A Torino non c'è stato uno stupro e l'aggressore non è stato scagionato
Le scritte
In Italia non è possibile dare la notizia di una molestia o violenza su una donna senza che si trasformi in un vergognoso circo mediatico. A Torino, come tutti abbiamo sentito, una ragazzina di 13 anni è stata palpeggiata da un dipendente in un minimarket. Le videocamere presenti nel negozio hanno confermato la versione della ragazzina, mostrando in più anche un altro episodio simile ai danni di una donna adulta.
La prima cosa da ribadire è che si è trattato di un palpeggiamento. Questo atto rientra nella definizione di violenza sessuale, dunque è facile che si fraintenda, soprattutto se chi comunica le notizie non si preoccupa della precisione. Ecco quindi che leggiamo di una ragazza violentata il cui aggressore è ora a piede libero. Qualsiasi italiano associa la parola 'violentata' allo stupro, e non ad altre forme di violenza sessuale: dal punto di vista giuridico il palpeggiamento lo è, appunto, ma non lo è nella percezione della maggioranza dei parlanti italiani. Fino a poco fa, a onor del vero, si parlava di molestia, per i toccamenti.
Perché usare il verbo 'violentare'?
Il modo corretto di dare la notizia sarebbe quindi quello di comunicare per prima cosa la natura dell'aggressione, invece di lasciarla ambigua facendo sì che i lettori la interpretino nel modo peggiore. Non solo: data l'incredibile rapidità con cui chiunque, dallo scrittore affermato al muratore, inizia a inquinare il web rilanciando la notizia a modo proprio, abbiamo visto fioccare addirittura titoli come 'Ragazza stuprata', 'Lo stupro non viene punito' e così via.
È chiaro che così facendo non si vuole sminuire ciò che la ragazza ha subito, che, appunto, è un reato e come tale sarà trattato nelle opportune sedi; significa però dare un'informazione corretta, perché è un fatto oggettivo che sia una grande differenza tra lo stupro e il palpeggiamento, in termini di danni fisici e psicologici alla vittima. Allora perché non essere precisi?
La risposta è ovvia, anche perché è sempre la stessa: funziona meglio lo stupro del palpeggiamento, per far indignare la gente e indurla a credere che la violenza sulle donne venga trattata con noncuranza dalla giustizia. Perché si voglia continuare a convincere la popolazione di essere in pericolo, in particolare nell'ambito della violenza sessuale, rimane una domanda aperta.
Lo straniero violento aumenta l'audience
Ci sono poi ulteriori elementi pruriginosi che danno la perfetta occasione ai giornalisti e influencer di mungere ampiamente la mucca dell'indignazione. Intanto, l'aggressore non è italiano, ma proviene dal Bangladesh. Per un governo come il nostro, questo equivale a Natale, Pasqua e carnevale tutti assieme. I rappresentanti delle istituzioni non hanno infatti aspettato mezzo secondo a rilasciare dichiarazioni mostrandosi oltraggiati, battendo come sempre sul grande problema dei giudici di sinistra che non vogliono condannare gli stranieri, i quali ovviamente sono i più violenti e pericolosi. Le grandi menti geniali del femminismo pop, quindi, hanno fatto un bel favore ai meloniani contribuendo a diffondere la bufala.
Tutti esperti di diritto
Una parte di questa riguarda la decisione del GIP. Noi sappiamo che ogni volta che c'è un caso di cronaca i cittadini sembrano sentirsi in dovere di vagliare le azioni dei magistrati, come se avessero la minima idea di cosa stanno dicendo. Questo naturalmente è fomentato proprio dalla stampa, che non solo dà notizie delle quali non ci sarebbe bisogno, ma lo fa prematuramente e frettolosamente e, come abbiamo visto, in modo scorretto. In questo caso, il modo approssimativo in cui il fatto è stato comunicato ha fatto credere a tutti che l'uomo sia stato sostanzialmente assolto perché, poverino, si è pentito.
Chiunque conosca un minimo anche solo vagamente come funziona la legge capisce subito che questo non può essere vero. Infatti non c'è stata nessuna assoluzione, ma solo una scelta circa la custela cautelare. Per la violenza sessuale è solitamente previsto il carcere preventivo, ma non è obbligatorio: il giudice può anche decidere che l'uomo attenda gli sviluppi dell'indagine fuori dal carcere. La decisione viene presa sulla base di alcune valutazioni, che ovviamente sono sempre opinabili, ma che rispettano pienamente la legge.
In questo caso, il giudice ha ritenuto sufficiente che l'uomo si presenti ogni giorno alla polizia, nonostante le sue azioni indichino la possibilità di una recidiva; non ha riscontrato una probabilità di tentativo di espatrio, ha tenuto in conto l'assenza di precedenti penali a carico del soggetto e del comportamento tenuto dall'uomo all'arrivo della polizia: ha fornito immediatamente l'accesso ai video, mostrandosi quindi collaborativo, nonostante sapesse che i video avrebbero confermato le accuse. Oltre a questo, è stato attribuito un valore deterrente alla prima esperienza in carcere. Secondo il giudice, le due notti passate in carcere potrebbero aver spaventato a sufficienza l'uomo, che del resto ha espresso contrizione durante l'udienza.
Una decisione discutibile la devono discutere gli esperti
Questa decisione, dicevo, è opinabile, come spesso accade: altri giudici avrebbero preso una decisione diversa, e infatti hanno criticato l'azione del GIP. Ma un conto è un professionista che esprime un parere tecnico nel quale dissente da quello del collega, un altro è un influencer totalmente digiuno di materia giuridica che stabilisce che il giudice ha voluto mettere a piede libero uno stupratore.
Conosciamo i danni di questa disinformazione, dato che li viviamo ormai da anni: da un lato odio verso lo straniero, convinzione che i giudici 'comunisti' vogliano legittimare la violenza degli immigrati e non li condannino mai; dall'altro terrore del 'maschio', sempre pronto a stuprare (parola in cui viene fatta rientrare qualsiasi cosa), e spesso e volentieri impunito perché la giustizia italiana non ascolta le vittime femminili. Entrambe le cose sono platealmente false e portano solo a una sfiducia nello Stato che non può ovviamente avere che esiti negativi.
I politici, poi, fanno sempre la loro parte, in questo caso addirittura Tajani ha mandato gli ispettori! Abusando, come spesso fanno i ministri di questo governo, della sua posizione, e approfittando dell'occasione per rimarcare come, se avesse vinto il Sì al referendum, questa cosa non sarebbe accaduta.
Ancora una volta, l'ignoranza e la malafede producono un caso mediatico enorme di cui nessuno capisce niente e che viene interpretato secondo l'orientamento politico del singolo cittadino, in base a quali canali di informazione ha come riferimento. La verità? Come sempre, non è importante.
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