In Italia escono oltre 1.000 film l'anno, ma il pubblico non basta più per tutti

In Italia escono oltre 1.000 film l'anno, ma il pubblico non basta più per tutti
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Home » Cinema » Horror & Thriller » In Italia escono oltre 1.000 film l'anno, ma il pubblico non basta più per tutti 07/09/2026 news di William Maga Nel 2025 sono arrivati nelle sale italiane 1.002 nuovi film, il doppio rispetto al 2022. Ma gli spettatori restano lontani dai livelli pre-Covid e il valore medio per titolo si è più che dimezzato. Intanto cresce il peso delle piattaforme Il cinema italiano ha un problema apparentemente paradossale: nelle sale arrivano sempre più film, ma il mercato non cresce abbastanza per sostenerli. Nel 2025 i nuovi titoli distribuiti nei cinema italiani sono stati 1.002. Nel 2022 erano appena 501. In tre anni, dunque, l'offerta è praticamente raddoppiata, mentre spettatori e incassi sono rimasti su tutt'altra traiettoria. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto 'Cinema italiano: più film, meno spettatori. Un nuovo equilibrio tra sala e digitale', curato da Francesco Baldi e Valerio Mancini per la Rome Business School. Il dato più significativo riguarda il valore medio generato da ciascuna nuova uscita: nel 2019 il rapporto tra box office complessivo e film distribuiti era di circa 1,3 milioni di euro per titolo; nel 2025 è sceso sotto i 500mila euro. In altre parole, aumentano i film che devono spartirsi un mercato che non si è ampliato nella stessa misura. 1.002 film, ma il pubblico del cinema non aumenta I numeri Cinetel confermano la sostanziale immobilità del box office. Nel 2025 le sale italiane hanno incassato 496,55 milioni di euro, con 68,36 milioni di presenze. Rispetto al 2024 gli incassi sono cresciuti appena dello 0,5%, mentre i biglietti venduti sono diminuiti del 2%. Allargando il confronto al 2023, gli incassi segnano appena +0,2% e le presenze -3,2%. Il problema diventa ancora più evidente guardando al periodo precedente alla pandemia. Secondo Rome Business School, gli incassi del 2025 sono ancora inferiori del 22% rispetto al 2019 e le presenze del 30%. Non sembra essere il prezzo del biglietto a spiegare da solo la distanza: la media è passata da 6,51 euro nel 2019 a 7,26 nel 2025, un aumento dell'11,5%, inferiore all'inflazione cumulata registrata nello stesso periodo. Il risultato è una competizione sempre più feroce non soltanto per gli schermi, ma per qualcosa di ancora più difficile da conquistare: l'attenzione dello spettatore. Più film devono essere promossi, trovare spazio nella programmazione e convincere il pubblico in finestre temporali sempre più affollate. Il cinema italiano, però, sta conquistando una fetta più grande del mercato C'è un dato che impedisce di ridurre tutto alla formula 'gli italiani non vanno più a vedere film italiani'. È vero piuttosto il contrario. Nel 2025 produzioni e coproduzioni nazionali hanno generato 162,4 milioni di euro, pari al 32,7% del box office, con 22,7 milioni di spettatori. È il miglior risultato dal 2016. Parallelamente, la quota statunitense si è fermata al 40,6%, per circa 201,4 milioni di euro, con un calo del 24,7% rispetto al 2024. Il rapporto RBS evidenzia ancora meglio il cambiamento di lungo periodo: nel 2019 il cinema italiano e le coproduzioni rappresentavano il 21,2% degli incassi e quello americano il 65,2%. Nel 2025 le due quote sono diventate rispettivamente 32,7% e 40,6%. Il prodotto nazionale sta quindi recuperando terreno, ma all'interno di un mercato complessivamente più piccolo rispetto a quello precedente al Covid. È questa distinzione a rendere meno semplice la diagnosi di una generica 'crisi del cinema italiano'. Le piattaforme stanno diventando finanziatori del cinema Nel frattempo sta cambiando anche chi finanzia l'audiovisivo. Secondo il rapporto Rome Business School, nel 2025 gli operatori VOD hanno investito 344,4 milioni di euro in opere audiovisive europee indipendenti destinate al pubblico italiano. Netflix, Prime Video e gli altri servizi non sono quindi più soltanto il luogo in cui un'opera viene distribuita dopo la sala: partecipano sempre più direttamente alla selezione, al finanziamento, alla produzione e alla promozione dei contenuti. Parallelamente diminuisce la dotazione complessiva del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo: dai 696,03 milioni di euro del 2025 ai 606,03 milioni del 2026, una contrazione di circa il 13%, secondo la documentazione della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura. Il taglio, tuttavia, non riguarda in modo uniforme tutte le misure: cambia anche la distribuzione interna delle risorse. Il problema non è più fare film, ma riuscire a farli vedere È forse questo il dato più interessante dell'intera fotografia. Per anni il dibattito sul cinema italiano si è concentrato sulla necessità di produrre, finanziare e diversificare l'offerta. Oggi il collo di bottiglia sembra essersi spostato più avanti nella filiera. Tra il 2022 e il 2025 i nuovi film arrivati nelle sale sono raddoppiati, ma il pubblico no. E nell'universo dello streaming il numero potenziale di opere disponibili diventa praticamente infinito. Come osserva il rapporto RBS, la risorsa scarsa non è più soltanto lo spazio fisico sullo schermo: è l'attenzione. Il paradosso del cinema italiano del 2026 può quindi essere riassunto così: il sistema ha dimostrato di saper mettere sul mercato sempre più film. Ora deve capire come evitare che una parte crescente di quei film diventi quasi invisibile. © Riproduzione riservata

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