SALENTO – Botte alla madre per i motivi più banali: come il mancato acquisto del gel per capelli. A volte anche colpendo la donna con il manico della scopa provocandole una frattura all'avambraccio con una prognosi di un mese. Non episodi isolati ma ripetuti 'connotati da abitualità e crescente gravità, tale da rendere intollerabile la convivenza'.
Per un 15enne residente in un comune salentino, dopo l'arresto del 29 maggio, e il successivo collocamento in una comunità con un provvedimento spiccato dalla gip del tribunale dei minori di Lecce, Lucia Rabboni, ora è tempo di prendere parte all'udienza preliminare fissata per metà mese: appuntamento in cui l'avvocato del giovane, il legale Giovanni Montagna, formalizzerà la richiesta di messa alla prova, un istituto giuridico che consente ai minori di estinguere il reato senza macchiare la propria fedina penale dopo aver seguito un percorso riabilitativo.
'Il provvedimento di collocamento in una comunità – come viene riportato nell'ordinanza – veniva ritenuto l'unica misura adeguata a contenere il rischio di reiterazione e a consentire l'avvio di un percorso educativo con supervisione esterna'. Le violenze in casa – estese anche ad altri familiari – andavano avanti da circa un anno. Nello specifico, da quando in casa si consuma il lutto della morte del padre che il ragazzo non riesce a superare. E, sempre tra le pareti domestiche, il giovane trova nella madre la sua valvola di sfogo contro le proprie frustrazioni. Diventa sempre più aggressivo e difficile da gestire.
Le discussioni sono all'ordine del giorno. Come le aggressioni. Uno degli episodi contenuti nell'ordinanza risale a settembre del 2025. Ragazzo e madre innescano l'ennesima lite. E nonostante la sorella tenti di frapporsi, lui è una furia. Colpisce la madre con un calcio provocandole una frattura. Il livello delle tensioni, purtroppo, con il tempo aumenta. Altro episodio. Febbraio 2026. Il ragazzo, al culmine dell'ennesimo litigio, insegue la madre per strada armato di martello. La donna, fortunatamente, riesce a mettersi in salvo.
E si reca anche in ospedale. Più volte. Non denuncia le aggressioni. In pronto soccorso racconta di essere caduta quando si presenta insieme alla figlia. Ma l'8 marzo, si verifica un'altra aggressione. Paradossale nel giorno della festa della donna. Il 15enne aggredisce la madre con schiaffi e pugni alla schiena. Poi la afferra per il collo, la trascina a terra provocandole escoriazioni alla mano destra. È l'episodio spartiacque perché la donna decide di abbattere il muro del silenzio. E chiede l'intervento dei carabinieri.
Nei giorni seguenti, insieme alla figlia, si presenta in caserma. Racconta le violenze che, da mesi, era costretta a subire. Nel silenzio. Con la speranza che il figlio potesse redimersi. Cosa mai avvenuta.
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