'Musk', David Byrne inventa la docu-canzone

'Musk', David Byrne inventa la docu-canzone
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Category: Entertainment
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C'è un'ironia quasi perfetta nel fatto che a raccontare Elon Musk, alla fine di Musk , il monumentale documentario di Alex Gibney presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, sia la voce di David Byrne. Non perché l'ex leader dei Talking Heads abbia scritto una canzone contro il miliardario di Tesla e SpaceX nel senso tradizionale del termine. Al contrario: Byrne ha scelto di non aggiungere praticamente nulla. Ha preso le parole di Musk, le ha montate, ordinate, trasformate in ritmo e affidate alla musica. Il risultato si intitola Let Me Sell You a Dream ed è una delle trovate più curiose e politicamente affilate del film. La canzone, composta da Byrne insieme al musicista e compositore Daniel Pemberton, chiude il film di Gibney, un lavoro-fiume di circa 232 minuti che tenta di mettere a fuoco le molte vite di Musk: imprenditore visionario, uomo più ricco del mondo, protagonista dell'industria spaziale e automobilistica, proprietario di X e figura sempre più ingombrante nella politica internazionale. Musk arriverà nelle sale americane il 16 ottobre e il brano è stato presentato per la corsa all'Oscar 2027 come miglior canzone originale. Ma la vera notizia è il metodo. Byrne ha costruito il testo esclusivamente con dichiarazioni pubbliche di Musk, pescate da interviste, discorsi, post e dichiarazioni pubblicate negli anni. «Ho chiesto delle belle citazioni del Marziano e ne ho trovate altre online», ha raccontato Byrne. E poi la frase che spiega tutto il progetto: «Tutte parole sue. Nessuna aggiunta o interpretazione da parte mia. Direttamente dalla sua bocca alla mia». È una tecnica che ribalta il meccanismo abituale della canzone satirica. Normalmente il cantautore osserva un personaggio, ne interpreta i tic, ne esaspera le contraddizioni, gli mette in bocca frasi che non ha mai pronunciato. Byrne fa esattamente il contrario: non inventa Musk, lascia che Musk si scriva da solo. Ed è qui che Let Me Sell You a Dream diventa qualcosa di più di una canzone inserita nei titoli di coda. Il titolo stesso – 'Lascia che ti venda un sogno' – sembra quasi una definizione della retorica di Musk: il sogno tecnologico, Marte, l'intelligenza artificiale, la colonizzazione dello spazio, la promessa di un futuro continuamente spostato qualche anno più avanti. Ma la frase non viene trasformata in una caricatura esterna: viene restituita al suo autore attraverso una forma musicale che ne mette in evidenza l'assurdità, la grandiosità, talvolta persino l'involontaria comicità. Alex Gibney ha definito il risultato una sorta di «poesia sarcastica», capace di trasformare dichiarazioni «estremamente dure e radicali» in qualcosa che riesce contemporaneamente a far riflettere e a «far battere il piede a tempo». È una definizione che fotografa bene il cortocircuito. Perché Byrne non ha bisogno di dire che Musk è paradossale: gli basta montare le sue stesse parole fino a far emergere il paradosso. In questo senso Let Me Sell You a Dream è un piccolo capolavoro di montaggio, prima ancora che di scrittura. Il materiale di partenza è documentario; la forma è pop. Le frasi sono reali, ma accostate diventano surreali. La voce è quella di Byrne, ma il personaggio che parla, in definitiva, è Musk. La vicenda contiene anche una beffa cinematografica degna dello stesso Byrne. Se la canzone dovesse entrare effettivamente nella cinquina degli Oscar, Musk potrebbe trovarsi nella singolare posizione di essere, indirettamente, coautore delle parole di un brano candidato all'Academy Award: il testo è infatti costituito dalle sue dichiarazioni, mentre la musica è firmata da Byrne e Pemberton. Per Byrne sarebbe inoltre un ritorno agli Oscar dopo quasi quarant'anni. Nel 1988 vinse infatti l'Academy Award per la migliore colonna sonora per L'ultimo imperatore , condiviso con Ryuichi Sakamoto e Cong Su. David Byrne e, nel riquadro, Elon Musk C'è dunque qualcosa di profondamente byrneiano in questa operazione: prendere il linguaggio del potere e trasformarlo in materia musicale, senza necessariamente combatterlo frontalmente. Lasciarlo parlare fino a quando le sue stesse parole cominciano a raccontare una storia diversa da quella che probabilmente volevano raccontare. È questo il punto più interessante della canzone. Byrne non canta contro Musk. Canta Musk. Gli presta la musica, non le parole. E proprio per questo riesce a ottenere un effetto più sottile della satira dichiarata. Il miliardario aveva già definito il documentario di Gibney un 'hit piece', un attacco costruito ad arte. Gibney gli aveva risposto, in sostanza, chiedendosi come potesse sapere che cosa ci fosse dentro il film prima di averlo visto. Ora arriva Byrne, che non ha bisogno di aggiungere un'accusa. Gli mette davanti uno specchio. E gli fa cantare, attraverso la propria voce, le sue stesse parole. Mai banale, Gibney incontrando la stampa a Venezia ha spiegato che la storia di Musk è, per certi versi, anche la nostra. «Come è possibile che abbia avuto tutto questo potere? Sebbene Elon sia al centro del film, siamo tutti coinvolti. Perché a Musk e a molti degli oligarchi della tecnologia abbiamo permesso di accumulare un'enorme quantità di potere. In questo senso, sì, il film vuole essere un monito. E spero che avremo la forza di uscire dal dilemma in cui ci troviamo». «Con Tesla e Space X Musk aveva obbiettivi ammirevoli, voleva creare gestire un'azienda all'avanguardia che potesse dare nuova vita all'industria aerospaziale. Nuove tecnologie realizzate in modo più economico», prosegue il regista. «Ma la nobile causa si è guastata: giustificare il mezzo per arrivare al fine. Si arriva allora a una corruzione morale tale da appoggiare un Presidente che sta distruggendo il pianeta, che punta sul petrolio. E in questo non c'è nulla di nobile». Secondo il regista, «il film mostra una implicazione politica a livello globale. Turchia, Germania, Regno Unito. Ci sono molti governi di destra che tendono a essere facilmente manipolabili. Non hanno un senso di condotta retta. Musk sta perseguendo una politica di destra per ragioni anche economiche ma persegue target politici. Non ha avuto problemi ad allearsi con Obama. Ma con Trump vede la possibilità di comprare influenze. Sono sensibile all'idea di capitalismo che porta avanti. Si sposta dove si spostano i soldi».

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