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UNIMPRESA * ENERGIA: «IL MINISTRO GIORGETTI HA RAGIONE, LE IMPRESE ITALIANE PAGANO IL 23% IN PIÙ DELLA UE (23,36 CENTESIMI/KWH CONTRO 19,02)»

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16.26 - domenica 6 settembre 2026 (Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all'Agenzia Opinione) – //// «Le parole del ministro Giorgetti fotografano una debolezza strutturale dell'economia italiana che le due guerre hanno reso ancora più evidente. L'energia non è soltanto una voce di costo, ma una componente decisiva della competitività del nostro sistema produttivo. I numeri spiegano bene il problema: nel primo semestre del 2025 un'impresa italiana con consumi di elettricità compresi tra 500 e 2.000 MWh ha pagato mediamente 23,36 centesimi per kilowattora, contro 19,02 centesimi della media dell'Unione europea. Significa un differenziale di oltre 4 centesimi, pari a circa il 23% in più. E l'Italia resta tra i Paesi europei con i prezzi dell'elettricità più elevati per il sistema produttivo. Non è un divario marginale. Per un'azienda che consuma un milione di kilowattora all'anno, applicando quel differenziale parliamo, in termini puramente indicativi, di oltre 43.000 euro di maggiore costo energetico rispetto alla media europea. È denaro che viene sottratto agli investimenti, all'innovazione, alle assunzioni e alla capacità delle nostre imprese di competere sui mercati internazionali». Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, commentando le dichiarazioni rilasciate al Forum Ambrosetti in corso a Cernobbio. «C'è poi una questione più profonda, quella della dipendenza dall'estero. La crisi ucraina prima e quella mediorientale poi hanno dimostrato che affidare una parte così rilevante dell'approvvigionamento energetico nazionale a equilibri geopolitici sui quali l'Italia ha un'influenza limitata espone l'intero sistema economico a rischi difficilmente governabili. Non possiamo intervenire soltanto quando il prezzo del gas sale o quando una guerra interrompe o rende più costosa una catena di approvvigionamento. Per questo condividiamo il richiamo del ministro Giorgetti, ma da quella diagnosi bisogna far discendere una politica economica conseguente. Occorre diversificare ulteriormente gli approvvigionamenti, accelerare sulle rinnovabili, rafforzare reti, accumuli e infrastrutture e affrontare senza pregiudizi il tema delle nuove tecnologie energetiche. Soprattutto, bisogna considerare definitivamente la politica energetica come una parte della politica industriale. Ridurre anche solo progressivamente quel divario del 23% rispetto alla media europea significherebbe restituire risorse e competitività a migliaia di imprese. Per un Paese manifatturiero come l'Italia, l'autonomia e la sicurezza energetica non sono più soltanto obiettivi strategici: sono una condizione necessaria per la crescita» aggiunge Spadafora Categoria news: OPINIONEWS TN-AA
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