The recent regional elections in Saxony-Anhalt have revealed a seismic shift in German politics, with the far-right Alternative for Germany (AfD) securing a massive 44% of the vote, while the center-right CDU, led by Chancellor Friedrich Merz, plummeted to just 17%. This stark contrast indicates a deep dissatisfaction with the traditional political order, driven by a perceived failure to address economic stagnation, particularly in the automotive sector, and a disconnect regarding immigration policies. The CDU's heavy-handed approach and lack of sensitivity to local concerns have alienated voters, potentially signaling the end of the current political coalition and the beginning of a new era of right-wing dominance in Germany.
Professor Giovanni Orsina, Friedrich Merz aveva promesso di dimezzare i voti dell' Afd ed è successo esattamente il contrario: loro al 44% e CdU al 17%.
Che cosa ha sbagliato il Cancelliere? L'impressione è la Germania stia pagando la debolezza di Merz, l'eccesso di rigidità e il difetto di sensibilità politica. E che il Cancelliere si sia concentrato più sulla politica internazionale che su quella interna. Invece, c'erano segnali che gli elettori fossero irritati con i democristiani già alla scorsa tornata e la vedessero come una sorta di ultima spiaggia: ancora questa volta li voto, ma se non ottengo quello che voglio...
Giovanni Orsina, storico, è direttore del Dipartimento Scienze politiche della Luiss. Con HuffPost analizza l'esito del voto in Sassonia-Anhalt e l'ascesa di AfD. E che cosa vogliono? Alla base c'è l'evanescenza dei partiti tradizionali o la crisi economica e in particolare dell'automotive?
Guardando da fuori, l'impressione è che il problema tedesco non sia troppo dissimile da quello che riguarda tutta l'Europa, ossia la crisi di un modello di sviluppo. O forse ancora di più, di un certo modo di pensare il ruolo e la posizione del Vecchio Continente nel mondo. Il progetto della Merkel – energia a basso costo dalla Russia, penetrazione del mercato cinese, valori universalisti e moderatamente progressisti – è stato travolto.
Se come penso è collegato a questo fallimento generale, allora il successo dell'Afd è profondo e duraturo. Il governatore uscente della Sassonia-Anhalt - quota Cdu - Sven Schulze ha detto: il partito faccia i conti. C'è il rischio che Merz perda la leadership o addirittura si apra una crisi di governo? Merz era già debole.
L'ipotesi di un tagliando di metà legislatura, di un cambio sia di leadership sia di premiership, già circolava. Quel che è successo potrebbe accelerare i tempi e aumentare l'entità di questo tagliando. Difficilissimo fare previsioni. Sarebbe anche possibile un cambio di governo a legislatura in corso, come è successo nel Regno Unito fra Keir Starmer e Andy Burnham.
Per il resto, mi colpisce molto quanto il dibattito mainstream europeo sia rimasto fermo alla nostalgia del tempo felice degli anni 90. Siamo sicuri che i cristiano democratici, o se è per questo i socialisti o i liberali, abbiano capito ciò che sta succedendo? Mi sembra che all'interno delle forze politiche tradizionali regni l'incapacità di superare quella fase e adattarsi a un clima storico certamente diverso e molto peggiore.
Capisco la speranza di conservare il bel tempo che fu, ma serve un bagno di realtà. L'immigrazione come invasione, però, non è realtà ma una percezione ingigantita, almeno in Sassonia-Anhalt... Mi è capitato molto di recente di fare un rapido passaggio in Baviera. Rapido, per carità, non pretendo certo di atteggiarmi a esperto di questioni tedesche: paese grande, meraviglioso e complesso.
Però era quanto mai visibile – oltre al benessere, che è ben noto – la forza del tessuto comunitario, delle tradizioni e delle identità. È ben evidente che lì cercheranno di difendere tutto questo quanto più potranno. Tanto più quanto più il mondo diviene un posto pericoloso, la ricchezza viene attaccata e la comunità appare come uno dei pochi rifugi rimasti. Bruxelles è preoccupata.
