DI

Di Letizia Moratti

Le conseguenze di un tabù infranto

Image
Come non si può ricacciare indietro un'onda, e non si può ricomporre un vaso senza che si notino le crepe, così la Germania dopo il voto in Sassonia-Anhalt non può tornare quella di prima. Il trionfo dell'AfD ha dimensioni storiche, anche se non dovesse andare al governo. Prima ancora, però, l'estrema destra ha imposto a tutta l'Europa di girare lo sguardo nella sua direzione, fino a rimanerne ipnotizzata. È da un piccolo Land luterano, caro alla storia tedesca ma ai margini del presente, che l'AfD si proietta ora dalla periferia verso il centro. E può puntare a un progetto se non egemonico, almeno maggioritario in Germania. L'AfD ha trionfato, trovando in Ulrich Siegmund un homo novus, un politico di ultima generazione, metà influencer di TikTok metà tribuno, con il talento empatico di chi sa connettersi con le masse e con le persone. Ma ha vinto anche con una mobilitazione permanente («Vision 2026»), creando quadri e battendo il terreno palmo a palmo, quel terreno che, come dice lo scrittore Ingo Schulze, agli altri non importava di contendere. Non c'è dubbio che l'AfD abbia un progetto e idee radicali, per quanto difficili da realizzare se non illegali. La «remigrazione» è al centro di tutto, ma il motore è il ritorno a un mondo tedesco («deutsch denken», pensare tedesco), da imporre con una contro-rivoluzione culturale dal basso, nelle scuole, che Mao approverebbe. Un'educazione prussiana, dove i bambini tedeschi sono separati da quelli dei rifugiati, e anche dai disabili. Non a caso i professori sono tra coloro che hanno paura. Perché hanno ottenuto questa valanga di voti, è la domanda alla quale tutti faticano a rispondere. Quando si chiede nei paesini sassoni a persone comuni, del tutto normali, «perché proprio loro», rispondono: «Qui dalla riunificazione abbiamo provato di tutto, non ha funzionato nulla, facciamo provare loro». Diamogli una chance. Il grande filosofo tedesco Peter Sloterdjik ritiene che l'elettore populista ambisca a essere lasciato in pace, a ritirarsi dal mondo: per questo l'elemento xenofobo è centrale, perché lo straniero disturba questo ordine agognato — quanto il leader autoritario lo protegge. Ma qualunque sia la risposta alla fatidica domanda, a questo punto della storia è chiaro che chi vota AfD sa benissimo cosa vota. Almeno ufficialmente, l'AfD non vuole riabilitare il nazismo. Vuole invece sminuirne la memoria e il peso, abolire la «centralità» che il suo ripudio ha nella Germania del dopoguerra. Ulrich Siegmund dice: «Le atrocità del nazismo sono tra le peggiori della storia tedesca», ma dice per l'appunto, «tra». «Meno Hitler, più Bismarck» è uno dei suoi slogan preferiti. Meno storia nazista nella scuola, per inondarla, allagarla, diluirla nel grande mare dei secoli passati. La celebre frase del patriarca del partito, Alexander Gauland, che tanto turbò i tedeschi dieci anni fa — «Il nazismo non è che la macchia di merda d'uccello su mille anni di gloriosa storia tedesca» — non era una battuta ma già un programma. Relativizzare, e così svuotare dal di dentro l'etos della Bundesrepublik. Solo a quel punto i programmi radicali possono avere campo libero. Per questo, la più grande questione che sta di fronte alla Germania nel prossimo futuro sarà: bandire o no il partito più popolare tra gli elettori? È possibile dopo questo successo? La costituzione tedesca ha un meccanismo di auto-preservazione, permette di mettere fuorilegge chi minaccia la democrazia. Per abolirla, in teoria, servirebbe una rivoluzione. Eminenti storici dicono che è troppo tardi per il bando, altri ritengono che ormai il «tabù morale» sia crollato, la società è spaccata: ma in qualunque modo si decida, la scelta non si può rinviare. L'altra grande lezione del voto in Sassonia-Anhalt è che l'exploit della squadra di Siegmund riflette allo specchio la gravissima crisi dei partiti del «centro». Non è solo in gioco il destino del cancelliere Friedrich Merz. Sfibrati, sfiduciati, paralizzati come un coniglio davanti a un serpente (con la Cdu che teme per la prima volta il proprio sgretolamento, come è accaduto alle forze politiche che le sono più vicine in Francia, Gran Bretagna, Usa), questi partiti classici non hanno un'idea di mondo da offrire, se non la preservazione del presente. Che però oggi non entusiasma nessuno. L'AfD, al contrario, offre al «popolo» il suo mondo alternativo, una visione di futuro. A meno di un gigantesco abbaglio, non si tratta di nostalgia per gli anni nazisti: è invece un approdo di tipo orbaniano. Una «grande» Germania riparata e protetta dall'esterno, anche grazie all'alleata Russia, conservatrice, patriottica e illiberale. Proprio perché ogni confronto con il nazismo è fuori luogo, si può citare liberamente il grande storico tedesco Joachim Fest. Diceva Fest che all'arrivo di Hitler, due categorie furono spiazzate e non reagirono, i burocrati e i conservatori. I primi perché nulla avevano da obiettare a una «rivoluzione legale», i secondi perché in fondo condividevano alcune idee, senza rendersi conto che Hitler avrebbe finito per svuotare proprio quelle istituzioni che stavano loro tanto a cuore. Il banchiere centrale del Reich, Hjalmar Schacht, nel 1938 rispose così alla sua vicina di tavolo che lo incalzava durante un banchetto: «Gentile signora, siamo caduti nelle mani di criminali. Come avrei potuto immaginarlo!». Bastava vedere, non occorreva immaginare.
Le conseguenze di un tabù infranto
View on original source
Share
Archive
Like

(0)Comments

 

Related Opinion

A note on cookies

Newshunt uses essential cookies to keep you signed in and to remember your language and country, so the site works the way you expect. With your permission, we'd also like to use analytics cookies to understand how people use Newshunt and improve it over time.

Accepting only affects analytics. To learn more, view our Privacy Policy or Terms & Conditions.