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DEMAGRI (CONSIGLIO PAT / CASAAUTONOMIA.EU) * PICCOLE CENTRALI IDROELETTRICHE: «LA CORTE DI GIUSTIZIA UE CONFERMA CIÒ CHE NEL 2020 AVEVAMO CAPITO IN POCHI, COME SI DOVEVA FARE»

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08.45 - domenica 6 settembre 2026 (Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all'Agenzia Opinione) – //// La Corte di giustizia UE conferma ciò che nel 2020 avevamo capito in pochi, come si doveva fare. È una notizia, certo. Ma per me è una notizia non‑notizia. Perché ciò che oggi la Corte di giustizia dell'Unione Europea afferma con chiarezza, io lo sostenevo già nel 2020, quando con i Colleghi Rossi e Dallapiccola dicevamo che mettere a gara le piccole centrali idroelettriche era un errore politico, giuridico e istituzionale. Allora sembrò una posizione controcorrente; oggi è semplicemente confermata dall'Europa. E questo, per chi ha a cuore l'Autonomia, non può che essere un passaggio importante. Ci sono temi che tornano ciclicamente nella vita politica di un territorio. Temi che sembrano tecnici, quasi marginali, e che invece custodiscono la sostanza profonda di ciò che siamo. L'acqua è uno di questi. L'acqua come bene prezioso, come risorsa che non appartiene a nessuno e appartiene a tutti, come elemento che tiene insieme comunità, paesaggio, economia, identità. Nel 2020, quando si discusse della legge provinciale sulle concessioni idroelettriche, portammo in aula una visione che non era solo tecnica o giuridica: era la visione di Casaautonomia.eu, un progetto politico che stava nascendo e che interpretavamo come un luogo di responsabilità, di cura del territorio, di difesa delle comunità e delle loro risorse. Oggi, la sentenza della Corte UE restituisce pieno valore a quella posizione. E ci permette di dire, con serenità e con forza, che quella battaglia non era contro qualcuno: era per il Trentino. In quell'occasione la Provincia scelse di applicare la direttiva Bolkestein.. Una scelta isolata in Italia e in Europa, che ignorava la natura delle piccole derivazioni: non grandi impianti industriali, ma presidi territoriali, strumenti di sviluppo locale, fonti di entrata essenziali per i Comuni. In aula dissi che l'Autonomia non si difende applicando direttive europee come automatismi, ma interpretandole con intelligenza. Dissi che mettere a gara quelle concessioni significava togliere ai Comuni una delle loro principali risorse, esporli a una competizione industriale che non potevano sostenere, aprire la porta a soggetti esterni che avrebbero visto nelle piccole centrali non un presidio comunitario, ma un asset economico da sfruttare. Dissi che l'Autonomia non è un grido identitario, ma un metodo: la capacità di normare in modo differenziato, di proteggere le comunità, di evitare che una direttiva europea diventi un grimaldello per indebolire i territori. Casaautonomia.eu nasceva così: come un luogo politico che guarda alle valli e alle città, che tiene insieme la dimensione istituzionale e quella comunitaria, che difende le risorse non per chiuderle, ma per farle funzionare meglio. Oggi la Corte UE dice esattamente questo: le piccole derivazioni non rientrano automaticamente nella Bolkestein; non è obbligatorio ricorrere alle gare pubbliche; la riassegnazione senza gara è compatibile con il diritto europeo; la valutazione deve essere proporzionata; gli impianti sotto i 3 MW non possono essere trattati come grandi concessioni industriali. È la conferma che nel 2020 Casaautonomia.eu aveva visto giusto. È la conferma che la politica, quando è fatta con serietà, trova riscontro nel tempo. Il tema delle grandi derivazioni idroelettriche è diverso, e va affrontato con realismo. Le grandi centrali sono nate nel secondo dopoguerra dentro un quadro nazionale, costruite da grandi soggetti pubblici , con investimenti enormi e con una rete elettrica che, per sua natura, non può essere frammentata. L'energia non si immagazzina, non si ferma ai confini, non può essere provincializzata. Pretendere oggi di 'riprendere' le grandi derivazioni come se fossero un bene locale è impossibile. Non lo consente la storia, non lo consente la fisica, non lo consente il diritto. La vera Autonomia non è quella che pretende ciò che non può ottenere, ma quella che usa bene ciò che può governare. E ciò che può governare sono le piccole derivazioni ed entro il 2029 con responsabilità politica decidere per le grandi derivazioni e non lasciare che siano altri a manipolare la decisione. Per questo la battaglia del 2020 era così importante: perché era una battaglia possibile, concreta, fondata. Una battaglia che difendeva i Comuni, non un'idea astratta di sovranità. Una battaglia che oggi la Corte UE conferma. Arriviamo al punto più profondo: l'acqua. Difendere l'acqua significa difendere la comunità. Significa difendere la manutenzione dei corsi d'acqua, la sicurezza dei territori, la qualità del paesaggio, la capacità dei Comuni di investire, di mantenere servizi, di garantire equilibrio. L'acqua non è una merce. Non è un oggetto di competizione economica. Non è un bene da mettere all'asta. L'acqua è un bene prezioso, irrinunciabile, identitario. E la sentenza della Corte UE ci dice che questa visione non è romantica: è giuridicamente fondata, politicamente solida, istituzionalmente corretta. Difendere le piccole derivazioni significa difendere l'acqua. Difendere l'acqua significa difendere l'Autonomia. Difendere l'Autonomia significa difendere il Trentino. La politica non è solo il tempo presente, non è solo il qui ed ora è anche la capacità di vedere un po' più in là. Nel 2020 lo facemmo. Oggi la Corte UE ce lo riconosce. E domani questa consapevolezza deve guidarci ancora, perché l'acqua, l'energia, il territorio e l'Autonomia non sono capitoli separati: sono la stessa storia. La nostra. * Paola Demagri Consigliera provinciale Casaautonomia.eu Categoria news: OPINIONEWS TN-AA
DEMAGRI (CONSIGLIO PAT / CASAAUTONOMIA.EU) * PICCOLE CENTRALI IDROELETTRICHE: «LA CORTE DI GIUSTIZIA UE CONFERMA CIÒ CHE NEL 2020 AVEVAMO CAPITO IN POCHI, COME SI DOVEVA FARE»
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