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Il Cremlino frena le tensioni e apre al dialogo con Washington, mentre proseguono i contatti per la risoluzione del conflitto e lo scambio di prigionieri
Un'ora di colloquio telefonico definito franco, costruttivo e professionale ha messo nuovamente a confronto il presidente russo Vladimir Putin e il leader della Casa Bianca Donald Trump. Al centro del dialogo, durato sessanta minuti, vi è stata la situazione in Ucraina e i recenti esiti delle missioni diplomatiche condotte a Mosca e Kiev dagli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo quanto riferito dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, il confronto si è svolto su toni positivi e di mutuo rispetto.
Nel corso della conversazione, il capo del Cremlino ha affrontato direttamente il tema della sicurezza nel continente europeo, respingendo con fermezza le accuse e le speculazioni circolate negli ultimi mesi. Putin ha assicurato che la Russia non possiede alcun piano aggressivo nei confronti dell'Europa, sottolineando che 'piani aggressivi verso l'Europa non ci sono nemmeno passati per la mente'. Lo stesso leader russo ha aggiunto che le speculazioni sulla presunta minaccia servono solo da copertura ai paesi europei per 'aumentare il loro supporto per l'Ucraina e i loro stessi investimenti militari'. Trump ha ribadito il proprio obiettivo di arrivare a una rapida conclusione del conflitto nel corso del suo mandato presidenziale, evidenziando che a suo avviso ciò avrebbe 'un impatto particolare sui legami commerciali ed economici, promettendo enormi benefici per entrambi i paesi' e che la fine del conflitto 'aprirebbe immediatamente prospettive impressionanti e di vasta portata per il pieno ripristino delle relazioni tra Stati Uniti e Russia'.
Mosca ha inoltre fatto sapere di aver illustrato alla controparte americana cosa 'potrebbe fare la parte americana per mettere fine alle ostilità in Ucraina il prima possibile'. Parallelamente, i due leader hanno concordato di mantenere aperto il canale diplomatico diretto, programmando ulteriori contatti futuri e confermando l'impegno comune per la risoluzione delle questioni umanitarie, compresi 'gli scambi di persone detenute e condannate'.
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