Pubblicazione: 08 settembre alle 18:18
A 67 anni, Luc Besson non ha alcuna intenzione di rallentare. Anzi, sembra proprio che il regista francese voglia accelerare verso territori ancora più ambiziosi e visionari di quelli che lo hanno reso celebre. Durante una masterclass al Festival di Venezia 2026, dove ha presentato Father Joe come produttore, Besson ha svelato di essere al lavoro su una nuova sceneggiatura sci-fi che promette di essere la più folle della sua carriera. E quando un filmmaker che ha partorito universi come quello di Il quinto elemento definisce un progetto " crazy ", conviene prepararsi a qualcosa di davvero straordinario.
Il regista ha rilasciato una dichiarazione con quel mix di ironia e serietà che lo contraddistingue da sempre:
"Sarà pazzesco, credetemi. Forse avrete bisogno di un biglietto e di un'aspirina allo stesso tempo." -Luc Besson a Variety
La battuta, apparentemente leggera, nasconde una promessa sostanziale: il nuovo film sarà un'esperienza così intensa e sovraccarica da richiedere non solo la presenza fisica in sala, ma anche un antidolorifico per metabolizzare il bombardamento visivo e narrativo.
Valerian e la città dei mille pianeti - EuropaCorp
Proprio la progressione tecnologica è uno degli aspetti che Besson ha analizzato durante il suo recente incontro veneziano:
"È divertente, perché il mio primo film era sci-fi, 'L'ultimo combattimento', poi ho fatto 'The Fifth Element'. In quel film c'erano solo 182 effetti speciali, mentre 'Valerian' ne aveva 4000. Sono entusiasta di provare qualcosa di nuovo. Ne vale la pena". -Luc Besson a Variety
I numeri raccontano un'evoluzione esponenziale che rispecchia i cambiamenti dell'industria cinematografica negli ultimi quattro decenni, ma anche la volontà costante del regista di spingersi oltre i limiti tecnici del momento.
Inoltre, ciò che emerge con forza dalle sue parole è un approccio pragmatico e per nulla intimorito verso le nuove tecnologie, intelligenza artificiale compresa. Mentre buona parte dell'industria guarda con sospetto all'AI e alle sue implicazioni creative ed etiche, Besson la ridimensiona a strumento, nulla di più:
"Tutta questa evoluzione tecnica... Come regista, la digerisci semplicemente. È sempre solo uno strumento. So che molte persone hanno paura dell'AI. Ma è uno strumento, non abbiate paura. È una tigre, ma tu sei un tizio con una frusta che le parla in tedesco". -Luc Besson a Variety
La metafora è tanto bizzarra quanto efficace: l'intelligenza artificiale può essere selvaggia e potente, ma resta domabile da chi sa maneggiarla con competenza e autorevolezza. Sicuramente questo atteggiamento riflette la filosofia di lavoro che Besson ha coltivato in decenni di carriera. Dalla fantascienza post-apocalittica in bianco e nero del suo esordio nel 1983, passando per l'action urbano di Nikita e Léon, fino alle derive cosmiche di Lucy e Valerian, il regista francese non si è mai fatto imprigionare da un genere o da una formula.
Leon - Gaumont
Quello che si delinea è il ritratto di un autore che a quasi settant'anni non ha perso un grammo dell'energia visionaria degli esordi, ma che anzi la alimenta con la consapevolezza della propria mortalità.
"Sono più vecchio, quindi ora sto cercando di esplorare tutto."- Luc Besson a Variety
È questa urgenza esistenziale a rendere particolarmente intrigante il suo ritorno al genere che lo ha lanciato: non sarà nostalgia o un tentativo di replicare vecchi successi, ma piuttosto l'esplorazione estrema di un territorio familiare con strumenti nuovi e una sensibilità maturata attraverso decenni di sperimentazione.
Mentre Hollywood si interroga sul futuro del cinema spettacolare tra franchise ossificati e innovazioni tecnologiche dirompenti, Luc Besson rappresenta una terza via: quella dell'autore che abbraccia il progresso tecnico senza farsi dominare, che costruisce mondi fantastici senza dimenticare il cuore emotivo delle storie, che accetta i rischi dell'ambizione smodata sapendo che l'alternativa è la mediocrità. Il nuovo film sci-fi, di cui ancora non conosciamo né titolo né trama, si preannuncia come la summa di questa filosofia: un'opera che richiederà allo spettatore di abbandonare ogni resistenza e lasciarsi travolgere da una visione totalizzante.
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