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Il talento non è solo ciò che sai fare. È ciò che scegli di lasciare agli altri

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Dall'esperienza personale all'ispirazione per gli altri: perché il vero talento prende forma quando un'idea diventa un messaggio capace di lasciare un segno. Nel corso della mia vita ho avuto la fortuna di salire su molti palchi in Italia e all'estero, a volte come Speaker, altre volte come formatore e altre volte ancora semplicemente come osservatore, in tutti i casi mi sono sempre posto come studente pronto sempre a imparare dai miei colleghi e soprattutto dal pubblico. E forse è proprio quest'ultima dimensione quella che considero più importante: continuare ad ascoltare. Ho condiviso il palco con professionisti straordinari e partecipato a eventi in cui ho avuto la possibilità di ascoltare persone che hanno trasformato la propria esperienza in un messaggio. Osservandole, ho capito che il talento di uno speaker non sta soltanto nella capacità di parlare bene. Sta nella capacità di dare una forma riconoscibile a ciò che ha imparato e trasformarlo in qualcosa che possa essere utile agli altri. È un tema che sento profondamente vicino al percorso che ho raccontato ne Il talento dei talenti: il talento non è una semplice abilità da possedere, ma una possibilità da riconoscere, coltivare e mettere a disposizione. Penso a Simon Sinek e alla sua capacità di riportare tutto a una domanda essenziale: perché? Il suo lavoro sul Why e sul Purpose ci ricorda che prima ancora di chiederci cosa sappiamo fare dovremmo domandarci perché vogliamo farlo. Perché quando esiste un grande perché, anche il talento trova una direzione. Poi c'è Robin Sharma, che considero un maestro nell'arte di trasformare concetti profondi in storie capaci di arrivare alle persone. Perché un messaggio, per essere davvero efficace, non deve soltanto essere corretto: deve essere ricordato e, soprattutto, deve riuscire a generare un'azione. Tony Robbins rappresenta invece per me l'energia. La sua capacità di coinvolgere migliaia di persone dimostra quanto la comunicazione sia anche presenza, intensità, emozione. Un contenuto può essere straordinario, ma se non riesci a farlo vivere a chi ti ascolta, rischia di rimanere soltanto un contenuto. E ancora penso a John C. Maxwell, che ha dedicato una parte importante del proprio lavoro alla leadership e alla crescita delle persone. Il suo insegnamento mi ha ricordato che il vero valore di ciò che impariamo non si misura soltanto da quanto ci fa crescere personalmente, ma da quanto può contribuire alla crescita di una comunità. Infine c'è Brian Tracy, che ho sempre apprezzato per la semplicità e la concretezza. Il suo approccio orientato ai risultati contiene una lezione fondamentale: il potenziale non vale nulla se non trova il modo di trasformarsi in comportamento, decisione, risultato. Sono prospettive differenti, ma per me convergono in un unico punto: avere qualcosa da dire non significa necessariamente avere un messaggio da condividere. Il messaggio nasce quando esperienza, valori, competenze e passione si incontrano. È quello che accade quando sali su un palco e, dopo mesi di preparazione, smetti di pensare a come devi parlare e inizi semplicemente a parlare. È il momento che chiamo flusso: quando ciò che dici è profondamente allineato con ciò che sei. L'ho sperimentato anche durante il TEDx di Coriano. Hai pochi minuti per concentrare anni di esperienze, idee e convinzioni. Ma la preparazione non serve a costruire una maschera. Serve esattamente al contrario: a togliere tutto ciò che è superfluo, fino ad arrivare all'essenza. A quel punto le parole diventano un dono. Non sai chi le ascolterà, né quale frase resterà nella mente di qualcuno. Potrebbe essere una persona in platea, oppure qualcuno che incontrerà quel messaggio molto tempo dopo. Ed è qui che, secondo me, si trova il vero significato dell'essere speaker. Non nel parlare a qualcuno, ma nel lasciare qualcosa a qualcuno. Per questo credo che il talento, alla fine, non sia soltanto ciò che sappiamo fare bene. È anche la responsabilità di scegliere come utilizzare ciò che abbiamo ricevuto, imparato e costruito. Perché ogni volta che condividiamo un'esperienza, un'idea, una competenza o una passione, possiamo diventare il megafono di qualcosa che va oltre noi stessi. E forse il talento più grande è proprio questo: trasformare ciò che siamo in qualcosa che possa migliorare, anche solo di poco, la vita di qualcun altro. Andrea Colombo, autore di Il talento dei talenti
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