Cisgiordania, sanzioni commerciali contro le colonie israeliane: la decisione di 12 Paesi

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Category: Politics
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Le sanzioni commerciali contro le colonie israeliane annunciate da Gran Bretagna, Francia e altri 10 Paesi riaccendono le tensioni con Israele. La stretta arriva in risposta alle violenze dei coloni in Cisgiordania. Cisgiordania, sanzioni commerciali contro le colonie israeliane: la decisione di 12 Paesi Il Regno Unito ha annunciato alla Camera dei Comuni il divieto di importare prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, considerati illegali dal diritto internazionale. La decisione, illustrata dal ministro degli Esteri Ed Miliband, segna un cambio di linea del governo laburista guidato da Andy Burnham rispetto alla precedente amministrazione di Keir Starmer, nonostante le tensioni con Israele e le critiche dell'amministrazione statunitense di Donald Trump. Miliband ha accusato il governo israeliano di 'chiudere gli occhi' davanti a quella che ha definito una 'pulizia etnica' in Cisgiordania. All'annuncio britannico è seguita una dichiarazione congiunta di 12 Paesi, tra cui Francia e Canada, che hanno espresso l'intenzione di introdurre restrizioni nazionali, sostenere misure europee o valutare altri interventi contro il commercio con gli insediamenti. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha spiegato che 'La Cisgiordania è sull'orlo dell'esplosione' e ha confermato che 'la Francia metterà fine al commercio con le colonie israeliane situate nei territori palestinesi occupati, insieme con altri 11 paesi che hanno preso impegni dello stesso tipo'. Secondo Barrot, il deterioramento della situazione lede la dignità dei palestinesi, minaccia la sicurezza di Israele e compromette la soluzione dei due Stati. La risposta di Israele dopo le sanzioni commerciali: scontro diplomatico con Londra La scelta britannica ha provocato una dura reazione del governo israeliano. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha chiesto al primo ministro di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme Est, accusandolo di operare per conto dell'Autorità palestinese. 'Mi sono rivolto al primo ministro perché chiuda oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est, che opera apertamente per conto dell'Autorità Palestinese. Questa deve essere la risposta decisa di Israele all'audacia britannica', ha scritto. Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha respinto le accuse di Miliband, definendole 'scandalose e false' e sostenendo che l'iniziativa del governo laburista sia legata a esigenze di politica interna in vista del congresso del partito. A suo giudizio, si tratta inoltre di 'un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale'.

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