l'Europa così com'è, con tutte le sue opacità, oppure affidarci a chi promette di spezzarla per salvarci. È una falsa alternativa. Si può criticare l'austerità senza assolvere il nazionalismo autoritario. Si può chiedere diplomazia senza giustificare un'aggressione. Si può pretendere sicurezza senza consegnare il dissenso alla polizia. Si può denunciare il potere economico senza inventare un burattinaio universale. La recrudescenza fascista e neonazista va riconosciuta dove esistono organizzazioni, ideologie, simboli e violenze che la rendono concreta. L'erosione democratica va riconosciuta anche quando non porta quelle insegne. La democrazia non è soltanto il diritto di scegliere chi comanda. È il diritto di impedirgli di comandare senza limiti. Se l'Europa vuole tornare credibile, deve rendere entrambe le cose reali: la possibilità di cambiare politica e la certezza che nessuno possa appropriarsi dello Stato in nome del popolo. Fonti consultate il 7 settembre 2026. I risultati tedeschi sono provvisori; le classificazioni amministrative sono distinte dalle decisioni giudiziarie. Studi, valutazioni istituzionali e scenari editoriali sono indicati come tali. La numerazione segue il primo utilizzo; quando una fonte viene richiamata, conserva lo stesso numero. OmegaClick è stato cercato, ma non è stato possibile ricavare materiale pertinente verificabile: non viene usato a sostegno delle affermazioni. (1) Statistisches Landesamt Sachsen-Anhalt, risultati provvisori 2026:https://wahlergebnisse.sachsen-anhalt.de/wahlen/lt26/erg_land.html (2) Statistisches Landesamt, distribuzione provvisoria dei seggi:https://wahlergebnisse.sachsen-anhalt.de/wahlen/lt26/sitze.html (3) L'Indipendente, Dario Lucisano, 7 settembre 2026:https://www.lindipendente.online/2026/09/07/alternative-fur-deutschland-scuote-la-politica-tedesca-dominando-le-elezioni-in-sassonia/ (4) Bundestag, risultati definitivi delle federali 2025:https://www.bundestag.de/dokumente/textarchiv/2025/kw11-bundeswahlausschuss-1056272 (5) Ministero dell'Interno della Sassonia-Anhalt, estremismo di destra:https://mi.sachsen-anhalt.de/verfassungsschutz/themenfelder/page/rechtsextremismus (6) VG Köln, ordinanza 26 febbraio 2026, 13 L 1109/25, testo e rinvii:https://dejure.org/dienste/vernetzung/rechtsprechung?Aktenzeichen=13+L+1109%2F25&Datum=26.02.2026&Gericht=VG+K%C3%B6ln (7) BMI/BKA, criminalità politicamente motivata 2025, copia del rapporto ufficiale:https://www.lsvd.de/media/doc/2445/2025pmkfallzahlen.pdf (8) United States Holocaust Memorial Museum, Fascism:https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/fascism-1 (9) USHMM, ascesa nazista 1918-1933:https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/the-nazi-rise-to-power (10) V-Dem Institute, Democracy Report 2026:https://www.v-dem.net/documents/75/V-Dem_Institute_Democracy_Report_2026_lowres.pdf (11) Parlamento europeo, composizione 2024:https://results.elections.europa.eu/en (12) Associated Press, sconfitta di Orbán e maggioranza Tisza, 25 aprile 2026:https://apnews.com/article/164be0a9a221f25db0e66385c9420d23 (13) Governo dei Paesi Bassi, governo Jetten:https://www.government.nl/government (14) Parlamento europeo, Eurobarometro primavera 2026 e metodologia:https://barcelona.europarl.europa.eu/es/news/eurobarometer-spring-2026 (15) OCSE, Employment Outlook 2025, Italia:https://www.oecd.org/it/publications/2025/07/oecd-employment-outlook-2025-country-notes_5f33b4c5/italy_a775131b.html (16) Gabriel, Klein, Pessoa, The Political Costs of Austerity, working paper 2022:https://www.riksbank.se/globalassets/media/rapporter/working-papers/2022/no.-418-the-political-costs-of-austerity.pdf (17) Commissione europea, Stato di diritto 2026, capitolo Italia, pp. 1-3, 13-20:https://commission.europa.eu/document/download/019229a1-8c23-4f90-bfe4-f842cd59c6a9_en?filename=Country+chapter+-+Italy+-+EN.pdf (18) Gazzetta Ufficiale, legge 9 giugno 2025 n. 80:https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.codiceRedazionale=25G00088&atto.dataPubblicazioneGazzetta=2025-06-09 (19) Commissione europea, Stato di diritto 2025, capitolo Italia, p. 21:https://commission.europa.eu/document/download/9ccf6a60-8e2f-4193-868b-30a24c9e37e0_en?filename=16_1_63949_coun_chap_italy_en.pdf (20) Gazzetta Ufficiale, decreto-legge 23/2026 e legge di conversione 54/2026:https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/02/24/26G00042/SG (21) OHCHR, contributo Italia al rapporto 2026:https://europe.ohchr.org/sites/default/files/2026-02/Italy%20-%20OHCHR%20Rule%20of%20Law%20contribution%202026.pdf (22) Bundestag, grandi donazioni comunicate nel gennaio 2025:https://www.bundestag.de/presse/hib/kurzmeldungen-1061406 (23) CORRECTIV, decisione sulla donazione in natura all'AfD, 7 maggio 2026:https://correctiv.org/aktuelles/afd/2026/05/07/gericht-erklaert-afd-millionenspende-vor-bundestagswahl-fuer-unzulaessig/ (24) ECFR, Rise to the challengers, 12 giugno 2025:https://ecfr.eu/publication/rise-to-the-challengers-europes-populist-parties-and-its-foreign-policy-future/ (25) Ambasciata d'Italia a Berlino, riunione Esteri-Difesa del 23 gennaio 2026:https://ambberlino.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2026/01/riunione-22-esteri-difesa-tra-italia-e-germania-23-01-2026/ (26) Consiglio dell'UE, adozione di SAFE, 27 maggio 2025:https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2025/05/27/safe-council-adopts-150-billion-boost-for-joint-procurement-on-european-security-and-defence/ (27) Consiglio dell'UE, Patto su migrazione e asilo:https://www.consilium.europa.eu/en/policies/eu-pact-migration-asylum/ (28) Commissione europea, obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act:https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/faqs/transparency-obligations-under-article-50-ai-act Questo articolo è stato redatto con un sistema di IA generativa, utilizzato per ricerca assistita, organizzazione e stesura del testo, nonché per produrre le illustrazioni e adattare i banner. Le fonti consultate sono elencate sopra. Le verifiche svolte con strumenti automatici non equivalgono a una revisione umana. Le illustrazioni sono sintetiche e non documentano eventi reali; i banner sono contenuti promozionali. Commenti e scenari sono analisi editoriali, non fatti futuri accertati. Pubblicazione: Vianny Vision. Questa informativa dichiara l'uso dell'IA ai fini della trasparenza prevista dall'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, secondo le indicazioni della Commissione europea.(28)

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