Nuovi rapporti statunitensi rivelano i dettagli di un dossier di intelligence condiviso con i principali quotidiani USA, che documenta un programma di armi chimiche avviato dall'esercito sudanese durante la guerra civile in corso da metà febbraio 2023.
Il
New York Times
ha pubblicato i dettagli del fascicolo, in seguito alla condanna ufficiale di Washington nei confronti dell'autorità di Port Sudan, che funge da centro nevralgico per le Forze Armate Sudanesi (SAF) e per le milizie alleate. Gli Stati Uniti hanno annunciato una serie di sanzioni dopo aver accertato l'uso di armi vietate a livello internazionale, in palese violazione della Convenzione sulle Armi Chimiche ratificata dal Sudan nel 1999.
Il primo pacchetto di misure, entrato in vigore a giugno 2025 su indicazione del Dipartimento di Stato americano, ha vietato i finanziamenti e le esportazioni verso l'autorità di Port Sudan, ed è stato seguito da un secondo blocco di sanzioni quest'anno.
Un dossier completo di prove
Il fascicolo citato dai media statunitensi comprende circa 150 documenti, fotografie, video e registrazioni audio, oltre a migliaia di messaggi di testo estratti dai telefoni cellulari di alti ufficiali delle SAF.
Tra i file figurano registrazioni audio del capo dell'esercito, Abdel Fattah al-Burhan, che confermerebbero la sua conoscenza diretta delle operazioni chimiche. Secondo il
NYT
, questo elemento è stato determinante per le sanzioni imposte dagli USA alla sua leadership. Elisabeth Waechter, portavoce dell'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW), ha precisato che 'diversi Paesi hanno chiesto chiarimenti al Sudan in merito, e il processo è ancora in corso'.
Anche il
Washington Post
ha esaminato i nuovi elementi, affermando che il governo sudanese ha costruito un arsenale segreto e che alti ufficiali hanno cercato di insabbiarne le prove. Né il governo né al-Burhan hanno risposto alle richieste di commento, continuando a negare ogni accusa nonostante le crescenti testimonianze relative agli attacchi avvenuti dal 2024. Le prove interne rivelano:
Oltre 20 funzionari dell'intelligence occidentale e ispettori dell'OPCW hanno ritenuto le prove credibili. Gareth Williams, ex alto funzionario dell'OPCW e attuale membro del think tank britannico RUSI, ha definito il materiale 'motivo di profonda preoccupazione', aggiungendo che tutti gli indicatori suggeriscono l'esistenza di un programma sistematico.
Impatto sul conflitto
Le rivelazioni sollevano forti timori sull'impatto di tale arsenale in un Paese dove la popolazione civile è già stremata da carestie e dal collasso delle infrastrutture sanitarie.
Alcuni funzionari sudanesi avrebbero dichiarato ai media USA che l'esercito riteneva che le armi chimiche avrebbero seminato il panico tra le fazioni rivali, permettendo di conquistare posizioni strategiche senza i costi di un'offensiva convenzionale. Un ufficiale avrebbe inoltre supervisionato l'assemblaggio di centinaia di bombe al cloro presso la base aerea di Merowe, con la conferma dell'impiego operativo di 106 di questi ordigni.
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