Morciano. Fayaz, quel gentiluomo persiano-morcianese

Morciano. Fayaz, quel gentiluomo persiano-morcianese
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Category: Politics
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– Gli americani e gli israeliani hanno bombardato più di 13mila obiettivi, facendo quasi 4mila morti (400 donne ed un numero molto alto di bambini). L'attacco va contro i principi della legalità ed il diritto internazionale. Il popolo iraniano da più di un secolo e mezzo ha dovuto fronteggiare gli invasori'. Sposato con la morcianese Vanda Vandi, una figlia, Sarah, due nipoti Alessandro e Celeste, l'iraniano Hossein Fayaz è in Italia dal novembre del 1967, con un visto per lo studio di Agraria a Perugia (poi farà Giornalismo ad Urbino). Aveva 24 anni. Fin da giovane è stato impegnato nel sociale e in politica; sul versante dei progressisti. Da universitario ha fatto parte del Movimento studentesco iraniano e italiano. La prima domanda è sui famigliari. Come stanno? 'Tutti bene, ringraziando Iddio. La mia città è stata bombardata e sono stati colpiti l'aeroporto e le caserme'. 'A proposito di questo attacco – riflette Fayaz – dico che va contro i principi ed il diritto internazionale. Gli americani e gli israeliani hanno bombardato più di 13mila obiettivi, facendo quasi 4mila morti (400 donne ed un numero molto alto di bambini). I colloqui di pace ad Islamabad in Pakistan, fanno porre questa domanda ad ogni iraniano, pensando al comportamento di Donald Trump: 'Servono per trasferire i militari americani nel Golfo Persico per poi attaccare o sono davvero tavoli di pace?'. Staremo a vedere'. 'Dal mio punto di vista – continua Fayaz – gli iraniani hanno risposto, bersagliando le basi americane nelle nazioni del Golfo Persico. Sta anche a significare che gli americani non li possono proteggere. Da 47 anni, dalla rivoluzione iraniana del 1979, e soprattutto dopo l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq di Sadam Hussein nel 1990, questi Stati hanno concesso le basi agli Stati Uniti ed estraggono petrolio e gas dalle piattaforme sul Golfo Persico, che spesso dovrebbero essere in condivisione con l'Iran. Invece, il mio Paese di nascita è sottoposto agli embarghi degli Stati Uniti e dell'Occidente. Mentre queste monarchie assolute continuano ad estrarre petrolio e gas a discapito dell'Iran. Non puoi pretendere che tali monarchie possano stare tranquille. La soluzione non è la guerra, ma è tornare al diritto internazionale. Ai principi delle Nazioni Unite. Va rispettato anche il diritto degli altri. E che si possa estrarre petrolio e gas in modo giusto ed uguale, come stabilisce la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, UNCLOS, del 1982'. 'Una riflessione su Israele – rimarca Fayaz -. Il Piano del governo di destra di Netanyahu è il dominio sul Medio Oriente; e fare da gendarme all'imperialismo americano. E non può tollerare un Iran unito e grande. Israele punta sulle varie etnie (kurdi, turchi, baluci ed arabi che vivono da millenni insieme in Iran) per frammentare la nazione. Vorrei ricordare che il Golfo Persico è un mare poco profondo (circa 50 metri la profondità media), lungo 800 km e largo tra i 55 ed i 120 km, 251.000 km². Il Golfo è diviso a metà tra chi sta nel nord est e chi nel sud. Le monarchie assolute degli Stati del sud (Bahrein, Qatar e Emirati Arabi), in precedenza pirati e pescatori di perle, hanno i pozzi petroliferi e di gas naturale nelle acque del Golfo. É questo il motivo del contendere'. 'Il popolo iraniano o meglio dire i popoli iraniani – afferma Fayaz, entrando nella storia – è che da più di un secolo e mezzo ha dovuto combattere su due fronti. Uno, contro i loro governanti dittatoriali, non rispettosi dei diritti umani e l'altro contro gli stranieri. La lotta è arrivata anche ad un risultato: la monarchia costituzionale nel 1906. All'epoca, l'unico Paese nel Medio Oriente e il continente asiatico con una Costituzione democratica, con la divisione dei tre poteri, sul modello di quello belga. Vorrei ricordare che nel Parlamento iraniano (Majles) formato da 290 parlamentari in rappresentanza di circa 92 milioni abitanti, sono rappresentate anche le minoranze religiose (articolo 64), come i Cristiani (Armeni, Assiri e Caldei) 3 seggi, gli ebrei 1 seggio, gli zoroastriani 1 seggio. Gli iraniani per 2.500 anni sono stati attaccati da grandi potenze: Greci, Romani, Arabi, Turcomanni, Mongoli, dagli Ottomani, Portoghesi, dai russi zaristi e sovietici, dagli inglesi, dagli iracheni, dagli americani. Un