TRENTO. Una corona di fiori, gli onori e una lapide che continua a parlare a distanza di 83 anni. In piazza Dante, questa mattina, Trento ha ricordato gli internati militari italiani (Imi), i soldati catturati e deportati dopo l'8 settembre 1943 nei territori controllati dalla Germania nazista. Uomini che, di fronte alla possibilità di tornare a combattere con le forze fasciste e naziste, dissero no e per questo furono privati della libertà, internati e costretti ai lavori forzati.
La cerimonia si è svolta davanti alla targa collocata sul palazzo della Provincia, nel giorno dell'anniversario dell'armistizio. Un appuntamento promosso dal Comune di Trento insieme ad Anpi, Anei e Fondazione Museo storico del Trentino, per rinnovare il ricordo di una delle pagine più dolorose della storia italiana. Una memoria che in Trentino ha numeri particolarmente pesanti: furono circa 10 mila gli internati militari trentini e 800 quelli che non fecero ritorno.
Dopo la deposizione della corona sono intervenuti la presidente dell'Anpi di Trento Marta Anderle, il rappresentante dell'Anei Maurizio Tomasi e il sindaco di Trento Franco Ianeselli. Alla commemorazione hanno partecipato anche il commissario del governo Isabella Fusiello, la vicepresidente del Consiglio provinciale Mariachiara Franzoia, la presidente del Consiglio comunale Silvia Zanetti, il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, il rettore Flavio Deflorian e numerose autorità civili e militari.
Il significato della giornata è andato però oltre il ricordo storico. «È fondamentale mantenere viva la memoria», ha sottolineato l'assessore provinciale Simone Marchiori, richiamando le conseguenze della guerra e il percorso che, dopo quella stagione di distruzione, portò alla costruzione della Repubblica, della democrazia e del progetto europeo.
Per Marchiori, il sacrificio degli internati rappresenta anche un richiamo al presente: pace, convivenza e rispetto tra popoli e culture non possono essere dati acquisiti una volta per tutte, ma devono essere difesi e coltivati quotidianamente. In questo percorso, ha ricordato l'assessore, anche l'esperienza dell'Autonomia speciale trentina ha rappresentato uno strumento di ricomposizione e di costruzione di rapporti nuovi, anche nel quadro della collaborazione con Tirolo e Alto Adige.
Il ricordo degli Imi torna così a intrecciarsi con quello dell'8 settembre 1943, una data che segnò il crollo dell'assetto militare e politico italiano e l'inizio, per centinaia di migliaia di soldati, della prigionia nei lager nazisti. Il loro rifiuto di aderire al nazifascismo fu una forma di resistenza senza armi, pagata con la deportazione, la fame, il lavoro forzato e, in molti casi, con la morte.
A Trento, il messaggio affidato alla lapide resta quindi attuale: ricordare non significa soltanto guardare al passato, ma interrogarsi sul presente. Perché, come è stato ribadito durante la cerimonia, la memoria deve diventare responsabilità, soprattutto quando pace e democrazia tornano a essere messe alla prova.
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