'Quando mi è giunta la notizia, il mio primo pensiero, dopo che per mia madre, è stato per lei. Senza di lei, senza quella mano affettuosa che tese a quel bambino povero che io ero, senza il suo insegnamento e il suo esempio, non ci sarebbe stato nulla di tutto questo. I suoi sforzi, il suo lavoro e la generosità che lei ci metteva sono sempre vivi in uno dei suoi scolaretto che, nonostante l'età, non ha mai smesso di essere il suo riconoscente allievo'.
E' il testo scritto dal famoso autore Albert Camus al suo maestro di scuola elementare nel momento in cui gli veniva assegnato il Premio Nobel per la Letteratura nell'anno 1957. Sono parole sincere, genuine, significative, che raccontano di una memoria indelebile e di un perenne affetto riconoscente verso colui che aveva avuto a cuore la crescita culturale e umana della sua persona, nella più giovane età.
Ecco, alla vigilia dell'apertura del nuovo anno scolastico, questo testo – ripreso dal recente editoriale su 7 Corriere della Sera del direttore Venanzio Postiglione – ci regala uno sguardo intenso e intelligente sul valore della formazione per le generazioni di ogni tempo, e sul ruolo fondamentale di coloro che sono chiamati a svolgere la funzione insostituibile di insegnanti e guide, nelle aule e nella vita.
Di fatto, la scuola non passa mai di moda, anche se è molto cambiata nel tempo, al passo con gli inevitabili mutamenti della società. Ci riferiamo sicuramente ai giovanissimi scolari e ai giovani studenti, oggi alle prese con le sfide più avanzate della tecnologia digitale e dell'intelligenza artificiale, e che al tempo stesso hanno bisogno di porre basi solide, reali, concrete, non virtuali, a quella che sarà la propria esistenza dal punto di vista delle conoscenze, delle competenze, delle abilità e delle capacità relazionali con il mondo.
Una scuola, ancora una volta, fatta per educare alla vita, e non solo a una importante e piena realizzazione individuale dal punto di vista professionale. Ma non è facile. Come è stato giustamente osservato, infatti, la condizione 'semplice' degli allievi di epoche passate si è fatta decisamente più complicata, e nelle aule si avvertono molto spesso il peso e le fatiche di fattori di rischio, fragilità, solitudini, scompensi educativi, problemi familiari di non poco conto.
A fianco dello studio, pertanto, si pone il grande tema della crescita in umanità, con equilibrio, sentimenti positivi, fiducia ed entusiasmo nei riguardi del futuro. Ecco, la parte più importante, molto spesso decisiva, tocca sempre a loro, maestri e professori che hanno il compito di 'fare l'appello' ogni giorno ricordando i nomi, i volti e le storie, di accompagnare con guida sicura la scoperta dei rami più vasti e vari del sapere, di incoraggiare chi fa fatica, di motivare chi è incerto, di dare valore agli obiettivi e al merito, di conferire ritmo, calore e vitalità ai colori della giovinezza che sono compresi nei percorsi scolastici.
Non è semplice, soprattutto oggi, quando alla scuola si chiedono continuamente impegni, compiti e responsabilità davvero importanti, in numero sempre maggiore, come se questa stessa istituzione non fosse già alle prese con tutta una serie di problematiche organizzative, gestionali e burocratiche di non secondario rilievo. Per non parlare della considerazione riservata oggi in generale al mondo della scuola, ai suoi attori e protagonisti, che nell'immaginario collettivo non godono certamente della stima apicale che era attribuita in passato, dentro una scala di riferimenti culturali e sociali ben chiara e delimitata all'interno della comunità.
Per questo, nonostante tutto, ritorna essenziale il compito di chi è chiamato ad assolvere quotidianamente lo straordinario compito di formare in libertà le coscienze e le intelligenze, perché gli uomini e le donne realizzati di domani coltivino sempre il senso profondo della riconoscenza verso coloro che sono stati presenti e decisivi negli anni della loro carriera scolastica. Inutile cercare scorciatoie, o girare a vuoto intorno alla vicenda: per maestri e professori vale ancora e sempre la questione della loro capacità di essere motivati loro e di dare motivazioni serie allo studio e all'applicazione in classe e a casa degli studenti, di creare canali autentici di ascolto e di comunicazione con i loro giovani interlocutori e le loro famiglie, di essere autorevoli ma non troppo severi o, peggio, inarrivabili, di suscitare la voglia di apprendere e di conoscere, di creare un clima costante di buone relazioni nella classe e con tutti coloro che operano ogni giorno negli ambienti scolastici.
Certo, possiamo parlare di una vera e propria 'vocazione' all'insegnamento, perché tutto quello che si dona possa diventare un'autentica scuola di vita. Al corpo docente servono volontà, spirito di sacrificio, abnegazione, pazienza, e quella sana dose di entusiasmo contagioso per la propria materia e per la propria esperienza che riesce nell'impresa di coinvolgere, attrarre, stabilire un rapporto di lealtà e di collaborazione con gli allievi. Ancora una volta a loro, maestri e professori, all'inizio del nuovo anno scolastico 2026/27, chiediamo l'amore, la forza, la grinta e la tenacia per formare e aiutare le nuove generazioni a diventare espressione di una umanità istruita, colta, preparata e in pace con tutti. E se alla fine arriverà il 'grazie' dai ragazzi per gli anni felici trascorsi insieme, come quello di Albert Camus, sarà una soddisfazione impagabile, radiosa e commovente. Per sempre.
(Foto: Ab. Unsplash.com)(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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