Non vi insegno a smettere. Vi svelo cosa è successo a me quando il 'no' che cercavo da sveglio ha cominciato a comparire anche mentre dormivo.
Questo dossier su sogni lucidi e dipendenze racconta una mia esperienza: prima riconoscere di stare sognando, poi in alcune notti riuscire a scegliere e modificare parti della scena. Dentro quelle scene sono ricomparse sigarette, sostanze e vecchie dinamiche. La differenza è che, a un certo punto, ho cominciato a dire di no anche lì.
Per anni ho conosciuto il meccanismo delle dipendenze nella sua forma più semplice e più feroce: sai perfettamente che una cosa ti sta togliendo qualcosa, eppure una parte di te continua a negoziare. Una sigaretta. Una birra. Una sostanza. 'Solo questa'. 'Solo stasera'. 'Solo una'. Il punto non è quasi mai soltanto l'oggetto. Il punto è quella trattativa che avviene dentro di noi prima ancora di allungare la mano.
Quando ho iniziato a osservare seriamente i miei sogni, mi sono accorto che la stessa trattativa continuava anche lì. Solo che, a un certo punto, è successo qualcosa di diverso: ho cominciato a rispondere.
Non era una lezione morale. Era come se il cervello avesse ricostruito l'oggetto della dipendenza, ma non più il vecchio significato che gli attribuivo.
La cosa che mi ha colpito non è stata soltanto il disgusto. Nel sogno sapevo di essere uno che aveva smesso . Quella informazione apparteneva già alla mia identità dentro la scena. Mi ricordo il pensiero: come ho fatto a fumare questa roba per tutti quegli anni?
Dopo aver smesso di fumare, in un sogno mi sono trovato davanti a un pacchetto di sigarette. L'ambiente sembrava una specie di bagno pubblico. Ne ho accesa una, ho fatto un tiro e la sensazione è stata immediata: cattiva, forte, puzzolente. L'ho spenta. L'ho buttata via.
Questa volta non ero soltanto consapevole di stare sognando. Avevo un margine di regia: potevo seguire qualcuno, cambiare direzione, entrare o uscire da un ambiente, modificare il comportamento. Non sempre il controllo è totale. Ma in quella scena era sufficiente per fare la cosa che contava.
Nel sogno, invece, sono arrivato al punto di dirgli in sostanza: no. Non una, non tre. Neanche una. E non portarmela più.
Poi l'esperienza è diventata più complessa. In un sogno lucido ho ricostruito un ambiente simile a una discoteca. C'era una persona che conoscevo, legata al consumo di sostanze. La possibilità era lì, concreta. Il vecchio copione avrebbe previsto la negoziazione.
La letteratura scientifica usa normalmente lucid dreaming quando il sognatore sa di stare sognando. Il controllo del contenuto non è obbligatorio: può esserci molto, poco o per nulla. Per questo la mia distinzione tra 'conscio' e 'lucido' è una tassonomia personale dell'esperienza; negli studi entrambi i casi possono rientrare nel lucid dreaming, distinguendo però awareness e control .
Per raccontare ciò che mi accade uso due definizioni operative. Chiamo sogno conscio quello in cui mi rendo conto di stare sognando, ma non riesco davvero a dirigere ciò che succede. Sono consapevole, però rimango in balia della narrazione. Chiamo invece sogno lucido quello in cui alla consapevolezza si aggiunge una capacità di scelta: posso entrare o uscire da una stanza, guidare, seguire qualcuno, cercare una persona e, in alcune esperienze, costruire o modificare l'ambiente.
Uno studio di laboratorio del 2020 ha osservato che alcune condizioni WBTB + MILD aumentavano la frequenza di sogni lucidi nei piccoli campioni sperimentali. Non significa che funzioni sempre: nessuna tecnica induce lucidità in modo affidabile e universale.
Nella seconda metà della notte i periodi REM tendono a diventare più lunghi. Una delle tecniche più studiate per favorire la lucidità è il Wake-Back-to-Bed (WBTB) : svegliarsi dopo diverse ore di sonno, restare svegli per un intervallo e tornare poi a dormire, spesso combinando il protocollo con tecniche mnemoniche come MILD.
Questo è uno dei punti più costanti della mia sperimentazione sui sogni lucidi e dipendenze : il primo sonno è più compatto, il secondo sembra lasciarmi più spazio per conservare una parte della consapevolezza mentre la scena onirica riparte.
Riconosco il sogno e riesco a scegliere azioni, direzioni e risposte.
Il sogno cambia grammatica. Il corpo non è più costretto alle stesse possibilità, ma la percezione continua a sembrare piena: spazio, altezza, accelerazione, direzione, scelta.
Una delle costanti dei miei sogni lucidi è il volo. Non la sensazione vaga di 'sognare di volare'. È la certezza, dentro quella realtà, che posso prendere quota. Sorvolare persone, strade, edifici. A volte sono perfino nudo e la nudità perde completamente il significato sociale che avrebbe da sveglio.
Sogni lucidi e dipendenze: che cosa c'entra il craving?
Qui bisogna essere precisi. Non esistono prove sufficienti per dire che il sogno lucido 'curi' una dipendenza. Non è ciò che sto sostenendo. Quello che posso raccontare è che, nella mia esperienza, il sogno è diventato uno spazio nel quale ho ricostruito la tentazione e ho esercitato una risposta diversa.
La ricerca sul craving mostra però un punto di contatto interessante: il desiderio compulsivo può avere una forte componente di immaginazione mentale. Il rituale, il luogo, l'anticipazione e la sensazione di ciò che 'sta per succedere' possono presentarsi come scene interne molto vivide.
In uno studio randomizzato su persone con disturbo da uso di cocaina, un compito di immaginazione mentale guidata con contenuti positivi ha prodotto una riduzione acuta del craving rispetto alle condizioni considerate. Questo non dimostra che il sogno lucido sia una terapia; mostra però che immaginazione, simulazione mentale e craving possono interagire.
📚 Immaginazione e craving: il punto di contatto
La ricerca sull'imagery studia come le rappresentazioni mentali siano coinvolte nel desiderio. È su questo punto — non su una presunta 'cura attraverso i sogni' — che la mia esperienza trova un parallelo scientifico plausibile.
May et al., craving imagery, 2022 · Lowry et al., Addiction, 2021
Il sonno entra comunque nella storia delle dipendenze
Alcol e altre sostanze alterano il sonno; l'astinenza può a sua volta modificarlo. Revisioni recenti descrivono una relazione bidirezionale: disturbi del sonno e disturbi da uso di sostanze possono alimentarsi reciprocamente, e il sonno è una variabile clinica importante anche quando si studiano craving e rischio di ricaduta.
Bolling et al., 2025 · Systematic review & meta-analysis, 2026 · Liu et al., Molecular Psychiatry, 2026
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