Lunedì 7 settembre vigilia della festa della Natività di Maria, Papa Leone XIV ritornerà al santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano, dove celebrerà l'eucarestia, durante la visita sarà inaugurato un dipinto che ritrae lo stesso pontefice in preghiera davanti all'effige della Madonna. Il popolare santuario, al suo interno custodisce il corpo dell'agostiniano Stefano Bellesini (1774-1840) il primo parroco beato, per volontà di Papa Pio X (1903-1914) il 27 dicembre 1904.
Egli era nato a Trento, i genitori erano entrambi di famiglia nobile, il padre Giuseppe era uno stimato e apprezzato notaio, la madre Maria Orsola Meichipeck, si prendeva cura dell'educazione dei figli, vollero chiamarlo Luigi, ma egli una volta entrato negli agostiniani, nel convento cittadino di S. Marco, cambiò il suo nome.
Ben presto si distinse per il suo attaccamento alle pratiche religiose, tanto da meritare di essere ammesso a sette anni alla prima comunione. Col passar degli anni, mentre frequentava il ginnasio di tanto in tanto andava a trovare lo zio materno, P. Fulgenzio, priore del convento agostiniano di S. Marco, e a poco a poco nacque in lui il desiderio dire addio al mondo e farsi religioso.
Nel 1790 rinunciò a favore dei fratelli ai suoi diritti ereditari, e si recò a fare il noviziato nel convento di S. Giacomo a Bologna. Nel giorno della sua professione religiosa assunse il nome di Stefano dicendo: 'Prometto al Signore e alla Vergine di umiliarmi ogni giorno volentieri per la gloria di Dio e di non risparmiarmi fatica veruna per amore suo; di soffrire con perseveranza i patimenti di questa vita con il pensiero dell'eternità; di castigare il mio corpo e di ridurlo in servitù reprimendo i suoi appetiti'.
Nel 1794 Stefano venne mandato nel convento romano di S. Agostino a studiare filosofia, poi tornò a Bologna a completare gli studi di teologia, ma poco prima di essere ordinato sacerdote, le truppe francesi occuparono la città e insiemi ai confratelli, fu costretto a ritornare a Trento. Era novello sacerdote, quando lo stesso Principato di Trento, nel 1797 venne occupato anch'esso dalle truppe rivoluzionarie francesi: i conventi vennero chiusi, i loro beni confiscati, i religiosi furono costretti a cercarsi altri alloggi. Stefano ritornò in famiglia, nella sua casa trentina in piazza del Duomo; impossibilitato a svolgere attività pastorali, organizza nella sua casa una scuola gratuita per i ragazzi poveri della città che chiamò : 'La scola per gnent'. Non solo offriva insegnamento, ma assistenza completa, dal vitto al vestiario, ai libri, a tutto il materiale didattico occorrente.
Il governo austriaco, succeduto a quello rivoluzionario francese, non solo approvò le scuole aperte dal P. Bellesini, ma lo costituì Direttore generale di tutte le scuole del distretto, per sé riservò l'ufficio di catechista e inoltre compose un codice di leggi per il buon funzionamento delle scuole comunali. Egli così si esprimeva: 'I maestri debbono essere persone morigerate ed esemplari tanto nell'agire che nel parlare…Anche la virtù della pazienza è loro necessaria…'.
Verso gli scolari più poveri aveva una particolare predilezione, e a tal proposito ecco quanto affermò un teste chiamato a deporre nel processo di beatificazione: 'Nella mia bottega di libraio, P. Stefano teneva un deposito di vestiti. Quasi ogni giorno vi conduceva due o tre ragazzi cenciosi ai quali donava qualcosa…Una volta vide un povero senza camicia: lo condusse in un luogo appartato della mia bottega, si spogliò di quella che indossava lui e gliela diede…'.
Qualche anno più tardi il Bellesini tornò a Roma nel convento di S. a Agostino a preparare i novizi e nel 1822 lo troviamo a Città della Pieve vicino Perugia con lo stesso incarico. Nel 1826 si reca al santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano, poco distante da Roma, dove proprio allora l'Ordine Agostiniano aveva ottenuto da Leone XII (1823-1829) il permesso di riprendere la vita religiosa.
Quando nel 1833 viene eletto parroco del santuario, si adoperò per propagare la devozione della Madonna venerata con il titolo di 'Madre del Buon Consiglio', diffondendo immagini e anche boccette di olio della lampada che ardeva dinanzi al quadro della Vergine custodito sin dal 1467.
Profuse tutta la sua esistenza per i poveri. Nel 1839 la stessa Genazzano fu colpita dalla peste, e P. Stefano girò per le vie del paese, portando a tutti oltre il conforto, i sacramenti. Anch'egli fu colpito dalla peste: costretto a letto, si preparò alla morte recitando ogni giorno i salmi penitenziali, come faceva S. Agostino. La sua esistenza terrena si concluse il 2 febbraio 1840, e il suo corpo riposa nella cappella del santuario, dove ancora oggi pellegrini e devoti vanno a pregare per questo semplice ed umile monaco agostiniano.
Una curiosità. Durante il processo di beatificazione di P. Stefano Bellesini, al momento della riesumazione il suo corpo fu trovato incorrotto ed integro. Fu preparata una nuova bara, ma essa risultò troppo piccola. Il Cardinale Carlo Maria Pedicini (1769-1843) avrebbe rivolto al Bellesini l'invito ad adattarsi alla cassa, ricordando la sua obbedienza in vita. Il racconto afferma che il corpo del futuro beato si sarebbe rimpicciolito e accorciato da sé e sarebbe entrato perfettamente nella cassa.
A ciò, si aggiunge anche una fonte portoghese che dice: 'O corpo se encolheu sufficientemente para entrar na urna…' vale a dire il corpo si rimpicciolì sufficientemente per entrare nell'urna. La vita di Stefano Bellesini, può essere considerata un esempio concreto di vita vissuta attraverso il servizio, infatti a tutti ha lasciato un messaggio attuale, la fede non si dimostra soltanto con le parole, ma soprattutto attraverso le scelte, l'attenzione verso chi soffre e la disponibilità a mettersi al servizio degli altri. Egli ci ricorda infine, che anche un gesto semplice, come insegnare, ascoltare, assistere un malato o aiutare una persona in difficoltà, può diventare una vera testimonianza di amore e di umanità e di fede.
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