Si rischia solo l'irrigidimento di Berlino sui vari dossier, dai dublinanti al Green Deal, o l'indebolimento della Cdu avrà conseguenze sulla tenuta del Ppe? Mi pare difficile che possa non averne. Già il gruppo dei socialisti è in difficoltà, e lo sarà ancora di più se Sanchez dovesse perdere in Spagna. Il risultato tedesco non potrà che accelerare lo spostamento a destra – già in atto – del baricentro del Ppe.
A cascata, tutto questo renderà l'asse della grande coalizione che regge l'Ue – la cosiddetta maggioranza Ursula – ancora più precario. Il punto è che stiamo vivendo una rapida fase di transizione e andiamo verso un'Europa sempre più governata a destra. Fra poco si vota in Svezia; l'anno prossimo in Francia, Spagna, Grecia, Polonia, Italia. La scelta è fra suonare la ritirata per i valori europeisti, inseguendo i sovranisti sul loro stesso terreno, o rilanciare quei valori.
Lei cosa suggerirebbe? L'europeismo per come lo conosciamo non esiste più, oggi è morto. Non intendo la collaborazione intergovernativa ma l'europeismo ideologico degli anni 80 e 90 che guardava a un'integrazione sovranazionale almeno in prospettiva federalista. Sembra una voce dall'oltretomba.
Chi oggi parlerebbe seriamente di dare più poteri alla Commissione e rilanciare le istituzioni europee? Se anche Merz accettasse di farsi portatore di una grande iniziativa europea, chi lo seguirebbe? Nemmeno Macron in Francia ne avrebbe più la forza. Peraltro ci ha provato senza successo.
Come anche lei ricordava, nel nuovo ordine mondiale isolazionismo e nazionalismo non sono ancore di salvezza. In Europa soffriamo della sindrome di Stoccolma? L'Europa non si è fatta trovare pronta. Negli ultimi 15 anni il mondo è cambiato e l'Ue è arrivata impreparata come istituzioni, competitività, capacità di innovazione, difesa, concorrenza.
Basti pensare al rapporto con la Cina. L'elettore europeo medio si chiede chi sia responsabile di tutto questo e si risponde che l'Europa governata da socialisti, liberali e popolari si è rivelata inadeguata. Come possiamo rispondergli che la soluzione a tutti i suoi mali è ancora più Europa governata da socialisti, liberali e popolari? È contro-intuitivo, politicamente ed elettoralmente perdente.
In Italia Matteo Salvini si è congratulato anche se Afd è nell'eurogruppo di Roberto Vannacci. Per Giorgia Meloni invece è una cattiva notizia? Sì, lo è. Lei è stata sovranista in una fase interlocutoria e di transizione, la prima ad andare al potere quando l'establishment europeo era ancora abbastanza forte da costringerla a fare compromessi.
È stata una figura di quella stagione, e l'attuale accelerazione verso una fase pienamente sovranista potrebbe spiazzarla. Rischia di rimanere inchiodata al periodo di transizione. Ulrich Siegmund, il leader sassone dell'Afd e probabile prossimo governatore, è stato descritto dalla stampa come esponente di una 'generazione senza complessi'. La Germania si è stufata anche di coltivare la Memoria?
Si è stufata dei sensi di colpa. Se ritieni di doverti difendere perché il tuo modello di vita e il tuo benessere sono sotto attacco, il senso di colpa diventa un ostacolo. Di più: una zavorra. L'ansia del sovranismo rimontante.
Meloni non vuol far la fine di MerzIntervista con lo storico e politologo della Luiss sul voto in Sassonia-Anhalt e sull'ascesa senza freni di AfD.
"Il dibattito mainstream è incapace di adattarsi al clima storico. Il sogno di un'integrazione sovranazionale in chiave federalista sembra una voce dall'oltretomba: chi avrà il coraggio di dire che serve più Europa?
". Secondo Orsina hanno contribuito gli errori di Merz, ma negli ultimi 15 anni il mondo è cambiato e l'Ue si è fatta trovare totalmente impreparata
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