Stipendi fermi, burocrazia crescente e selezione sbagliata: una docente spiega cosa manca davvero agli insegnanti
non un ornamento del carattere, ma il fondamento stesso del riconoscimento pubblico di una persona: la si perdeva quando si perdeva peso, voce,formare le coscienze di chi verrà dopo di noi.
Eppure, è proprio questa funzione, tanto proclamata quanto essenziale, ad essere la più esposta alla delegittimazione quotidiana, e ciò per varie ragioni:– Aggressioni verbali e fisiche che entrano nelle scuole come se la cattedra fosse diventata un bersaglio e non più un presidio. – Propaganda diffamatoria nei confronti degli insegnanti: ferie lunghe tre mesi l'anno, lavoro solo al mattino, e in sostanza fancazzismo.
C'è un rovesciamento che dobbiamo nominare con chiarezza: si chiede alla scuola misura, equilibrio, pazienza e si pretende che i suoi insegnanti la esercitino ogni giorno, in classi sempre più difficili, con strumenti sempre più scarsi, sempre più numerose e prive di compresenze. Mentre si moltiplicano i, l'insegnante è sempre più solo e deve adattare il proprio stile di insegnamento alle caratteristiche di tutti gli studenti contemporaneamente.
Ma una società che esige misura, senza restituire alcun riconoscimento, commette essa stessa un atto diè un atto che vive nel tempo lungo. È relazione che si costruisce settimana dopo settimana, è la pazienza di aspettare che uno studente arrivi a capire con i suoi tempi, non con quelli di una scheda di valutazione. I greci avevano una parola per ilÈ esattamente questo tempo che la logica amministrativa ha aggredito.
Ogni ora sottratta alla relazione educativa per essere consegnata a un adempimento, a una piattaforma, a una certificazione, è un piccolo furto fatto alRestituire dignità alla scuola significa, prima di ogni altra cosa, restituirle il tempo. Il tempo per ascoltare, per correggere con cura, per costruire una relazione che educhi davvero — non soltanto per compilare scartoffie.i pomeriggi impegnati ad arricchire, approfondire, fare esperienze. In tal modo salveremmo tanti studenti, nelle zone depresse del nostro Paese, dalla malavita.
Avremo, così, il tempo di insegnare ai nostri studenti che. Nelle risicate ore del mattino, le sole ormai in cui la scuola è aperta agli studenti, salvo pochi casi virtuosi, la scuola è diventata un 'progettificio', come ho avuto modo di ascoltare dalla voce del procuratore di Napoli dott. E ciò toglie il tempo alla costruzione delle competenze di base. È come costruire un palazzo su fondamenta di sabbia.
Ridare dignità alla scuola significa smetterla di far credere agli studenti che essa serve solo aE qui arriviamo a una ferita che precede tutte le altre: il modo stesso in cui lo Stato sceglie gli insegnanti.. Ma di quella conoscenza che serve a in-segnare, cioè a lasciare un segno, a costruire relazione, a leggere il disagio di uno studente prima ancora che i suoi errori, a modulare pazienza ed esigenza secondo la persona che si ha davanti — di questo, nella selezione, non c'è quasi traccia.
Nessuna prova valutaSelezioniamo docenti come si selezionano depositari di sapere, dimenticando che il sapere, senza la capacità di farlo incontrare con chi si ha davanti, resta lettera morta, quando non sia dannoso. È come scegliere un medico solo per la conoscenza dell'anatomia, senza mai chiedersi se sappia stare accanto a chi soffre.
Non stupisce, allora, che tanti insegnanti, competenti sulla carta, fatichino poi a reggere la classe come— non per colpa loro, ma perché nessuno ha mai chiesto loro, prima di affidargli quel ruolo, se ne avessero le doti umane necessarie. Ridare dignità alla scuola significa anche questo: ripensare chi selezioniamo e come, riconoscendo che insegnare non è solo sapere, ma sapere stare — con pazienza, con ascolto, con quella cura che nessun concorso, oggi, sa misurare.ha trasformato il dirigente in un piccolo dominus e il Collegio dei Docenti in un organo ratificatore, senza nessun reale potere decisionale.
Il Dirigente hasull'assegnazione delle cattedre, sulle supplenze, sui progetti da premiare, sulla comminazione delle sanzioni disciplinari — e pochissimi contrappesi reali a bilanciarli. Il docente, specialmente se precario, si trova spesso nella posizione di chi deve ringraziare per un incarico, anziché rivendicarlo come diritto: la sua nomina, la sua carriera, la sua stessa permanenza in un istituto, dipendono da un giudizio, che non sempre risponde a criteri trasparenti..
Una comunità educativa non può fondarsi sulla soggezione di chi insegna a chi amministra: la dignità del docente comincia da lì, dal diritto di essere trattato con equità. , oggi spesso sostituito da un controllo capillare e da una contestazione sistematica di ogni valutazione.
Il voto non è più letto comeal docente a colpi di e-mail, di ricorsi, talvolta di aggressioni verbali o fisiche che occupano le cronache con inquietante regolarità.l'insegnante, che dovrebbe essere alleato della famiglia nella costruzione della persona, viene trattato come fornitore di un servizio, da cui pretendere un risultato, indipendentemente dall'impegno reale dello studente, e quando questo servizio non arriva, la colpa è senz'altro delQuesta ingerenza non nasce da eccesso di amore per i figli, ma da una crisi più profonda: l'incapacità genitoriale di e-ducare il proprio figlio, di condurlo fuori da un'età di minorità all'età adulta, con tutte le responsabilità che questo comporta. Poi c'è lo spauracchio dell'appuntamento con il Dirigente.
Gli alunni come i genitori hanno scambiato il confronto con il Dirigente con la pretesa di avere ragione o in alcuni casi vendetta nei confronti del docente che si è permesso di punire, con una annotazione a casa, ilC'è un meccanismo che va nominato, perché è il più subdolo: quello degli incentivi. Un istituto vale, agli occhi dell'amministrazione, per il numero dei suoi iscritti; un dirigente vale per la sua capacità di trattenerli e di mostrare pochi fallimenti.
Così la scuola rischia di trasformarsi in un'azienda che compete per i clienti, anziché in un luogo che forma le persone: meno si boccia, più la scuola appare efficiente; più studenti si iscrivono, più cresce il peso amministrativo di chi la dirige. Il voto, in questo schema, smette di essere: quella di chi accompagna senza sostituirsi, che si fida senza rinunciare a vigilare, ma che non trasforma ogni valutazione in un processo.
SignificaChiediamo che la parola dignità smetta di essere retorica da discorso ufficiale e torni ad essere condizione reale: di tempo, di riconoscimento, di scelta di chi sta davanti ai nostri ragazzi. Perché chi forma il futuro merita, prima di tutto, un presente degno di questo nome.
: una battaglia per restituire valore, dignità e centralità a una categoria fondamentale per il futuro del nostro PaeseGentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo: evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list .
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