Oggi in Germania torna in scena la grande politica internazionale. Ma non è solo lì che dobbiamo posare lo sguardo e avviare i motori della mente. Si apre la stagione dei cambiamenti, svaniscono le illusioni che ci hanno accompagnato negli ultimi tempi e si prospettano nuove realtà.
Si aprono stamane i seggi in Sassonia-Anhalt. Il partito di destra AfD, Alternativa per la Germania, è nei sondaggi a un pugno di voti dalla maggioranza assoluta. Gliene dovessero mancare davvero pochi, potrebbe contare sul supporto di un'altra formazione di nascita recente ma di sinistra, BSW, dalla iniziali della sua fondatrice Sahara Wagenknecht. Sempre che Sahara 'la rossa' superi la soglia di sbarramento del 5%.
Anche l'AfD - fondato qualche anno fa da democristiani dissidenti fuoriusciti dai due grandi partiti popolari, Cdu e Csu - ha una leader: Alice Weidel. Dipinta dalle forze politiche avversarie e dai media collegati come reazionaria e addirittura con sospette simpatie neonaziste, Weidel in realtà si presenta come nazional-democratica, critica verso l'immigrazione illegale e il supporto incondizionato e 'cieco' al regime di Kiev nella guerra russo-ucraina.
L'AfD è a Bruxelles alleata o vicina a simili forze 'sovraniste' e circa i diritti civiliappare liberale: a testimoniarlo, l'essere, lei, lesbicadichiarata e con compagna ufficiale. La posta in gioco supera i confini della Sassonia-Anahlt. Se l'AfDconquistasse, con Ulrich Siegmund, il suo primo governatore, crollerebbe in Germania la cosiddetta 'barriera tagliafuoco' (il Brandmauer) verso la destra.
Né più e né meno di quanto sia avvenuto in altre parti d'Europa, ad esempio in Italia con l' 'arco costituzionale', e come potrebbe accadere anche in Francia nelle presidenziali della prossima primavera, con Marine Le Pen, leader del Rassemblement National. Si svolgeranno nelle settimane a seguire elezioni pure in altri due Stati della Federazione: a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania orientale.
Significativo che, sempre dai rilevamenti degli istituti demoscopici, l'AfDsia in gran crescita persino a Berlino dove notevole è sempre stata la forza della sinistra: la socialdemocratica, la post-comunista della Linke e quella movimentista ed extraparlamentare.
Un aumento di consensi che avviene a spese dei partiti popolari CDU-CSU, ma non solo: si spostano destra anche fasce operaie colpite dalla crisi economica provocata segnatamente dall'interruzione delle forniture energetiche a buon mercato dalla Russia e dalle illusioni svanite circa le esportazioni (segnatamente verso il mercato cinese). La conversione delle industrie, in particolare nel riarmo, ha tempi lunghi ed esiti per alcuni settori a dir poco incerti.
Subito dopo l'economia, pesa sugli orientamenti degli elettori il rapporto tra il governo di Friedrich Merz e il regime corrotto e violento di Volodymyr Zelensky. Dal bombardamento a opera di ucraini del gasdotto North Stream alla raffica di scandali a ripetizione, ancora negli ultimi giorni; dal costo dell'accoglienza della popolazione ucraina in fuga all'estero (ridottasi in patria quasi alla metà dall'indipendenza del 1991 a oggi), alla spesa per aiuti ed armamenti a favore di Kiev: monta la rabbia per una linea politica che premia il confronto e non la via negoziale.
'Non abbiamo bisogno di una guerra in Ucraina – ha sottolineato Alice Weidel - La pace in Ucraina è nell'interesse della Germania. Non voglio che soldati o armi tedesche vengano inviati in Ucraina. Mi vergogno che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, i carri armati tedeschi vengano nuovamente usati contro la Russia. È una vergogna per il nostro Paese'.
Vedremo stasera se la scommessa dell'AfD avrà avuto successo. In ogni caso, si apriranno nel prossimo futuro scenari diversi. La via negoziale tra Occidente euro-atlantico ed Occidente euro-asiatico è oggi in mani americane. Tra Washington e Bruxelles la reciproca diffidenza ha premiato Pechino e Donald Trump non demorde dal tentativo di un recupero, per quanto parziale, di Vladimir Putin.
Quasi in coincidenza con il rinnovo della Duma in Russia, tra un paio di settimane la visita a Washington di Xi Jinping svelerà forse quali saranno le regioni del pianeta dove i giganti s'accompagneranno (dall'Asia all'Africa e all'Artico) e quali le ragioni di un contendere che oggi ha soprattutto le linee geo-politiche e geo-economiche mediorientali ed asiatiche. Xi sta ricomponendo nelle sue mani la disciplina inesorabile di un partito 'ricondizionato' chedeve dominare ancestrali fremiti interni e parare futuri ostacoli alla globalizzazione finora ad uso cinese.
Trump vede avvicinarsi, nella consultazione di mid term a novembre, un giudizio severo su un vecchio modo americano di gestire i conflitti, stavolta con l'Iran. Ma di là dalle spacconate, il capo della Casa Bianca avrebbe ancora buona carte da giocare. Nubi e sprazzi di sole. E ci sarebbe ancora molto da scrutare…
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