Spazio al Dazio, pochi giorni fa, per un tema che urge. Sotto le volte cinquecentesche del Dazio Grande di Rodi (nei secoli dogana, locanda, ristoro per le genti e biada per i cavalli, oggi crocevia di cultura, eventi sociali e gastronomia) si è parlato di intelligenza artificiale. Bruno Giussani, espertissimo in materia di web (è stato attivo nel mondo, ha scritto per molte testate, fra cui il New York Times) rispondeva alle domande di Roberto Antonini, per anni dirigente e giornalista alla RSI, oggi analista documentatissimo dei fatti internazionali. Due personalità forti, che conoscono in profondità i temi di cui parlano. Giussani ha fatto e scritto moltissime cose; di recente ha pubblicato due libri: «Meno America nelle nostre vite. Riconquistare la sovranità digitale europea», edito da Tlon, ma soprattutto «La mente sotto assedio. Come non lasciarsi manipolare nell'era dell'intelligenza artificiale», edito da Casagrande, che è stato ed è il bestseller di questi mesi.
Perché una cosa è certa: al di là delle sventure dell'attualità (nel mondo e qui sotto casa) la maggiore attenzione, la maggiore tensione, la maggiore inquietudine per noi e i nostri figli e nipoti sono - o dovrebbero essere - le due realtà che incombono sulla contemporaneità e il suo domani: il clima mutato (e l'inquinamento del pianeta) e la perdita di controllo sull'Intelligenza Artificiale. Il pubblico al Dazio era foltissimo, segno che il tema intriga e accende domande. I due relatori sono stati bravissimi: raramente ho sentito dei colleghi in giornalismo parlare con così tanta ricchezza espressiva e con così solida e ben divulgata competenza. Abbiamo imparato tutti moltissime cose. Ma soprattutto abbiamo imparato che l'IA è una realtà complessa, che da una parte suscita in chi la conosce e la analizza l'ammirazione per una rivoluzione scientifica eccezionale, con usi anche preziosi che cambiano in meglio molte nostre attività, bisogni, attese ; ma dall'altra parte sorgono timori ( e anche qualcosa di più: paure profetiche) di fronte al rischio di derive incontrollabili di questa invenzione che non ha uguali per impatto potenziale nella storia umana: dalla stampa a caratteri alla polvere da sparo, dalla telefonia alla TV, dall'atomica ai computer, nessuna conquista dell'ardimento umano aveva sin qui sfidato l'uomo stesso fino a fargli temere di perdere il controllo della propria invenzione.
Se fino a oggi ogni conquista scientifica era una scoperta in cui la «macchina» era ed è al servizio dell'uomo, adesso per la prima volta l'uomo rischia di diventare egli stesso al servizio non più controllabile della macchina. Non posso qui riassumere la dovizia delle cose buone e degli allarmi uditi. Ma che serata eccezionale è stata quella, da mettere nello zaino dei nostri pensieri per farvi capo a lungo! Basti dire qui che alcune «macchine» di Intelligenza artificiale hanno già cominciato a combattersi o ad allearsi tra di loro bypassando gli uomini che le hanno create, e che una «macchina» di IA si è messa addirittura a creare per conto proprio delle criptomonete. Per non parlare dell'uso altissimo di energia indotto dall'IA, anche solo dai milioni di clic con cui ciascuno di noi ormai interroga la «macchina», magari per farsi aiutare a scrivere una conferenza (e va bene) o, peggio, per farsi consigliare ricette di felicità. Il Dazio Grande fu per secoli sentinella del burrone del Piottino, strozzatuzra obbligata della valle lungo la via delle genti e da lì oggi accosta in un fascio di pochi metri i tubi della centrale elettrica, il fiume Ticino, la ferrovia, l'autostrada, la strada cantonale e sottoterra Alptransit. Sembrava già vertiginoso quel confronto fra la solida costruzione cinquecentesca e questa attualità tecnica del presente. Ma ecco invece ora, senza più nessun segno fisico e toccabile sul territorio, questa nuova via ardimentosa, affascinante e pericolosa che negli spazi virtuali sembra talvolta voler smangiare la stessa anima preziosa di chi l'ha inventata.
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