16.55 - lunedì 7 settembre 2026
Di Luca Franceschi
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Secondo quanto dichiarato dal deputato di Fratelli d'Italia Francesco Ciancitto, vicepresidente della commissione Covid, emergono nuovi elementi di perplessità riguardo al ruolo dell'avvocato Luca Di Donna durante la pandemia. Nel corso dell'audizione odierna della commissione, il nome del legale è stato più volte evocato da testimoni che hanno riferito di esperienze dirette.
Pietro Peligra e Simone Prete, rappresentanti della società Portobello Spa, hanno dichiarato sotto giuramento di essersi rivolti a Di Donna dopo che era stato loro presentato come collega dell'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Analogamente a quanto già riferito da altri imprenditori, il legale avrebbe sfruttato il prestigio dello studio nel quale operava per agevolare i contatti tra i suoi clienti e le partecipate statali che durante l'emergenza sanitaria distribuivano finanziamenti.
In relazione alla Portobello Spa, Di Donna è riuscito a ottenere un finanziamento di 3,5 milioni di euro da parte di Cassa Depositi e Prestiti. Per questo intervento, l'avvocato Di Donna e la società Lavori riuniti srl hanno incassato 125 mila euro oltre Iva, corrispondenti al 3,5% dell'importo totale erogato.
Le rivelazioni e gli importi in questione portano il deputato Ciancitto a sollevare una questione di rilievo: dato che l'ex premier Conte è solito minacciare azioni legali ogni volta che il suo nome viene associato agli eventi pandemici, sorprende che non abbia ancora querelato l'avvocato Di Donna. Ciancitto si interroga quindi sulla ragione per cui Conte non abbia intrapreso iniziative legali nei confronti di quel collega che, durante la pandemia, ha svolto funzioni di procacciatore d'affari utilizzando il nome del leader del Movimento Cinque Stelle, presumibilmente all'insaputa dello stesso.
Categoria news: OPINIONMIX
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