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Bastano pochi secondi e un pezzo di metallo grande quanto una graffetta. È così che un semplice prelievo al bancomat può trasformarsi in un furto. La tecnica si chiama 'cash trapping' e sta tornando a colpire in tutta Italia. Dopo Roma, l'attenzione è alta anche in provincia di Foggia.
La dinamica è sempre la stessa, silenziosa e ben collaudata. I truffatori applicano all'interno della fessura da dove escono i contanti una sottile placca metallica o una linguetta, fissata con nastro biadesivo, perfettamente mimetizzata con la scocca dello sportello. L'utente inserisce la carta, digita il PIN, l'operazione viene autorizzata. Sul display compare la scritta 'prelevare il denaro', ma dalla bocchetta non esce nulla. Oppure esce solo a metà, bloccata.
A quel punto scatta l'errore più comune: pensare a un bancomat guasto. La vittima si guarda intorno, riprova, poi si allontana per entrare in filiale o per chiamare la banca. È proprio quello che aspettano i malviventi, appostati a pochi metri, spesso fingendo di essere il cliente successivo in fila. In un attimo sfilano la linguetta e con essa le banconote rimaste incastrate.
Che non sia una leggenda metropolitana lo dimostra quanto accaduto il 2 settembre a Cesano, nell'hinterland nord di Roma. I Carabinieri della Stazione Roma La Storta sono intervenuti in via Marino Dalmonte dopo una segnalazione al 112 e hanno arrestato in flagranza un 49enne romano mentre tentava di recuperare 50 euro che aveva appena bloccato con una placca metallica. L'uomo, già noto, è risultato collegato ad altri due episodi simili nella stessa zona.
Perché riguardarci da vicino? La Capitanata è uno dei territori più sotto pressione sul fronte degli sportelli automatici. Solo negli ultimi mesi in provincia di Foggia si sono superati i trenta tra assalti, tentativi di scasso e manomissioni. Un terreno fertile per chi cerca scorciatoie. E alla tecnica meccanica del cash trapping si affianca ora una variante più insidiosa, già segnalata a Cerignola: la truffa dello scontrino. Qualche minuto dopo un prelievo andato male, la vittima riceve una telefonata da un sedicente operatore bancario che, con tono rassicurante, chiede i dati dell'operazione per ' sbloccare il contante '. In realtà sta cercando di svuotare il conto.
Difendersi è possibile, ma serve cambiare abitudine
Primo: guardate e toccate. Prima di usare un ATM, passate un dito lungo la fessura dell'erogazione. Se sentite uno spessore anomalo, un bordo tagliente, del nastro o una parte che si muove, lasciate perdere.
Secondo: non abbandonate mai lo sportello. Se le banconote non escono, restate davanti al bancomat, coprite la tastiera e chiamate immediatamente il numero di assistenza riportato sullo sportello stesso o il 112. Molti ATM, dopo 30 secondi, riprendono automaticamente i soldi non ritirati e li riaccreditano. Andarsene significa regalarli.
Terzo: chiudete la porta ai finti operatori. Nessuna banca vi chiamerà mai dopo un prelievo per chiedervi PIN, codice OTP, foto dello scontrino o per invitarvi a fare un bonifico di verifica.
In un territorio dove il bancomat è ancora il salvadanaio quotidiano di molte famiglie e commercianti, prudenza e lentezza valgono più di qualsiasi tecnologia antifrode.
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