mio antenato paterno, ai primi dell'800, il nobiluomo Sardar Mirza Esmail Khan Dameghani, fu il comandante supremo dell'esercito iraniano che fermò i russi al nord e gli inglesi a sud a cavallo tra il '700 e l'800 durante il regno di Fath Ali Shah Cagiaride. Nei momenti difficili, il popolo iraniano si compatta dietro al governo che c'è, anche se lo contestano. E questo è il segreto della sopravvivenza dell'Iran'. Cittadinanza italiana dal 1981, Hossein Fayaz giunge in Italia nel 1967. Ricorda: 'Mia mamma non era contenta che io andassi via. Mi disse: 'Ora che vai in un paese cattolico, dove non ci sono le moschee, quando vuoi pregare Dio, devi chiedere il permesso al sacerdote e vai in chiesa. Anche noi musulmani abbiamo come profeti Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Maometto come ultimo. Fin da bambino sono stato educato nella religione musulmana sciita. Il mio nonno materno era un imam del venerdì, il vescovo della provincia. Si chiamava Alì Emami. Era una persona equilibrata, molto colta, con tanto seguito. Era un grande poeta, conosciuto in tutto l'Iran con il nome Meshkat (Fonte del Profumo). É stato uno dei miei punti di riferimento, perché corretto e giusto. L'altro è stato mio babbo. Il nonno mi ha dato le prime indicazioni. Quando ero un bambino, nelle ricorrenze importanti, mio nonno mi portava sul pulpito (Minbar) della grande Moschea e mi metteva sulle ginocchia e parlava ai fedeli. Ho vissuto con la famiglia del nonno fino a 12 anni e si viveva in un ambiente profondamente religioso. In una grande casa, attaccata alla moschea più importante della città. Aveva dei fondi (benefici ecclesiastici), poderi, grazie ai quali nel mese del Ramazan per 29 giorni arrivavano 200 persone diverse per finire il digiuno a casa del nonno. Mio babbo era un laico e profondamente democratico e progressista. É stato uno dei primi studenti delle scuole moderne in Iran; ha studiato Legge, specializzazione nel Catasto'. A chi gli chiede della sua famiglia, afferma: 'La mia era una bella famiglia. Benestante di Kashmar situato nella Regione Nord orientale di Khorassan Razavi; quando ero ragazzo aveva 30mila abitanti; ora più di 100mila. Mentre il capoluogo della regione è Mashhad, una delle più importanti dell'Iran. Siamo 12 fratelli (5 maschi e 7 femmine); tre sorelle vivono in Occidente: una a Firenze e due in Canada, a Toronto. Anche loro hanno la doppia cittadinanza. Sono stato il secondo iraniano ad avere la cittadinanza italiana; era il 14 agosto del 1981, a firma del presidente della Repubblica Sandro Pertini nella residenza della Selva di Valgardena. La pratica è durata sette anni; causa una legge del 1915. Per averla ci volevano dei grandi meriti. La Questura di Perugia era contraria per le mie attività nel Movimento studentesco; ero un rivoluzionario culturalmente: per la libertà, la democrazia, il dialogo. Invece, il questore di Pesaro Urbino, il dottor Francesco Pone, ha difeso a spada tratta la mia domanda. Anche l'onorevole Arnaldo Forlani era dalla mia parte. Non ero loro amico, ma li conoscevo bene'. Hossein Fayaz arriva ad Urbino nel settembre del 1970, per studiare giornalismo, allora l'unica scuola universitaria in Italia. E lì ha conosciuto la moglie Vanda. Nel 1972, in giugno, si sposano e riceve due offerte di lavoro. Una dall'Ansa di Bologna ed un'altra dalla radio televisione iraniana; anche se era, Fayaz, anti-imperialista e anti scià. Decide un'altra strada: insieme alla moglie, aprono un negozio di tappeti persiani a Pesaro, il primo nel 1974. Lavoro sì, ma anche impegno civile. Ricorda: 'A Pesaro mi dedico pubblicamente quasi solo al lavoro. Dopo la cittadinanza, mi propongono la candidatura in Parlamento tre partiti: Dc (grazie alla conoscenza di Gino Filippucci, partigiano cattolico, nonché presidente della Cassa di risparmio di Pesaro), Pci (grazie ai rapporti col senatore Emilio Bruni) e Psi. A Urbino conosco uno dei dirigenti del Movimento studentesco, Giancarlo Scriboni, successivamente dirigente del Psi, della corrente di Claudio Signorile e presidente della Regione Marche. Rifiuto, perché cercavo di convincere mia moglie a tornare in Iran. Accanto all'attività commerciale, periodo del boom delle radio e tv libere, mi venivano a chiedere la pubblicità. Aderivo, ma chiedevo spazio sulla cultura dei tappeti e sulla Persia. Mi piaceva fare l'ambasciatore culturale della mia nazione. Inoltre, collaboravo col giornale 'Cronaca '80'; di destra, ma mi potevo esprimere liberamente'.

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