Dal 9 al 15 settembre la XVIII edizione. Grandi spettacoli, gastronomia e tradizione, ma il vero motore della manifestazione sono i volontari della Compagnia de l'Anara. Un lavoro che comincia mesi prima e unisce generazioni diverse.
TARMASSIA DI ISOLA DELLA SCALA – Quando si accenderanno le luci, apriranno le cucine e inizieranno gli spettacoli, sembrerà che tutto abbia avuto inizio il 9 settembre. In realtà, la Sagra dell'Anara Pitanara comincia molto prima.
Comincia nei mesi precedenti, nelle riunioni, nelle telefonate, negli allestimenti, nella ricerca dei premi, nella preparazione degli spazi e in una lunga serie di piccoli e grandi lavori che difficilmente il pubblico potrà vedere. È qui che si trova forse il significato più autentico della manifestazione che, dal 9 al 15 settembre, celebrerà a Tarmassia la sua XVIII edizione: dietro sette giorni di festa c'è il lavoro gratuito di un paese e di una comunità che continua a credere nelle proprie tradizioni.
Il programma porterà anche quest'anno a Tarmassia gastronomia, musica, cultura, spettacoli e iniziative rivolte alle famiglie, con ospiti di richiamo come Cristina D'Avena e Chiara Francini, insieme a orchestre, appuntamenti artistici e momenti dedicati alla tradizione.
Ma questa volta i riflettori meritano di essere puntati anche su chi, solitamente, rimane dietro le quinte.
Una storia che viene da lontano
Le radici della Sagra sono legate alla storia di Tarmassia e alla tradizionale festa dedicata alla Beata Vergine Addolorata. Una consuetudine che nel tempo è stata raccolta, trasformata e rilanciata fino a dare vita all'attuale Sagra dell'Anara Pitanara.
Una tappa fondamentale arriva nel 2007, quando un gruppo di volontari assume l'impegno di organizzare la manifestazione. Cinque anni più tardi, nel 2012, quell'esperienza si struttura con la nascita dell'associazione La Compagnia de l'Anara, che si pone l'obiettivo non soltanto di organizzare la festa, ma anche di valorizzare il territorio, custodirne le tradizioni e contribuire a mantenere viva la comunità.
Ed è probabilmente proprio qui il segreto della longevità della Sagra.
Non una manifestazione semplicemente 'portata' in paese, ma una festa costruita dal paese.
Dietro ogni serata ci sono decine di mani
L'organizzazione è una macchina complessa nella quale ciascuno mette a disposizione ciò che sa fare.
C'è chi coordina, chi si occupa degli allestimenti e dei lavori manuali, chi prepara il campo, la piazza e il parco. Ci sono le squadre della cucina e del bar, chi segue gli appuntamenti culturali, chi mantiene i rapporti con gli artisti e chi lavora all'organizzazione delle serate musicali.
Poi esiste un'altra Sagra ancora, quella quasi invisibile.
È quella di chi, nelle prime ore del mattino, pulisce e prepara le tavole per ricominciare tutto da capo. Di chi segue la pesca di beneficenza, distribuisce i libretti in provincia, cerca i premi per la lotteria, effettua consegne, risponde alle telefonate e affronta gli inevitabili imprevisti che accompagnano una manifestazione di queste dimensioni.
Lavori diversi, spesso lontani dagli applausi e dal palcoscenico, ma senza i quali il palcoscenico stesso non potrebbe esistere.
Dai veterani ai giovani: il passaggio di testimone
C'è poi un altro aspetto che rende significativa l'esperienza di Tarmassia: la capacità di mettere insieme generazioni differenti.
Chi lavora alla Sagra da molti anni porta esperienza, memoria e conoscenza di una macchina organizzativa diventata sempre più articolata. I giovani aggiungono energie, idee, capacità nuove e un modo diverso di guardare al futuro.
È un passaggio di testimone fondamentale. Perché conservare una tradizione non significa semplicemente ripeterla uguale a se stessa: significa riuscire a consegnarla alla generazione successiva permettendole di farla propria.
E l'Anara Pitanara, arrivata alla diciottesima edizione, rappresenta ormai qualcosa che va oltre il calendario degli eventi.
È un'occasione per ritrovarsi, lavorare insieme e riconoscersi come comunità.
Dal 9 settembre arriveranno il pubblico, gli spettacoli, i profumi delle cucine e le grandi serate. Per sette giorni Tarmassia sarà in festa.
Ma il patrimonio più importante dell'Anara Pitanara potrebbe essere proprio quello che non compare nel programma: le persone che, gratuitamente e per mesi, lavorano perché quella festa possa esistere.
Perché la Sagra dura sette giorni. La comunità che la rende possibile, invece, lavora tutto l'anno.
Il programma completo 2026 è disponibile sul sito ufficiale della manifestazione www.anarapitanara.it
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