‘Camouflage', da migrante a profugo in cerca d'identità

‘Camouflage', da migrante a profugo in cerca d'identità
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Category: Entertainment
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VENEZIA – Sono passati quattro anni e mezzo dall'invasione russa in Ucraina, e come la guerra non è ancora finita, non finiscono neppure le infinite storie di dolore legate a quel trauma. Con il suo primo lungometraggio, in concorso alle Giornate degli Autori 2026, Mykyta Gibalenko ci racconta la sua. Ispirato all'esperienza autobiografica del regista ucraino, Camouflage inizia nel 2021, quando il 22enne Vitaly parte per Monaco di Baviera, in cerca di una vita migliore. Nonostante le difficoltà economiche e linguistiche, il giovane sembra trovare il suo equilibrio, soprattutto grazie a un gruppo teatrale che lo accoglie, dandogli una seconda famiglia. Pochi mesi dopo, però, l'attacco da parte della Russia cambia tutto, costringendo sua madre e sua sorella a fuggire per raggiungerlo in Germania. Questo inatteso ricongiungimento familiare metterà tutto in discussione, portando i tre a confrontarsi non solo con la situazione politica del loro paese ma con le radici stesse delle reciproche esistenze. Camouflage racconta senza veli la ricerca identitaria di un giovane ucraino, che dopo avere rifiutato quel poco che il suo paese aveva da offrirgli deve fare i conti con un legame indissolubile, quello con la propria cultura, la propria lingua, il proprio sangue, tradito da chi credeva di potere chiamare 'fratello'. 'Camouflage, attraverso il percorso di Vitaly, affronta il dilemma dell'esistenza nella distanza che si frappone tra le identità. – dichiara Gibalenko, che è emigrato in Germania nel 2013 – Allo stesso tempo, però, non si tratta solo di una formazione individuale, poiché migrazione e guerra sono esperienze collettive. Dunque, oltre al destino di Vitaly, ne raccontiamo altri. Quello di sua sorella Eugenia che, costretta a fuggire, non riesce a sintonizzarsi con la vita apparentemente tranquilla dell'Europa occidentale, anche perché la sua compagna è dispersa al fronte. Quello della madre di Vitaly, un'insegnante che si è formata sotto il regime sovietico, che fino all'ultimo si rifiuta di pensare che la guerra stia per arrivare. Quello di Fiona, la persona che in Germania ospita Vitaly e poi la sua famiglia, e che si sente sempre più sopraffatta dalle emozioni dei suoi coinquilini. Camouflage intreccia queste esperienze, con tutta la confusione e le contraddizioni che ne derivano, anziché adagiarsi su una verità semplificata'. Il cuore del film, in particolare, è il rapporto tra Vitaly e sua sorella. Fin dall'inizio vengono mostrati come complici, seppur con aspettative di vita completamente diverse. Nel corso del film il loro sincero affetto reciproco verrà messo in discussione dal diverso approccio al dolore. Mentre la ragazza, devastata dalla perdita, sembra aver perso l'allegria e la vitalità che la contraddistingueva, Vitaly prova a nascondersi dietro la sua nuova quotidianità europea, per ignorare ciò che sta accadendo al suo paese. Non sarà facile per entrambi mettere da parte il trauma per riscoprirsi come fratello e sorella, uniti per sempre, anche se separati dai confini geopolitici. Senza il bisogno di ridondanti denunce politiche, Camouflage racconta una storia che potrebbe essere quella di tanti in giro per l'Europa, permettendoci di entrare nella vita di un migrante che si scopre presto profugo, rivelando quella differenza sottile tra chi viaggia per desiderio e chi lo fa per necessità.

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