Il pluripremiato regista giapponese Kore'eda (Palma d'oro con ' Un affare di famiglia ') è in concorso alla Mostra del Cinema con ' Look Back ', adattamento dell'opera a fumetti di Fujimoto Tatsuki. E sognano proprio di diventare mangaka le due giovanissime protagoniste, in un poetico e dolceamaro coming of age dove il regista interroga ancora il passare del tempo e le diverse età della vita. Omaggiando, anche, l'arte (parente stretta del cinema) di raccontare per vignette. Dopo Venezia, uscirà a novembre per Lucky Red e BiM…
Look Back s'intitola il lungometraggio del prolifico Hirokazu Kore'eda in concorso a Venezia 83 (a novembre nelle nostre sale per Lucky Red e BiM Distribuzione), e già intuiamo che il regista nipponico Palma d'oro per Un affare di famiglia ci racconterà, ancora una volta, lo scorrere del tempo. Vediamo quello ciclico della natura, con l'avvicendarsi delle stagioni che colora le foglie d'autunno o ricopre il suolo di neve invernale. Ma vediamo anche il tempo degli esseri umani, apparentemente lineare, dalla nascita alla morte, dai sogni dell'infanzia alla realtà degli adulti, dalla nascita di un legame alla sua perdita.
Eppure, sembra suggerirci il film, 'ciclici' lo siamo anche noi in un certo senso, col potere della nostra mente di tornare indietro e rileggere il passato, per reimmaginarlo insieme al futuro. (Ri)disegnandolo persino, magari con pennino e china. Questa fatica di Kore'eda è, non a caso, un adattamento live-action (quasi tutto, almeno) del manga omonimo di Fujimoto Tatsuki, pubblicato in Italia da Star Comics e già trasposto come anime da Kiyotaka Oshiyama nel 2024. E al linguaggio e alla tradizione del fumetto giapponese, così peculiari da meritarsi un nome a sé, il cineasta canta qui una poetica ode, nelle numerose inquadrature dove le mani usano il nero per plasmare forme e mondi sul bianco delle pagine.
Come fa la giovanissima Fujino (interpretata prima da Furi Nanase e poi da Natsuki Deguchi), ormai all'ultimo anno delle elementari, popolarissima in classe per le sue strisce pubblicate sul giornalino scolastico. Ma a rubarle scena e complimenti arrivano le vignette della compagna di un'altra sezione, Kyomoto, che non frequenta le lezioni ma disegna a un livello sorprendentemente alto per la sua età.
La frustrazione è tale da spingere Fujino ad abbandonare la sua passione. Ma quando, finito l'anno, la ragazzina viene incaricata di recapitare il certificato di diploma alla rivale senza volto, scoprirà che quest'ultima (Rokka Okada da piccola, Aju Makita da grande), affetta da agorafobia, non è solo una sua grande fan, ma anche una potenziale amica e collaboratrice con cui puntare già alla pubblicazione.
L'idillio, naturalmente, non dura per sempre, e anzi il lato oscuro dell'ossessione competitiva, diffusa non solo nel microcosmo dei mangaka e di chi vorrebbe esserlo, prenderà una piega particolarmente tragica. Ma forse proprio da qui la tensione ad esprimersi e a lasciarne traccia dietro di sé permetterà a una delle protagoniste non solo di evadere in un ipotetico, differente corso degli eventi accaduti, ma anche di interrogarsi sulle proprie contraddizioni irrisolte.
L'arte può unirci, separarci e poi farci tornare insieme, ciclicamente appunto, sembra suggerirci Look Back . Che, tra le varie citazioni cinematografiche, menziona a un certo punto anche Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki. E ad avvicinare Kore'eda al connazionale animatore (ma, a proposito di manga, potrebbe venire in mente anche Jiro Taniguchi) c'è in effetti non solo il ricorso ai disegni in movimento (in una delle sequenze più toccanti), ma anche e soprattutto la padronanza di uno stile insieme essenziale ed evocativo, da realismo magico per cui ogni piccolo gesto e momento quotidiano sembra portare con sé il mistero del nostro crescere, incontrarci, allontanarci, ritrovarci.
Allo stesso modo, nel mettere in scena con delicatezza le umane fragilità delle due narratrici per immagini, Kore'eda medita (anche) sul cinema, fratello del fumetto di cui contempla e interroga la fissità come un altro modo di fermare il fiume del tempo. Di questo fiume, il regista giapponese ci fa sentire la leggerezza e il peso, giocando con la velocità dei fotogrammi. Come nelle scene al ralenti, dove lo sguardo sembra voler restare più a lungo possibile sui momenti di gioia di Fujino e Kyomoto: intermittenze di felicità ritagliate, come vignette, tra i lutti e le imperfezioni dell'esistenza. Hirokazu Kore'eda Look Back manga Venezia 83
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