Ex Ilva, sospesi i 2.500 licenziamenti nell'indotto: Aigi e Aepi accolgono l'appello del Governo

Ex Ilva, sospesi i 2.500 licenziamenti nell'indotto: Aigi e Aepi accolgono l'appello del Governo
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Category: Politics
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Si fermano, almeno per il momento, le procedure di licenziamento annunciate nei giorni scorsi dalle aziende dell'indotto dell'ex Ilva di Taranto e che potrebbero coinvolgere circa 2.500 lavoratori. È il primo risultato concreto della giornata di incontri a Palazzo Chigi, dove il Governo ha chiesto alle associazioni datoriali di sospendere le procedure almeno fino alla decisione della Corte d'Appello di Milano sull'area a caldo. L'appello dell'esecutivo è stato accolto da Aigi e dalla Confederazione Aepi, tra le associazioni maggiormente rappresentative delle imprese coinvolte, che 'per senso di responsabilità' hanno deciso di congelare i licenziamenti. Il passaggio è arrivato al termine del primo dei due tavoli convocati oggi nella Sala Verde della presidenza del Consiglio, quello dedicato alle imprese. Nel tardo pomeriggio è invece iniziato il confronto tra il Governo e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm, Usb e Federmanager, presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Proprio Mantovano, durante l'incontro con le associazioni datoriali, ha descritto quella che investe l'ex Ilva come una 'vera e propria tempesta', destinata a produrre pesanti ripercussioni sul piano occupazionale e sociale. Il sottosegretario ha inoltre ricordato come il Governo, fin dal proprio insediamento, abbia preso in carico la vertenza affrontando diversi passaggi, dall'uscita di ArcelorMittal dalla gestione del gruppo fino alle interlocuzioni con l'Unione europea per reperire le risorse necessarie alla prosecuzione dell'attività e alla futura riconversione degli impianti. La sospensione dei licenziamenti alleggerisce almeno temporaneamente uno dei fronti più delicati della vertenza, esploso nei giorni scorsi dopo l'annuncio delle procedure collettive da parte delle aziende dell'indotto. Una decisione collegata direttamente all'incertezza sul futuro dell'area a caldo di Taranto, che in base al decreto della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio dovrebbe fermarsi entro il 28 ottobre. Proprio domani, 9 settembre, i giudici milanesi sono chiamati a esaminare le istanze di sospensiva presentate dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d'Italia contro il provvedimento. Ed è almeno fino a quel pronunciamento che il Governo ha chiesto alle imprese di non procedere con i licenziamenti. Nel frattempo a Palazzo Chigi si è aperto il secondo round della giornata, quello con i sindacati, chiamati a confrontarsi con l'esecutivo sulle prospettive industriali e occupazionali dell'intero gruppo. È il terzo incontro formale con le organizzazioni sindacali dopo quelli del 5 marzo e del 28 luglio, in una vertenza che dall'inizio della legislatura ha già visto circa una ventina di confronti. Entrando a Palazzo Chigi, il leader della Uilm Davide Sperti ha però fatto capire che la richiesta dei metalmeccanici è quella di superare la stagione degli incontri senza sbocco. 'Il tavolo permanente può essere un tavolo di confronto per trovare le soluzioni, di tavoli a sé ne abbiamo fatti fin troppi: non siamo una falegnameria, vogliamo trovare le soluzioni', ha dichiarato Sperti. Il segretario della Uilm è intervenuto anche sulle procedure avviate nell'indotto e sul confronto richiesto a livello territoriale con Aigi. 'I lavoratori non sono scudi né clave - ha sottolineato -. C'è un problema oggettivo, quindi vogliamo trovare soluzioni insieme, ma è anche il momento che ognuno faccia il suo, senza esasperare gli animi'. La giornata romana entra così nella sua fase più delicata. Il congelamento dei 2.500 licenziamenti evita per ora l'apertura immediata di un'altra emergenza sociale, ma lascia intatti i nodi strutturali della vertenza: il futuro dell'area a caldo, la vendita degli stabilimenti, la decarbonizzazione e la continuità produttiva e occupazionale dell'intero gruppo, da Taranto fino a Genova e Novi Ligure. F.A

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