2Days Prog +1 – Seconda Giornata (5
Commento della mia unica giornata a
prima di tutto… splendida. Calda, sì, ma luminosa, con quell'aria di fine
estate che rende tutto più morbido. Rispetto alla mia ultima presenza, un paio
di anni fa, ho trovato una novità: le sedie davanti al palco erano
rimosse, lasciando uno spazio libero che ha dato più respiro ai musicisti e più
libertà al pubblico. Io ho scelto le comode gradinate da calcetto, un po' più
indietro ma perfette per godersi la serata con una visuale ampia.
Il pubblico di giornata è cresciuto lentamente, concerto dopo concerto,
fino a diventare numerosissimo. E come sempre accade nei festival prog, ci si
ritrova: amici, conoscenti, volti familiari. È musica di nicchia, e chi la ama
finisce per frequentare gli stessi luoghi, gli stessi eventi, gli stessi
palchi. Il mio racconto riguarda solo la giornata di sabato, ma credo possa
essere rappresentativo dello spirito dell'intero festival.
Ottone Pesante – L'apertura radicale
hanno aperto la serata con una proposta che non
muovono tra metal estremo, avanguardia e ricerca sonora. Una scelta coraggiosa
da parte del festival, che ha voluto iniziare con un set di rottura, capace di
catturare l'attenzione e spiazzare.
Il trio ha mostrato una precisione tecnica notevole, un uso
creativo degli effetti e una presenza scenica intensa. Il pubblico ha reagito
con curiosità e sorpresa, com'è naturale per una proposta così radicale.
Un'apertura che ha dato subito il tono della serata.
Il debutto live che i fan aspettavano da anni
Per me, questo è stato uno dei momenti più attesi. I
sono sempre stati una band da album in studio: di base un trio internazionale (Kimmo
Porsti, Marco Bernard e Steve Unruh, solo il primo presente a Veruno) diventato
nel tempo una multinazionale del prog sinfonico, con collaboratori da tutto il
mondo, molti dei quali italiani.
E vederli finalmente sul palco, con
come ospite, è stato un piccolo evento
storico. La formazione ha rappresentato perfettamente la sua natura:
internazionale, stratificata, ricca di contributi italiani.
Il set è stato vario, elegante, significativo della loro
produzione: passaggi sinfonici, momenti narrativi, interplay guidato da Porsti,
tastiere che ricostruivano l'architettura di tracce del passato.
personale: dopo anni di scambi, finalmente la dimensione umana.
Un debutto live che ha mantenuto tutte le promesse.
Ritual – La sorpresa della serata
Non li conoscevo, e molti altri come me (anche se ho captato che il
loro arrivo a Veruno era stato caldeggiato da molti dei presenti), e forse
proprio per questo la loro esibizione è stata una sorpresa. I
hanno portato una lettura del prog
fresca, innovativa, con radici folk ben integrate e un profumo - intenso, non
superficiale - di quella scuola complessa e giocosa che richiama i Gentle
, è stato il vero catalizzatore: voce particolare,
riconoscibile, e una chitarra che passa con naturalezza da momenti acustici a
sezioni più energiche. Molti presenti hanno condiviso la stessa impressione:
una band da scoprire (almeno per me), capace di sorprendere anche chi ascolta
Li intervisterò a breve: un'occasione per approfondire una
proposta che dal vivo ha mostrato una personalità forte e originale.
Energia, storia e brani che non
ascoltavamo live da molto tempo
è stato un regalo. Vicino agli 80 anni, Barre è
salito sul palco con una freschezza che ha stupito tutti: preciso, energico,
Un dettaglio importante: il bassista previsto non ha potuto
partecipare e Barre ha chiamato
ha avuto pochissimo tempo per preparare la scaletta; l'ho immaginato
emozionato, ma si è comportato benissimo, con professionalità e rispetto per un
repertorio complesso e credo possa essere questa una grande soddisfazione
La serata ha avuto anche un momento speciale: l'unica
occasione in cui Barre ha imbracciato il flauto, durante
. Un gesto preciso, voluto, un omaggio diretto a Roland Kirk, il
musicista che aveva ispirato quel brano e che Ian Anderson ha sempre
riconosciuto come riferimento. Proprio perché il flauto è stato usato una sola
volta, si è percepita con forza la solidità dei brani dei Jethro Tull: reggono
benissimo anche senza, anche se il condizionamento di anni e anni porta a
identificare la loro musica con il flauto traverso. Magari la presenza delle tastiere
Oltre all'omaggio a Kirk, Barre ha aperto una parentesi
intenso e sorprendentemente rock, perfettamente integrato nel tessuto del
La parte per me più emozionante è stata quella dedicata ai primi
album dei Jethro Tull, brani che nel nuovo millennio non avevo mai ascoltato
dal vivo, e che qui hanno trovato nuova vita grazie ad arrangiamenti freschi,
energici, quasi 'restaurati': quando mai è capitato di sentire '
E ascoltare quei pezzi con una voce vera, piena, non forzata,
ha dato loro una dimensione diversa, più rock, più fisica.
Una band di livello altissimo, un set che ha unito energia,
La seconda giornata del 2Days Prog +1 è stata un viaggio tra
sperimentazione, debutti attesi da anni, sorprese inattese e un tuffo nella
Un festival che continua a essere un punto di riferimento,
capace di unire pubblico, musicisti, amici e appassionati in un'atmosfera
unica. E anche se il mio racconto riguarda solo la giornata di sabato, credo
che possa rappresentare bene lo spirito di Veruno: coraggioso, accogliente,
E il prossimo anno ci saranno altre novità!
(0)Comments