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Marta Mancini

Lorena Isceri: più educazione e sostegno alle donne per fermare femminicidi e violenza di genere

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La manifestazione per Lorena Isceri È veramente difficile e doloroso cercare le parole per raccontare il femminicidio di Lorena Isceri, non solo perché ancora una volta una donna è stata uccisa da un uomo con cui aveva avuto una relazione ma per la ferocia con cui Federico Vella ha spezzato la sua vita. Tentare di immaginare i venti minuti che Isceri ha trascorso legata e rinchiusa nel bagagliaio dell'auto dell'ex compagno, le telefonate al 112, il tentativo disperato di salvarsi dicendo al suo rapitore che lo amava ancora e potevano riprovarci, è come guardare in un abisso e sul fondo c'è il viadotto sull'A1 a Barberino di Mugello da cui lui l'ha precipitata, forse ancora viva o sperabilmente come presto svelerà l'autopsia almeno svenuta, ma c'è anche la nostra società ancora drammaticamente patriarcale, impregnata di cultura del possesso, impreparata ad accogliere il disagio mentale degli uomini e le richieste di aiuto delle donne. I femminicidi non diminuiscono Il reato di femminicidio è stato introdotto lo scorso dicembre nel codice penale con la legge 181 del 2025, che riconosce per la prima volta la specificità dell'assassinio di una donna per ragioni discriminatorie, di prevaricazione e dominio e prevede come pena l'ergastolo, ma è un passo avanti che da solo non basta. Le donne continuano a morire per mano degli uomini ed è un dato che sembra rimanere stabile nel tempo. Secondo i report ufficiali del Ministero dell'Interno nel primo semestre del 2026 sono stati 34 gli omicidi volontari con vittime di sesso femminile e femminicidi, mentre nel 2025 sono state 97 le donne uccise in totale: 85 vittime in ambito familiare e affettivo, di cui 62 uccise dal partner o dall'ex partner. In Toscana l'ultimo rapporto sulla violenza di genere curato dall'Osservatorio Sociale Regionale in collaborazione con la Regione (che viene presentato ogni anno a novembre) per il 2024 riportava 9 femminicidi e 5.670 donne che hanno contattato i 25 centri antiviolenza della regione, 1.130 in più rispetto all'anno precedente. Franco Isceri alla politica: 'Prendete provvedimenti all'unanimità' L'uccisione infatti è solo la punta dell'iceberg della violenza di genere, che si dimostra persino in aumento ed è un fenomeno strutturale della nostra società: per arginarlo non basta inasprire le pene ma strutturare percorsi di protezione più efficaci per le vittime e minare la mentalità patriarcale nelle giovani generazioni attraverso l'educazione. È quello che ha chiesto anche il padre di Lorena Isceri in un video rivolto alla politica perché sia unita contro la violenza contro le donne. Perché finalmente cambi davvero qualcosa. 'In fondo a quel cavalcavia è sepolta la voglia di vivere di una famiglia distrutta – ha detto Franco Isceri – prendete provvedimenti all'unanimità, senza destra né sinistra affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri anti violenza e gli strumenti normativi per prendere provvedimenti affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore.' Gli psicologi: l'educazione affettiva è prevenzione Un appello che sembra ancora più necessario dopo la legge 104 varata a giugno che limita fortemente l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, vietandola totalmente per l'infanzia e la primaria e ammettendola nelle scuole secondarie solo con un'autorizzazione scritta dei genitori. Eppure i professionisti della salute mentale indicano da sempre che la strada migliore da seguire sia quella di scardinare gli stereotipi di genere puntando sull'educazione. 'L'educazione affettiva ed emotiva è uno strumento concreto di prevenzione' ha detto Maria Antonietta Gulino, presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio nazionale degli psicologi dopo il femminicidio di Lorena Isceri. 'C'è una dimensione culturale e relazionale sulla quale dobbiamo intervenire con molta più determinazione – ha aggiunto Gulino – esistono ancora modelli secondo i quali il rifiuto, la separazione, la perdita del controllo sulla partner o la frustrazione vengono vissuti come un affronto intollerabile. È proprio su questi modelli che dobbiamo lavorare, coinvolgendo anche e soprattutto gli uomini. Prevenire la violenza significa insegnare fin da piccoli che una relazione non è possesso, che l'altra persona non ci appartiene e che un rifiuto o la fine di una relazione devono poter essere accettati. Significa anche aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere la rabbia, la gelosia, la frustrazione dell'abbandono, il fallimento di una relazione, senza trasformarle in controllo, prevaricazione o aggressività.' Educare anche le donne a riconoscere i segnali di pericolo, chiedere aiuto e non farsi carico emotivamente degli uomini avrebbe forse salvato anche la vita di Lorena Isceri. Aveva paura del suo ex, ad agosto era tornata dalla famiglia in Puglia proprio per allontanarsi eppure fino alla fine non lo ha mai denunciato. 'Non voleva danneggiarlo' ha raccontato la madre Antonia. Mentre lui forse già premeditava come ucciderla lei si preoccupava di non metterlo in difficoltà. In questa disparità di intenti emerge in tutta la sua tragicità l'errore del modello educativo che ancora oggi è quello dominante in Italia per i bambini e le bambine: ai primi si insegna a reprimere i sentimenti, a vergognarsi di mostrarsi deboli e in difficoltà, alle seconde invece a prendersi cura anche di chi fa loro del male. Ovviamente denunciare non basta: troppe donne vengono uccise anche dopo essersi rivolte alle forze dell'ordine, per questo insieme al lavoro sull'educazione è necessario anche rivedere e implementare con misure più efficaci il sistema di protezione e sostegno a chi si rivolge allo Stato per chiedere aiuto. La manifestazione per Lorena Ieri oltre duemila persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata dal Comune di Firenze per ricordare Lorena Isceri in via Panciatichi, dove abitava. Un lungo applauso ha salutato sua madre: scesa in strada e protetta da un cordone delle forze dell'ordine, si è intrattenuta di fronte al portone con la sindaca Sara Funaro e i genitori di Michela Noli, uccisa dall'ex marito a Firenze nel 2016. 'Si sente l'affetto, vi ringrazio tutti' ha detto. All'ingresso del condominio stati lasciati due striscioni: 'Il possesso non è amore' e 'Il patriarcato non ci protegge, ci uccide'. Due messaggi da cui ripartire tutti insieme, come comunità, per chiedere a gran voce che il sistema cambi davvero, per non ritrovarci domani a piangere un'altra vittima annunciata.
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