Il mare di Napoli migliora, l'Arpac: "Ecco le zone più a rischio per fare il bagno"

Il mare di Napoli migliora, l'Arpac: "Ecco le zone più a rischio per fare il bagno"
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Category: SciTech
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La qualità del mare di Napoli migliora. Parola dell'Arpa Campania, l'agenzia regionale che ogni anno effettua i rilievi per verificare la presenza di elementi dannosi per la salute umana. I controlli proseguiranno fino a fine settembre, ma è già possibile fare un primo bilancio. 'Per l'estate 2026 abbiamo eseguito 900 rilievi nelle acque di Napoli e provincia - spiega Stefano Capone, responsabile dell'Unità operativa mare dell'Ente - e soltanto il 3 per cento è risultato fuori dai parametri di legge. Siamo in linea con i dati dello scorso anno, confermando un trend in miglioramento per tutta la costa napoletana'. Quali sono le zone più a rischio Anche se il quadro generale è positivo, esistono zone più fragili da un punto di vista ambientale. 'Gli sforamenti rilevati in questi mesi - afferma Capone - ci sono stati per guasti agli impianti fognari o di depurazione. Certo è che in provincia di Napoli abbiamo due zone particolarmente attenzionate. Si tratta dell'area di Licola, in prossimità del depuratore di Cuma, e della zona a nord della foce del fiume Sarno'. Al contrario, c'è stato un netto miglioramento in centro città, a Napoli, tanto che la qualità dell'acqua di fronte a via Partenope e via Nazario Sauro è classificata dall'Agenzia regionale come eccellente. Come funzionano i rilievi All'inizio della stagione, l'Arpac stila un calendario di prelievi di campioni. Ogni zona viene monitorata una volta al mese. Se la concentrazione di escherichia coli ed enterococchi intestinali risulta superiore ai limiti di legge, parte la comunicazione al Comune che ha il compito di vietare la balneazione. A quel punto, si programmano nuovi prelievi fino a quando la situazione non rientra nella normalità. Tutti i dati sono pubblicati sul sito di Arpac. Il litorale di San Giovanni Già dall'estate 2025, agli specchi d'acqua balneabili nel Comune di Napoli si è aggiunto quello al confine con Portici, nel quartiere San Giovanni a Teduccio, denominato Napoli-Pietrarsa, un tratto che è ancora sotto monitoraggio e solo a fine settembre dovrebbe ricevere la classificazione di qualità delle acque: 'Lo scorso anno - spiega il dirigente dell'Arpac - in quell'area abbiamo avuto due sforamenti. Nel 2026, fino a oggi, soltanto uno. A fine stagione tireremo le somme e consegneremo i dati alle autorità regionali e comunali. A quel punto, se si deciderà di considerarlo ancora balneabile riceverà una classificazione (da sufficiente a eccellente), altrimenti sarà dichiarato non balneabile'. Discorso diverso per altri tratti di costa del quartiere, come Vigliena: 'Le spiagge di San Giovanni non sono soggette a monitoraggio perché dal 2012 la Regione le ha considerate troppo inquinate. Negli ultimi anni ci sono state opere di riqualificazione e in un prossimo futuro il Comune di Napoli potrebbe chiedere di ripristinare il monitoraggio per verificare la balneabilità. Stesso discorso che avverrà per Bagnoli dopo il completamento della bonifica'. Gli scarichi a mare Se negli ultimi anni c'è stato un miglioramento nella qualità delle acque di Napoli, Capone non ha dubbi sul motivo: 'È da ricondurre, in particolare nell'ultimo biennio, all'assenza di precipitazioni importanti'. Questo perché, in caso di violenti temporali, nel sistema fognario di Napoli scatta il meccanismo di troppo pieno e i liquami vengono sversati in mare senza passare dal depuratore. 'In caso di forti precipitazioni, le condotte che portano sia acque nere che bianche superano una certa soglia e per non intasare tutto l'impianto fognario il troppo pieno scarica direttamente in mare. È la parte critica di tutto il sistema'. Infatti, è possibile che un fenomeno temporalesco avvenga lontano dalle date predisposte per i controlli dell'Arpac. A quel punto, in presenza di scarichi di liquami, i bagnanti corrono il rischio di fare il bagno in acque inquinate e dannose. 'In quelle occasioni - conclude Capone - tocca ai Comuni avvertirci e chiedere un intervento di emergenza e, magari, vietare la balneazione in via preventiva per tutelare la salute delle persone'.

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