Irene Maiorino: «Io a Venezia con la Flotilla per la Palestina. Ammiro il coraggio di Susan Sarandon e Jane Fonda. In Italia imparo da colleghi più grandi di me, ma forse si potrebbe fare qualcosa di più»

Irene Maiorino: «Io a Venezia con la Flotilla per la Palestina. Ammiro il coraggio di Susan Sarandon e Jane Fonda. In Italia imparo da colleghi più grandi di me, ma forse si potrebbe fare qualcosa di più»
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Category: Politics
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La Global Sumud Flotilla si avvicina a Isola Edipo con la bandiera palestinese. Al Lido di Venezia, a cinque minuti dal red carpet della Mostra del cinema, si è raccolto un centinaio di persone che hanno aderito al sit-in di Venice4Palestine e Global Sumud Flotilla tra urla, kefiah al collo e bandiere palestinesi che sventolano. Nei giorni scorsi avevano lanciato un appello, sostenuto anche da altri gruppi, per issare la bandiera palestinese sul Palazzo del cinema, insieme a quelle degli altri Paesi rappresentati dai film che passano qui. Tra i sostenitori c'è anche Irene Maiorino, che sul dock di Isola Edipo urla: «Free Palestine!». Perché è qua ad accogliere la Global Sumud Flotilla?«Non ho ancora l'esposizione mediatica che vorrei avere per poter aiutare veramente questo popolo, che è il popolo palestinese. Credo molto nei gesti anche piccoli, nella dedica di tempo, che è tutto quello che ho in questo momento». Non siete riusciti a esporre la bandiera palestinese.«Capisco tutto, capisco le istituzioni. Però siamo arrivati a un punto di non ritorno e c'è bisogno di dare un segnale. Basta veramente poco, più si è importanti più basta poco. E comunque il popolo palestinese esiste». Il direttore della Mostra Alberto Barbera ha spiegato che la bandiera non si poteva esporre perché la Palestina non è uno Stato riconosciuto dall'Italia.«È una questione spinosa, ma è proprio il riconoscimento che servirebbe adesso. Non pretendo che ogni istituzione si faccia carico della battaglia. Però ci sono due film, qui, in cui c'è scritto che la terra d'origine è la Palestina: mi sembra un po' incoerente. Quella terra non è una terra di altri, è una terra palestinese». Venice4Palestine chiede la sospensione degli accordi con enti legati al governo israeliano. Non lavorerebbe mai per una produzione con legami con Israele?«Ogni progetto va valutato, ma è una questione che mi pongo a prescindere da questo genocidio. Anzi, proprio parlare di genocidio ti fa capire l'entità della cosa. Vorrei avere il coraggio di fare delle scelte nette, di intervenire ogni volta. Non è sempre possibile, quello che sto facendo è il mio massimo, anche con un certo timore, perché è difficile schierarsi quando si è una minoranza. Però mi sento umanamente vicina a questo popolo, a quello che sta succedendo, che non è una guerra, è uno sterminio. Non riesco a essere presente in questo momento storico, come essere umano, e non dire niente». Susan Sarandon ha detto di essere stata cancellata da Hollywood per le sue posizioni sulla Palestina. Corriamo lo stesso rischio in Italia?«Non lo so. Quando parlavo di coraggio, vorrei avere quello che ha avuto Susan Sarandon, Jane Fonda, chi ha il coraggio di lottare per i più deboli. E non è demagogia: è chi non ha le spalle coperte. Per la Russia sono state prese misure che per Israele non sono mai state prese, è successo anche alle Olimpiadi, all'Eurovision. Bisogna dare un segnale. Ma io non condanno il popolo, parlo del governo. Ci sono ebrei, nel mondo, che si dissociano dal governo sionista, anche se pure lì sono una minoranza». Il cinema italiano fa abbastanza?«Si può sempre fare di più. Qualcosa sì, io imparo da tanti colleghi più grandi di me, per carriera e per spessore politico. Ma forse si potrebbe fare qualcosa di più».

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