'E comunque tanto da qui non riesci a vedere nessuno'. Ecco, appunto. Andare in prossimità del Red Carpet, in attesa di intravedere un grande divo internazionale in un settembre 2026 con 40 gradi esterni, è un Hunger Game. Una prova di sopravvivenza, una battaglia postapocalittica, fantascienza distopica. Chi sopravvive forse può auspicare di cogliere il ciuffo di Pattinson tra un ventaglio, un paparazzo, una siepe divisoria che divide il Distretto Hunger Game più sfigato al di là del tappeto rosso da quelli con contano sul serio, un ambulante che strisciando tra la folla vende lattine di contrabbando ghiacciate (se riesci ad accalappiartele la probabilità di abbandonare la sfida si abbassa). Ma non è solo una prova fisica e di resistenza. Di fronte ad un Red Carpet non contano nemmeno le amicizie, gli affetti e perfino l'umanità di ognuno viene messa a tacere in nome di uno spettacolo traculento. In una logica di spettacolarizzazione tutto può essere sacrificato e al tempo stesso esaltato per meri fini da predatori di VIP. Ci potrebbe essere soddisfazione più grande di tornare a casa con una foto zoomata al 1000% del ciuffo sudato di Robert Pattinson che ha tutta la fretta possibile di entrare all'aria condizionata visto che Dior lo ha fatto vestire da Prima Comunione con le scarpe in camoscio (poverino!)? Non credo. Quindi gli strateghi, tramite tecnologie altamente sofisticate, tentano di ostacolare i partecipanti del Red Carpet, auspicando cosi ad un controllo totale del perimetro della staccionata. Così spuntano scale di ultima degenerazione che forse avevano nel taschino, obiettivi fotografici che si allungano improvvisamente come il naso di Pinocchio quando dice che Michele Morrone sa recitare, telecamere grandangolari di ultima generazione a 180 gradi per cogliere fino all'utimo pelo del Vampiro. Tutte trappole disseminate che trasformano l'area adiacente alla sfilata in una pericolosissima arena. Ma è il momento in cui arriva l'attore l'attimo più iconico, folle, affamato; dove tutti perdono il controllo in preda quasi ad una allucinazione collettiva. E' tutto cosi psichedelico e vorticoso che Pattinson non sembra nemmeno sudato, forse ha addirittura augurato ' Felice Red Carpet! E possa la fortuna essere sempre a vostro favore!'.
Red Carpet della Premiere di 'Primetime', del regista Lance Oppenheim, con Robert Pattinson e la sottoscritta nei panni di una giornalista italiana che smascherava i predatori di VIP colti sul fatto.
Stefania Bozzo
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