Vino, Boscaini: Disciplinari vecchi per un mercato che non esiste più
Milano, 8 set. (askanews) – 'Quasi sempre i Disciplinari rappresentano la situazione di più di trent'anni fa. Nell'attuale situazione di forte cambiamento, due aspetti vanno considerati. Il primo riguarda l'equilibrio tra domanda e offerta, che richiede decisioni: stiamo producendo con un vigneto disegnato per un mercato ormai superato, sia sotto il profilo della quantità richiesta sia per l'adeguatezza alle preferenze dei consumatori, oggi rivolte ai bianchi e ai rossi più leggeri. In generale non vedo interventi strutturali atti a rispondere. Occorrono scelte coraggiose di fronte alla schiera, ormai troppo numerosa, di Denominazioni. Serve distinguere quelle che esprimono forte identità di territorio e alta qualità riconosciuta da quelle che qualificano vini raramente apprezzati al di fuori del proprio ambito regionale. Il secondo riguarda il concetto di qualità e, conseguentemente, il prezzo. Ci sono vini qualitativi e altri aggiungono in più la qualità percepita: quella notorietà della Denominazione che permette remunerazioni più elevate, ma implica anche rigore e disciplina e adeguato posizionamento sul mercato'. E' da questa constatazione di Sandro Boscaini, presidente di Masi, che la vendemmia 2026 assume un significato più ampio del bilancio di un'annata. Una raccolta tra le più precoci che il Gruppo ricordi, segnata da temperature elevate e ridotta disponibilità idrica ma da uve complessivamente sane, diventa l'occasione per interrogarsi sulla capacità della viticoltura italiana di adattare regole e scelte produttive a condizioni climatiche e commerciali che stanno cambiando rapidamente.
Le raccolte sono iniziate già nei primi giorni di agosto per le uve bianche precoci e per il Pinot Nero in Trentino, Conegliano Valdobbiadene, Oltrepò Pavese e Grave del Friuli. A inizio settembre è cominciata anche la selezione delle uve destinate all'Amarone nel Veronese e in Valpolicella Classica, con circa due settimane di anticipo rispetto alla media dell'ultimo decennio. 'Nella mia pluridecennale convivenza con il vigneto Masi non ho ricordi di una vendemmia così precoce' racconta Boscaini, sottolineando che 'è cambiato il mondo: io sono entrato in azienda negli anni Sessanta e anche gli amici viticoltori di quell'epoca ricordano come fosse consuetudine, in Valpolicella, iniziare la raccolta per l'appassimento a partire dalla festa della Madonna del Rosario, cioè il 7 ottobre'.
'Abbiamo le basi per vini di struttura e intensità, ma anche di equilibrio e identità territoriale' ha indicato il Gruppo Tecnico Masi, precisando però che è una valutazione necessariamente ancora aperta, perché in un'annata tanto anticipata e irregolare la qualità non dipende soltanto dal momento della raccolta, ma dalla capacità di leggere differenze che possono manifestarsi anche a breve distanza.
In Valpolicella i vigneti di alta collina hanno mostrato una maggiore capacità di affrontare caldo e scarsità d'acqua, mantenendo regolarità e un favorevole equilibrio tra maturità tecnica e fenolica. Anche la pergola veronese ha confermato la propria funzione agronomica: la chioma più ampia protegge i grappoli dalla radiazione solare diretta, attenua lo stress termico e accompagna una maturazione più graduale. Il cambiamento climatico non rende automaticamente obsolete le pratiche del passato: può accadere, al contrario, che alcune di esse mostrino una nuova utilità proprio perché sono mutate le condizioni nelle quali vengono applicate. Anche il tema delle altitudini entra in questa contraddizione: in presenza di temperature crescenti, la possibilità di portare la vite più in alto, dove la morfologia dei territori lo permette, può diventare una delle risposte agronomiche al nuovo clima. Molti Disciplinari, però, conservano delimitazioni costruite sulla viticoltura di decenni fa. Allora il punto sollevato da Boscaini non riguarda una semplice revisione normativa ma il significato stesso della tutela: conservare l'identità di una Denominazione può richiedere, in determinate condizioni, di modificarne alcuni strumenti proprio per evitare che quella identità perda progressivamente le condizioni necessarie per esprimersi.
Alla questione climatica si sovrappone quella economica. Un vigneto impiantato oggi accompagnerà l'azienda per decenni, mentre le preferenze del consumatore possono spostarsi molto più rapidamente. È in questa diversa velocità che acquista forza l'osservazione del presidente di Masi su un patrimonio vitato concepito per quantità e tipologie di consumo che non coincidono più necessariamente con quelle attuali. La riflessione investe anche il valore delle Denominazioni: la qualità intrinseca di un vino non coincide automaticamente con la capacità di ottenere un riconoscimento economico adeguato. Esiste anche una qualità percepita, costruita nel tempo attraverso reputazione, identità territoriale e riconoscibilità. È un patrimonio immateriale che può sostenere prezzi più elevati, ma che proprio per questo impone maggiore disciplina: perdere coerenza significa rischiare di consumare un valore accumulato nel corso degli anni.
Su questo terreno si innestano le difficoltà contingenti del settore, tra scorte elevate, rallentamento dei mercati e prezzi delle uve sotto pressione. Boscaini respinge l'idea che il problema possa essere affrontato intervenendo soltanto sulla remunerazione della materia prima, senza interrogarsi sull'equilibrio complessivo tra produzione, domanda e valore finale del vino. 'Leggo in questi giorni delle comprensibili preoccupazioni dei viticoltori in difficoltà tra scorte eccessive, mercati in recessione e prezzi drasticamente ridimensionati. Anche qui non vedo purtroppo risposte adeguate' spiega, aggiungendo che 'ci si limita a valutare il fenomeno di superficie, a invocare prezzi minimi per le uve: una sorta di cerotto. Servono invece interventi strutturali che tengano conto delle nuove condizioni climatiche e di mercato, compresi i cambiamenti nelle attitudini di consumo. Come detto – prosegue – molti Disciplinari sono cristallizzati e Consorzi e istituzioni stentano ad affrontare i problemi di fondo: dove produrre, cosa produrre, quanto produrre, come promuovere e tutelare Denominazioni e prezzi sullo scaffale con sguardo sui prossimi decenni. Non dimentichiamo – conclude – che un'adeguata quotazione delle uve è strettamente correlata a un adeguato prezzo sullo scaffale e, molto spesso, non si tiene conto che questa è la legge di mercato'.
L'11 settembre Masi Tenuta Canova, a Lazise (Verona), ospiterà la 'Festa della Vendemmia 2026', appuntamento di Masi Wine Experience durante il quale i partecipanti potranno seguire agronomi ed enologi del Gruppo Tecnico nelle attività di raccolta. Il programma comprende anche la visita al fruttaio per l'appassimento, alla cantina e al Masi Wine Discovery Museum, seguita da una cena con i vini della Cantina.
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