3 minuti di lettura
Durante un'uscita in mare nel Golfo Paradiso, Daily Nautica ha avvistato e fotografato al largo di Camogli Artefact, il superyacht di 80 metri costruito da Nobiskrug e attribuito a Mike Lazaridis, cofondatore di BlackBerry.
Consegnato nel 2020, Artefact è uno yacht che difficilmente passa inosservato, soprattutto per l'architettura della sovrastruttura e per le grandi superfici vetrate che ne caratterizzano il profilo. Con una lunghezza di 80 metri e un volume di 2.999 GT, il megayacht nasce da un progetto fortemente personalizzato, nel quale design e tecnologia hanno avuto un ruolo centrale fin dalle prime fasi di sviluppo.
Un'architettura che cambia il volto del superyacht
A rendere Artefact immediatamente riconoscibile è soprattutto il suo profilo. Il design esterno porta la firma dello studio canadese Gregory C. Marshall Naval Architect, mentre gli interni sono stati progettati da Reymond Langton Design. Ma sono soprattutto le ampie superfici vetrate a definire la sua identità. Finestre dalle geometrie irregolari attraversano la sovrastruttura e interrompono la tradizionale successione orizzontale dei ponti, creando un disegno che rende Artefact riconoscibile praticamente da qualsiasi angolazione.
Una scelta che non risponde soltanto a esigenze estetiche. Il vetro diventa infatti parte integrante dell'esperienza degli ambienti interni, mettendoli in relazione con il paesaggio circostante. Complessivamente Artefact utilizza circa 750 mq di vetro, una quantità eccezionale anche per uno yacht di queste dimensioni. Forbes lo descrive come lo yacht di 80 metri dal maggiore volume al momento della sua realizzazione, sottolineando proprio l'impiego particolarmente esteso delle superfici trasparenti. Artefact, 80 metri e quasi 3.000 GT
Con i suoi 2.999 GT, Artefact sviluppa volumi molto importanti in rapporto alla lunghezza. A bordo può accogliere 12 ospiti, assistiti da un equipaggio che può arrivare a 24 persone. Gli interni sono stati sviluppati sfruttando la quantità di luce naturale garantita dalle grandi vetrate e il continuo rapporto visivo con il mare. Il risultato è uno yacht nel quale l'impatto dell'architettura esterna trova continuità negli ambienti di bordo, senza seguire necessariamente le proporzioni e le geometrie più convenzionali dei grandi motoryacht.
La forte personalizzazione del progetto nasce anche dalle richieste dell'armatore. Il comandante Aaron Clark, coinvolto nello sviluppo dello yacht fin dalle prime fasi, ha raccontato che il proprietario desiderava espressamente un diesel-elettrico, ponendo tra le priorità efficienza, stabilità e un utilizzo particolarmente esteso del vetro. Una propulsione diesel-elettrica con batterie agli ioni di litio
Le caratteristiche più interessanti di Artefact, infatti, non sono legate soltanto al design. Il progetto è stato sviluppato con particolare attenzione anche alla tecnologia di propulsione e alla riduzione dell'impatto ambientale. Artefact utilizza infatti un sistema diesel-elettrico che combina generatori, propulsione Azipod e un sistema di accumulo attraverso batterie agli ioni di litio.
In determinate condizioni il megayacht può utilizzare l'energia accumulata nelle batterie per muoversi senza ricorrere continuamente ai motori a combustione, riducendo rumore e vibrazioni durante alcune fasi della navigazione e delle manovre. A questo si aggiunge il posizionamento dinamico, che consente allo yacht di mantenere la propria posizione senza necessariamente ricorrere all'ancora. Una soluzione particolarmente interessante quando si naviga in prossimità di fondali sensibili. Uno yacht da circa 150 milioni di dollari
Anche il valore attribuito ad Artefact contribuisce a dare la misura del progetto. Diverse fonti specializzate lo stimano infatti intorno ai 150 milioni di dollari, anche se si tratta di una valutazione e non di un prezzo ufficialmente comunicato dal cantiere o dall'armatore. Più del valore economico, però, Artefact colpisce per il modo in cui riesce a distinguersi in un segmento nel quale le dimensioni, da sole, non bastano più a rendere unico un progetto. In questo caso, oltre alle proporzioni, sono soprattutto il disegno irregolare delle vetrate e l'integrazione delle tecnologie di bordo a costruirne l'identità.
Photo credit: Bruno Ortolani
(0)Comments